La suocera disabile gli chiede un aiuto, lui la uccide di botte: la ricostruzione del delitto di via Casorati

La suocera disabile gli chiede un aiuto, lui la uccide di botte: la ricostruzione del delitto di via Casorati
di Giovanni Del Giaccio e Laura Pesino
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Domenica 16 Gennaio 2022, 15:52 - Ultimo aggiornamento: 15:55

LATINA Aveva bevuto troppo e non sopportava più le richieste della suocera, impossibilitata a muoversi per una disabilità. Così si è alzato, si è avvicinato alla donna, ha cominciato a picchiarla ripetutamente e l'ha fatta cadere dalla sedia sulla quale si trovava, immobile e indifesa. Poi se n'è andato sul divano, lasciando la vittima in un lago di sangue. E proprio questa scena se l'è trovata di fronte la figlia della donna al rientro a casa. È stata lei a chiamare i soccorsi, ma quando il personale del 118 è arrivato nell'abitazione di via Casorati, a Latina, si è reso subito conto delle gravissime condizioni della donna.

L'anziana, Nadia Bergamini, 70 anni, è stata portata al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria Goretti e da lì in sala operatoria dove i neurochirurghi hanno rimosso un grosso ematoma cerebrale. È stata anche trasferita in rianimazione e proprio qui è morta nel corso della notte. Le botte e la caduta hanno causato lesioni troppo gravi, anche se ora sarà l'autopsia a stabilire con più precisione cosa abbia causato la morte. Ma sulle responsabilità del genero la Procura di Latina sembra avere pochi dubbi. Salvatore Antonino Zappalà, 44 anni, origini siciliane ma da tempo residente a Latina è infatti già in carcere con l'accusa di omicidio. Con la moglie, Zappalà, lavorava in una bar al Lido, Le Bistrot, frequentatissimo durante l'estate. In passato, il quarantaquattrenne arrestato dalla polizia, aveva avuto qualche precedente ma niente di grave: era solito, a quanto sembra, bere oltre il dovuto, eppure non era un personaggio noto alle cronache cittadine.


LA RICOSTRUZIONE
Nel tardo pomeriggio di venerdì la settantenne avrebbe chiesto assistenza al genero e in un attimo sarebbe scoppiato il caos. I vicini di casa hanno sentito e hanno raccontato agli investigatori della squadra mobile della Questura di Latina di aver sentito del trambusto per pochi minuti, poi più nulla. L'abitazione che ora è sotto sequestro si trova in un complesso realizzato negli anni 90, nella zona che dal centro porta verso il mare, un paio di palazzine a ridosso della Pontina. Una normale lite, hanno pensato i residenti. Forse ce ne erano state anche altre in passato. Quando la figlia della donna è rientrata, però, ha trovato la mamma a terra. Ha chiesto al marito spiegazioni e lui avrebbe raccontato che era appena caduta. Sono arrivati subito i soccorsi e poco dopo, nell'abitazione della coppia, anche gli agenti della polizia. Dall'ospedale hanno avvisato che l'ipotesi della caduta era poco credibile. E alla vista dei poliziotti l'uomo, invitato a indossare la mascherina, si è scagliato contro di loro ed è stato accompagnato in Questura per ulteriori accertamenti. È lì che nella notte è arrivata la notizia del decesso di Nadia Bergamini ed è scattato l'arresto con l'accusa di omicidio.

Lui nega di averla toccata, ribadisce che si è trattato di una caduta, ma le lesioni alla testa della vittima fanno propendere per altro. La pensionata, infatti, colpita ripetutamente, a mani nude, fino a quando non è caduta, provocandosi forse ulteriori lesioni. A quel punto è stata lasciata a terra, per chissà quanto tempo. Per ulteriori verifiche è stato disposto il sequestro dell'abitazione, oggi la polizia scientifica svolgerà un sopralluogo insieme al personale della Squadra mobile, diretto dal vice questore Giuseppe Pontecorvo che cura le indagini coordinate dalla Procura. L'autopsia chiarirà meglio le cause della morte, di sicuro quando l'ambulanza è arrivata la vittima era ancora viva ma in condizioni disperate. Difficilmente compatibili con una caduta.


LA FAMIGLIA
Sconvolte le figlie della donna, quella che gestisce il bar al Lido e l'altra che è titolare di una tabaccheria nei pressi del centro. Erano entrambe in ospedale quando i medici hanno comunicato il decesso. Si tratta di persone che da una vita lavorano nel commercio e sono molto note in città. Anche Nadia era molto conosciuta, per aver lavorato nel bar che anni fa aveva aperto con il marito, poi deceduto. Spesso, fino a quando non ha avuto problemi di salute, d'inverno aiutava anche nell'attività dell'altra figlia. La salma è stata trasferità nell'obitorio dell'ospedale e le esequie, per ovvie ragioni, devono ancora essere fissate.

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