Ministro palestinese muore negli scontri con i soldati israeliani

Ministro palestinese muore negli scontri con i soldati israeliani
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Giovedì 11 Dicembre 2014, 05:59

LA CRISI
Questa volta è il sempre ragionevole Abu Mazen, il presidente dell'Anp, ad essere furibondo. «Barbarie che non possiamo accettare» ha commentato, e «tutte le opzioni sono aperte». Un ministro palestinese è morto durante gli scontri con l'esercito israeliano che era intervenuto per disperdere una manifestazione a Turmus Ayya, un villaggio della Cisgiordania vicino a Ramallah. «Un incidente» lo ha definito il premier israeliano, Benyamin Netanyahu. Però, preoccupato, ha mandato subito un messaggio all'Autorità palestinese chiedendo di mantenere la calma e promettendo un'inchiesta. L'Anp - ha garantito Moshe Yaalon, ministro della Difesa israeliano - sarà coinvolta alla pari nell'inchiesta, a cominciare dall'autopsia.
Un incidente? È possibile che il ministro, Ziad Abu Ain, sia morto d'infarto. Ma è difficile pensare che i palestinesi si possano accontentare di un'inchiesta - anche congiunta - che dovesse parlare di fatalità. Ci sono testimonianze di parte palestinese, tutte da verificare, che parlano di un soldato israeliano che avrebbe colpito al petto con una testata (e con il casco) il ministro che si è accasciato, tenendosi il petto.
IN OSPEDALE
È stata chiamata un'ambulanza palestinese ma il ministro è morto poco dopo. Mohammed Mohesin, il suo assistente, e che lo ha accompagnato in ambulanza, sostiene che Abu Ain si era distaccato dalla folla, era andato dai soldati israeliani che lanciavano lacrimogeni a chiedere perché intervenivano sulla manifestazione. I militari lo avrebbero aggredito, uno di loro lo avrebbe preso per la gola. Più tardi l'altra aggressione, ancora una volta Abu Ain viene preso per la gola (su questo c'è un filmato) e poi ci sarebbe il colpo in petto. Secondo l'Ansa, dall'ospedale di Ramallah sostengono di non aver riscontrato segni di violenza, ma di aver accertato solo che il ministro aveva inalato lacrimogeni.
Abu Mazen ha annunciato la probabile sospensione della cooperazione con Israele sulla sicurezza nei Territori, ha proclamato tre giorni di lutto, ha detto che saranno prese «misure necessarie» dopo l'indagine. Hussein Al-Sheikh, responsabile palestinese per la sicurezza in Cisgiordania, ha acconsentito a condurre l'inchiesta con gli israeliani.
GLI ULIVI
Federica Mogherini, responsabile per la Politica estera dell'Unione europea, ha scelto parole decise: «Le notizie sull'uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza israeliane sono estremamente preoccupanti». Israele ha già detto che la morte è dovuta a infarto, e che non c'entra con gli scontri. I palestinesi parlano di manifestazione pacifica e che volevano piantare degli ulivi in un terreno. A organizzarla sarebbe stato proprio Abu Ain, 55 anni, che si occupa nel governo palestinese degli insediamenti dei coloni israeliani e del muro di divisione. Ma il terreno era sotto sequestro, e per questo i militari israeliani sono intervenuti. La tensione ha avuto un seguito, e un ragazzino palestinese di 14 anni è ricoverato in condizioni gravi - secondo una fonte locale - dopo nuovi scontri in serata con militari israeliani, stavolta presso un campo profughi.
Tutto questo avviene mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu deve affrontare la questione del riconoscimento della sovranità palestinese nella Cisgiordania entro due anni, il che vuol dire stabilire la fine dell'occupazione israeliana. E tutto avviene quasi in simultanea con l'annuncio che Netanyahu lunedì partirà per Roma per incontrare John Kerry, segretario di Stato Usa. Il tema dell'incontro è come riaprire i negoziati di pace alla luce dell'avvicinarsi del voto alle Nazioni Unite. Un nodo mai facile, e in questo momento ancora di più considerando anche la crisi politica che costringe Israele al voto anticipato nel marzo prossimo.
Fabio Morabito
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