Terrorismo e “mele marce”, così la polizia cambia pelle

Terrorismo e “mele marce”, così la polizia cambia pelle
di Sara Menafra
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Venerdì 2 Giugno 2017, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 00:51

All’interno dell’amministrazione c’è chi l’ha presa con preoccupazione e diffidenza. Il capo della Polizia, Franco Gabrielli, e il ministro degli Interni, Marco Minniti, però, hanno deciso di tenere il punto e modificare, con un decreto del Viminale, la struttura della Polizia di stato anche per essere pronti ad affrontare problemi e critiche. Per la prima volta nasce un ufficio deputato ad indagare sul comportamento degli stessi poliziotti, con otto ispettori dedicati esclusivamente a questo incarico che si occuperanno di controllare come funziona la struttura e, anche al di là delle indagini penali, di tutti i casi rilevanti sul piano disciplinare. Il nuovo ufficio Affari interni nasce nell’ambito di una riorganizzazione complessiva del dipartimento di Pubblica sicurezza che «limita» il peso dei prefetti di carriera (e quindi non provenienti dai ranghi della Polizia) nella gestione della struttura. E, contemporaneamente e su tutt’altro fronte, prevede il raddoppio degli sforzi in tema di terrorismo, con la nascita di una struttura che si occupa solo di terrorismo internazionale.

L’UFFICIO INTERNO
Il nuovo ufficio Affari interni avrà il difficile compito di verificare tutto quello che non funziona e rintracciare le «mele marce». Nella precedente impostazione, l’Ufficio centrale ispettivo si occupava quasi esclusivamente di rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Ora, si legge all’articolo 4 del nuovo decreto del ministro dell’Interno, al suo interno nasce una nuova articolazione, l’«ufficio Affari interni», appunto, che risponde direttamente al ministro e al capo della polizia e si occupa di «acquisizione e approfondimento info-investigativo di notizie relative a fatti o situazioni inerenti all’esecuzione degli ordini e all’attuazione delle direttive», «nonché alla verifica del corretto svolgimento delle altre attività di competenza degli uffici e organi centrali anche per ciò che concerne l’efficienza dei servizi e la corretta gestione amministrativa-contabile patrimoniale» e procede allo «svolgimento di approfondimenti informativi e di acquisizione di elementi rilevanti» in relazione all’attività ispettive. Un’innovazione che potrebbe effettivamente aiutare trasparenza e controlli interni in un settore delicato visto che della struttura faranno parte «un numero di Ispettori generali non superiore a sei con qualifica di dirigente superiore» e che sarà inserita nell’Ufficio ispettivo e di controllo che si occupa anche di audit sull’efficienza dei conti.

IL NUOVO ANTITERRORISMO
A cambiare in modo radicale sono anche le direzioni centrali, sia quella anticrimine, sia la Direzione centrale della polizia di prevenzione, con un deciso rafforzamento dell’antiterrorismo internazionale. Nascono tre uffici distinti, dei quali due dedicati esclusivamente a quello estero: un Servizio per il contrasto del terrorismo esterno e una segreteria che si occuperà solo di aggiornare costantemente il Casa (comitato di analisi strategica interforze che il ministro convoca con sempre maggior frequenza). Il Servizio antiterrorismo estero sarà composto da tre divisioni. Una concentrata sulle indagini che coordina l’attività della Digos, mantiene i rapporti con i servizi segreti, con le procure e la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e deve «sviluppare» la collaborazione con gli altri paesi in tema di indagini; la Seconda per «l’individuazione di soggetti o contesti ambientali che rappresentano un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato» e la Terza dedicata esclusivamente alla cooperazione internazionale. Parallelamente, ci sarà un ufficio dedicato solo ad aggiornare costantemente il Casa. 

LA SPENDING REVIEW
Complessivamente, la nuova Polizia di stato costerà un po’ meno della precedente. Vengono tagliati del 20% i posti da prefetto con l’idea di «semplificare la struttura», come si legge nella circolare inviata ai sindacati già alcuni mesi fa, con una «riduzione delle strutture di livello dirigenziale». 

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