Video hot privati, in carcere chi li manda sul web senza consenso

Video hot privati, in carcere chi li manda sul web senza consenso
di Emilio Pucci
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Domenica 3 Marzo 2019, 01:46 - Ultimo aggiornamento: 09:11

Nella scorsa legislatura la lotta contro il “revenge porn”, la pratica sempre più diffusa nella Rete che consiste nella pubblicazione di foto o video intimi senza il consenso della persona interessata, l’aveva portata avanti Laura Boldrini, insieme ad alcune associazioni come Insieme in Rete e i Sentinelli. Ora a intestarsi la battaglia è il Movimento 5 stelle che con la senatrice Evangelista ha presentato un progetto di legge. Condiviso proprio dall’ex presidente della Camera e da altre forze politiche. Si sta formando un fronte bipartisan per introdurre anche in Italia un reato già riconosciuto in Germania, Israele e Regno Unito, e in trentaquattro Stati degli Usa.

IL VUOTO NORMATIVO
Nel nostro Paese c’è, invece, un vuoto normativo che i partiti sono chiamati a colmare. Si tratta di tre semplici articoli. Affinchè non si verifichino episodi come quelli che hanno coinvolto Tiziana Cantone, la ragazza napoletana che si tolse la vita il 13 settembre 2016. Il progetto di legge, votato anche sulla piattaforma Rousseau, sancisce la «reclusione da uno a cinque anni e la multa da euro 927 ad euro 2.000» per chiunque pubblica «attraverso strumenti informatici o telematici immagini o video privati aventi un esplicito contenuto sessuale senza il consenso delle persone che ivi sono ritratte».

Bisogna punire - sottolinea la senatrice pentastellata - «gli autori di questi comportamenti. Non solo chi pubblica immagini o video, ma anche chi li diffonde, prevedendo inoltre delle aggravanti in base al rapporto esistente tra autore e vittima e in caso di morte del soggetto coinvolto».

Video, immagini che fanno il giro del web - si legge nel testo - «rappresentano un fenomeno umiliante e lesivo della dignità, che può condizionare la vita delle vittime». E ancora: spesso si ricorre alla «minaccia di pubblicazione anche a scopo di estorsione. È una violenza paragonabile a una vera e propria violenza sessuale». L’obiettivo è introdurre l’articolo 612-ter del codice penale contro la «pubblicazione e la diffusione di immagini o video privati sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate». Per chi diffonde video e immagini di questo tipo «la pena della reclusione e della multa è ridotta della metà» rispetto a quella comminata ai responsabili. Si prevede inoltre un inasprimento di pena con la reclusione da due a sette anni e una multa da 1.500 a 3.000 euro «nell’ipotesi in cui il fatto venga commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una delle parti tra coloro che hanno contratto un’unione civile, o da chi al momento della commissione del fatto è legato alla persona offesa da una relazione affettiva, o lo è stato nel passato». Qualora la pubblicazione di immagini o video privati sessualmente espliciti provochi «la morte della persona offesa» la reclusione per gli autori va da sei a dodici anni e la multa da euro 10.000 a 80.000.

I SOCIAL
Con la proposta di legge sul “revenge porn” si responsabilizzano anche i titolare dei siti internet o dei social media: dovranno «oscurare, rimuovere o bloccare le immagini o i video privati sessualmente espliciti pubblicati e diffusi in rete senza il consenso dei soggetti coinvolti». Altrimenti «entro le ventiquattro ore dal ricevimento dell’istanza» le vittime potranno proporre reclamo al Garante della privacy o «invocare la tutela giurisdizionale presentando ricorso dinanzi all’autorità giudiziaria». Infine il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sentito il ministero della Giustizia dovrà adottare linee di orientamento nelle scuole «per prevenire» questo fenomeno. Occorre - afferma la prima firmataria della proposta di legge - educare i ragazzi «a un uso consapevole di internet e dei social network che passi, innanzitutto, attraverso la conoscenza dei diritti e dei doveri connessi all’utilizzo delle tecnologie informatiche».
 

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