Caccia al Califfo, ma i vice sono già pronti

Lunedì 10 Novembre 2014
LA GUERRA
A due giorni dal raid americano contro l'Is presso Mosul, ancora non è possibile stabilire con certezza se il leader dello Stato Islamico, Abu Bakr Al Baghdadi, sia stato ucciso o ferito gravemente come riportato da alcune fonti non ufficiali. «Non possiamo confermare le notizie della morte o del ferimento del leader dell'Is perché tutto quello che abbiamo sono i nostri rapporti di intelligence secondo cui 45 militanti sono stati uccisi o feriti nei raid», ha detto all'agenzia di stampa cinese Xinhua Mohammed Ibrahim, responsabile della commissione sicurezza del consiglio provinciale di Mosul. Tra le vittime ci sarebbero anche un libico e un saudita. Ciò che è certo è che è stato colpito un convoglio formato da alti vertici di Daesh ritrovatisi fuori Mosul per un vertice. La conferma arriva anche da Centcom, il Comando Usa responsabile per il Medio Oriente e l'Asia centrale: il colonnello Patrick Ryder infatti ha riferito di non poter confermare se Al Baghdadi si trovasse o meno in uno dei veicoli che componevano il convoglio bombardato, limitandosi a riferire che «aerei della coalizione hanno condotto una serie di raid contro quella che hanno valutato essere una riunione di leader dell'Is a Mosul». Se Al Baghdadi è realmente morto o gravemente ferito, bisogna capire come i combattenti dell'Isis interpreteranno la decapitazione della propria leadership. Il califfato e il suo massimo rappresentante sono visti come una cosa sola e la morte di Al Baghdadi lascerebbe un vuoto che non è chiaro come possa essere riempito, lasciando aperte ipotesi di possibili guerre intestine per le conquista della leadership.
IL DISCORSO DEL LEADER

Durante il suo discorso alla moschea di Mosul, il primo giorno di Ramadan, Al Baghdadi disse: «Sono stato nominato califfo su di voi, sebbene io non sia il migliore e la persona di più alta moralità tra di voi». Nello stesso momento il califfato ha una sua struttura gerarchica in grado di sostituire i suoi vertici. Al fianco di Al Baghdadi c'è un gabinetto di consiglieri. Subito sotto ci sono due vice, uno responsabile dell'Iraq e l'altro della Siria: Abu Muslim Al Turkmani (il cui vero nome è Fadel Ahmed Abdullah al-Hiyali, ex generale sotto Saddam Hussein, membro dell'unità di intelligence Istikhbarat e della Guardia Repubblicana) e Abu Ali Al Anbari (anch'egli ex generale baathista di Saddam). Anche il capo del Consiglio Militare, Adnan al-Sweidawi è un ex colonnello dell'esercito iracheno. Agli loro ordini rispondono ventiquattro governatori, dodici in Iraq e dodici in Siria. Anche qui non è difficile trovare ex militari di Saddam Hussein, la vera spina dorsale della struttura militare del gruppo, come i governatori di Mosul, l'ex generale Azhar Al Obeidi e quello di Tikrit, l'ex generale Ahmed Abdul Rashid e membri dell'ex partito Baath (anche se sono nati forti disaccordi tra loro e i gruppi jihadisti subito dopo la presa di Mosul). Al ramo esecutivo, composto dal califfo, dai suoi vice e dai governatori, si affianca la Shura, un consiglio con compiti religiosi.
L'ESEMPIO DI AL QAEDA

L'uccisione del leader di Al Qaeda, Osama Bin Laden, ha indebolito ma non neutralizzato l'organizzazione terroristica, che ha trovato nuovi leader in grado di continuare la lotta. La stessa cosa potrebbe anche succedere con lo Stato Islamico. Gli aderenti al califfato potrebbero anche implementare la loro “guerra santa” con una recrudescenza di attentati su scala globale per vendicare il loro leader. Il numero di gruppi estremisti che hanno dichiarato una unità di intenti con lo Stato Islamico, come Al Qaeda nel Maghreb (Aqmi), Al Qaeda nella penisola araba (Aqpa), le due Ansar Al Sharia in Libia e Tunisia o gruppi islamisti malesi e filippini, potrebbero reagire con estrema violenza alla notizia della morte di Al Baghdadi.
Cristiano Tinazzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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