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Mazzette sui funerali, subito il processo per i tre dipendenti della Asl

Mazzette sui funerali, subito il processo per i tre dipendenti della Asl
di Marina Mingarelli
3 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Luglio 2022, 08:44 - Ultimo aggiornamento: 08:46

Mazzette all'interno della camera mortuaria dell'ospedale di Frosinone per accaparrarsi i defunti, giudizio immediato per tre dipendenti dell'Asl che a seguito di una indagine avviata dai carabinieri sono finiti in manette per il reato di concussione continuata concorso. Si tratta dei due tecnici necrofori Filippo Silvestri di 63 anni di Ceccano, Pietro Corsi di 62 anni residente a Frosinone e dell'ausiliaria Patrizia Menechini anche lei frusinate di 59 anni che nel maggio scorso sono finiti in manette.
Secondo le accuse i tre dipendenti avrebbero ricevuto del denaro dai titolari delle agenzie di pompe funebri che a loro volta venivano favoriti per ottenere il servizio funerario. Il 23 settembre prossimo, i tre imputati accompagnati dai loro difensori Tony Ceccarelli, Filippo Misserville e Franco Magliocca, dovranno comparire davanti al giudice del tribunale di Frosinone per difendersi dalla pesante accusa.


 A far scattare la denuncia proprio il titolare di una agenzia di pompe funebri di Frosinone, il quale che stanco di pagare si era recato presso la caserma dei carabinieri per segnalare il malvezzo dei dipendenti che chiedevano le mazzette per ottenere il servizio funebre o la vestizione dei defunti. A conclusione delle indagini, va detto, altre sei persone che operano nell'ambiente funerario, avrebbero puntato l'indice sugli imputati. Anche loro, come il denunciante sarebbero state costrette a versare somme di denaro per potersi accaparrare il morto. Alcune di loro si sono rivolte all'avvocato Antonio Ceccani per essere rappresentate nelle opportune sedi. L'operazione messa in atto dai carabinieri avviata nel 2019 e denominata Caffè è stata chiamata così perché «ti pago un caffè», era la parola d'ordine che veniva utilizzata dalle parti offese quando erano costrette a lasciare mance sostanziose ai tre dipendenti della camera mortuaria. Al momento tutti e tre gli indagati hanno beneficiato degli arresti domiciliari. Il modus operandi ormai consolidato consisteva nel versare una mancia «per il caffè» anche di 100 euro. Il titolare dell'agenzia di pompe funebri che ha fatto scattare la denuncia avrebbe riferito di aver sborsato in venti anni oltre centomila euro. Stanco di essere costretto a devolvere sotto forma di regali somme di denaro agli, operatori in cambio del loro imposto aiuto nella gestione della salma, ha vuotato il sacco ed ha raccontato tutto ai carabinieri. Secondo quanto emerso dall'inchiesta ogni anno transitano nella camera mortuaria dalle 1000 alle 1200 salme. Segno questo che i tre dipendenti da questo giro illecito avrebbero intascato cospicue somme di denaro.
Marina Mingarelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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