Terremoto, l’impegno del team di psicologi: «Bimbi scioccati dal sisma, così li aiutiamo a salvarsi»

Terremoto, l’impegno del team di psicologi: «Bimbi scioccati dal sisma, così li aiutiamo a salvarsi»
di Franca Giansoldati
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Sabato 8 Ottobre 2016, 01:26 - Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre, 13:01

dal nostro inviato
AMATRICE C’è un gigantesco due in numeri romani sul foglio che i bambini hanno attaccato sulla porta. Sopra c’è scritto: Lasciate ogni speranza voi che entrate. Seguono sei firme. Una grafia tonda e fiduciosa. Francesco, Giorgia, Alessandro, Adriano, Gino, Sara. I muri tra una classe e l’altra sono di compensato sottili come una sfoglia, e poi ci sono i banchi e la lavagna sul fondo. Ci sono tre classi nella pancia della palestra di Amatrice, la stessa nella quale quei bambini hanno assistito a scene che non scorderanno mai, le lacrime, lo strazio, gli occhi vuoti dei familiari, di vicini di casa in coda con un numeretto per il riconoscimento dei propri defunti.

«REALTÀ DA FILTRARE»
Il terremoto è ancora lì. Sopravvivere alle emozioni per i più piccoli come per gli anziani, è la sfida più difficile, bisogna dare fondo a riserve di resistenza fin qui sconosciute. Sono solo bimbi e tuttavia devono imparare a governare depressione, attacchi d’ansia, insonnia, panico. Basta un attimo di abbandono e può capitare loro di sentirsi trascinare in un gorgo, di perdere punti di riferimento che li tengono in piedi, di lasciarsi andare alla deriva nel dolore. Del resto tutto è cambiato per sempre attorno e dentro te. C’è chi ha visto morire sotto montagne di detriti l’amico, una sorella, un genitore. Un team di psicologi coordinati dalla Protezione Civile si alterna tra Amatrice, Pescara del Tronto, Arquata e lotta quotidianamente contro il rischio che la grande ferita nei bambini e negli anziani possa depositarsi per sempre nel cuore.


«Per loro la realtà ha bisogno di essere mediata dai genitori, tanto è terribile» spiega Francesca Longinotti, volontaria dell’Ordine di Malta, una delle psicologhe che il 25 agosto si muoveva su una moto da enduro per raggiungere le famiglie dei borghi più isolati. «Se i genitori non sanno come raccontare, come spiegare quello che è capitato ai figli, usando le parole giuste, magari nel tentativo di proteggerli, finiscono per peggiorare la situazione. I bambini tendono a rifugiarsi in fantasie negative destinate a perdurare nel tempo, a mettere radici. Affrontare i traumi è fondamentale per aiutarli a crescere senza disturbi». L’inizio dell’anno scolastico è stato il primo grande trauma collettivo. Nelle classi tanti banchi sono rimasti vuoti. Tutti quei compagni volati in cielo, portati via dal terremoto, o trasferiti con i genitori. «Il nostro lavoro consiste nel sostenere le famiglie in questo frangente. Io consiglio di evitare che i figli vedano in tv immagini relative ai crolli, ai morti, al terremoto. Per i bambini significa essere condannati a rivivere ogni volta un vissuto emotivo doloroso. La realtà ha bisogno di essere filtrata dai grandi e di essere il più possibile vicini alla realtà». Lasciate ogni speranza voi che entrate. La scritta sulla porta della scuola è un po’ sinistra e un po’ burlona. Sogni pieni di mostri popolano la notte di molti bambini. Piccoli rincorsi dall’insonnia che faticano a prendere sonno. L’ansia è in agguato. Il buio viene associato alla notte dalla scossa. Da allora tutto si è trasformato in peggio. Aveva colto nel segno Papa Francesco quando, durante la sua visita ad Amatrice, ha constatato scarsa allegria, scorgendo sui loro volti un’ombra perenne. «Dovrebbero tornare a giocare. Sono effettivamente bambini più tristi».

«LA PAURA DEL DOMANI»
Gli psicologi sono d’accordo nel registrare un’altra categoria a forte rischio depressivo. «Gli anziani sono traumatizzati tanto quanto i bambini» ha aggiunto Mara Germani, un’altra delle psicologhe dell’Ordine di Malta. Il crollo di interi paesi, Illica, San’Angelo, Amatrice, Accumoli, Arquata, ha significato perdere i ricordi di una vita intera, il frutto di tanto lavoro. Faticano a proiettarsi in un domani differente e sperimentano il fallimento di avere lavorato invano, costruendo una casa ma di non poterla più lasciare ai figli perché crollata. Il nulla li circonda. «Si sentono inutili e con sensi di colpa per essere sopravvissuti, scampati ai propri nipoti, amici o ai figli che, invece, sono stati inghiottiti dalle macerie». I supporti psicologici non finiscono qui. Il crollo non risparmia nemmeno i soccorritori. In questo caso c’è una immedesimazione e la tendenza a non ascoltare i propri limiti. Anche per loro il buio del terremoto incombe. 

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