I vescovi brasiliani: aprire ai preti sposati

Giovedì 2 Novembre 2017 di Franca Giansoldati
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CITTÀ DEL VATICANO Nella pila di dossier che ingombrano la scrivania di Papa Francesco a Santa Marta, giace una proposta talmente innovativa da essere potenzialmente foriera di altri grattacapi per il pontificato. Si tratta della questione dei preti sposati. Stavolta, per come si stanno mettendo le cose, il tema tabù sembra davvero destinato ad entrare nell’agenda sinodale del 2019. Tutti i vescovi della regione Panamazzonica sono stati convocati a Roma per discutere e individuare «nuove strade per l’evangelizzazione» di questa vastissima regione dell’America Latina dove la Chiesa arranca per via dello scarso numero dei preti a disposizione. Da tempo le vocazioni in Brasile non riescono più a fare fronte alle esigenze territoriali di centri abitati disseminati nella foresta, lontanissimi e disagevoli da raggiungere. 

GRANDE ELETTORE
Il cardinale Claudio Hummes, grande elettore di Papa Bergoglio (è a lui che si deve il nome di Francesco, suggerito al neo eletto dopo il conclave) è deciso ad individuare una soluzione praticabile e definitiva per far fronte all’emergenza endemica dei sacerdoti sul territorio. Il progetto del cardinale – che è anche presidente della commissione episcopale per l’Amazzonia - è di far passare al Sinodo di Roma la possibilità di ordinare “viri probati”, uomini sposati e di grande fede, in grado di amministrare spiritualmente una comunità di fedeli. Hummes continua a ripetere che il celibato non si può più considerare una specie di dogma e che potrebbe quindi essere discusso a Roma, durante il Sinodo. 

In questi giorni anche il segretario della commissione per l’Amazzonia, monsignor Erwin Krautler, fino a qualche mese fa vescovo della Prelatura di Xingu, ha manifestato pubblicamente l’urgenza di conferire a questa regione la possibilità di ordinare anche uomini sposati e, altra ipotesi, procedere all’ordinazione di diaconesse. L’argomento lo avrebbe affrontato direttamente con Bergoglio, il quale, secondo l’agenzia austriaca Kna, avrebbe detto: «Senta i vescovi e dica loro che facciano proposte valide». Superare le barriere esistenti nella Chiesa non sarà facile ma Krautler è fiducioso e racconta che in Amazzonia tanti fedeli non avendo più un parroco si lasciano attrarre da altre confessioni o dalle sette. Sicché il Sinodo sull’Amazzonia, in agenda tra due anni ma già in via di preparazione, oltre a temi legati alla difesa ambientale, al rischio del disboscamento del più grande polmone verde del pianeta, alla tutela dei popoli indigeni inserirà probabilmente il tema tabù che per anni è stato respinto al mittente dal Vaticano: la possibilità di ordinare i “viri probati” per supplire alla mancanza di sacerdoti in molti luoghi impervi, all’interno della immensa regione americana. 

In Brasile la maggior parte dei vescovi sui viri probati vorrebbe avere una parola chiara. Naturalmente l’interesse del Sinodo resta il futuro dell’Amazzonia dove la carenza vocazionale potrebbe rivelarsi drammatica. La possibile decisione del Papa a favore dei “viri probati ad experimentum” per la regione potrebbe però aprire un precedente e indurre in futuro altri episcopati interessati a farsi avanti, come la Germania, il Belgio, l’Austria, la Repubblica Ceca e far partire un dibattito interno. In pratica il test brasiliano potrebbe scardinare un sistema secolare e dare vita ad opposizioni contrarie allinnovazione. Insomma guai in vista per Papa Francesco.
 

Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 07:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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