Rosolia, morbillo e pertosse: tornano le vecchie malattie

Rosolia, morbillo e pertosse: tornano le vecchie malattie
di Carla Massi
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Martedì 25 Ottobre 2016, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 17:52
ROMA Si prevedeva di eliminare dall’Italia rosolia e morbillo entro il 2015. Ma non è stato così. Si ipotizzava, una quindicina di anni fa, che la politica vaccinale, accompagnata da una capillare informazione alle famiglie, avrebbe permesso di cancellare le due infezioni. 

IL RICHIAMO
Oggi, invece, ci troviamo a fare i conti con un numero di casi oltre qualsiasi previsione. Dall’inizio del 2013 più di quattromila segnalazioni per il morbillo. Superano duecento quelle per la rosolia e per il tetano. Prove che l’obiettivo vaccinazioni necessarie per eradicare le due malattie non è stato raggiunto. L’Italia è al quinto posto tra i sette paesi con il maggior numero di casi negli anni 2014-2015. Ecco la “black list”: Kyrgyzstan, Bosnia e Herzegovina, Russian Federation, Georgia, Italia, Germania e Kazakhstan.
Un probabile effetto del calo delle vaccinazioni. Scese, per una generale “distrazione” scientifica insidiata dai gruppi anti-vaccini, al di sotto del 95% quelle contro polio, tetano, difterite ed epatite B. E ancora di più contro morbillo, parotite e rosolia che raggiungono una copertura dell’86%. In meno di dieci anni la picchiata oscilla tra il 4 e il 5%. Proprio per questo nuovo e diffuso rifiuto verso le vaccinazioni, all’inizio del 2015, l’Italia è stata bacchettata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

LA MENINGITE
Numeri verso il basso anche per la pertosse. Che, in tempi recenti, è ricomparsa (anche casi letali) nei bambini durante i primi mesi di vita. Come confermano i ricoveri al Bambino Gesù di Roma. «Questo atteggiamento contrario alla profilassi - sono le parole di Alberto Villani, responsabile della Pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale pediatrico - è responsabile dei numerosi casi di morbillo e della presenza di patologie che potevano già essere debellate come ad esempio la pertosse. Senza le vaccinazioni ci troviamo a dover fronteggiare condizioni, che invece sarebbero facilmente prevenibili. Contiamo, inoltre, più di mille casi di meningite l’anno. Oltre al ritorno, in Europa, di alcune malattie che erano state debellate da molti anni, come ad esempio la poliomielite». 
La pertosse può essere letale se contratta da un neonato e, spesso, a trasmetterla, inconsapevolmente, è la mamma. Vaccinando la donna in gravidanza, come è stato previsto dal nuovo Calendario vaccinale per la vita messo a punto dalla Società di igiene, la Società di pediatria, la Federazione dei medici pediatri e quella dei Medici di medicina generale, non solo si protegge la donna ma soprattutto, secondo gli specialisti, il neonato nei primi tre mesi. La causa della malattia è una tossina, prodotta dal batterio, che porta a danni neurologici-cerebrali oltre ai sintomi respiratori come l’apnea.
«La condizione alla quale siamo arrivati - commenta Giuseppe Di Mauro il presidente della Società di pediatria preventiva e sociale - può causare l’accensione di nuovi focolai. La principale causa è da ricercare nella crescente incertezza. Eppure, le vaccinazioni rientrano nella responsabilità genitoriale secondo il criterio dell’interesse superiore del bambino. Dobbiamo far invertire la tendenza prima possibile».
Proprio per accelerare il passo e organizzare una nuova (e più incisiva) politica di prevenzione si pensa, per il 2017, di creare nelle scuole i primi sportelli-vaccinazioni per dare informazioni. 

I GENITORI
Avamposti lì dove sono i bambini, lì dove l’infezione si diffonde. Un giorno alla settimana, il progetto lo ha illustrato Gianni Rezza direttore del dipartimento di Malattie infettive all’Istituto di sanità durante un incontro al Coni sui vaccini, i pediatri andranno nelle scuole a discutere direttamente con i ragazzi, gli insegnanti e le famiglie. «Molte delle paure ed dei dubbi - ha detto - vengono trasmessi dal web e vengono confinati nella memoria senza avere la possibilità di confrontarli con qualcuno che possa dirimerli».
 
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