L’acuto di Sting: «I miei vini al top», il musicista inglese è tra 101 produttori italiani ammessi a OperaWine

L’acuto di Sting: «I miei vini al top», il musicista inglese è tra 101 produttori italiani ammessi a OperaWine
di Carlo Ottaviano
4 Minuti di Lettura
Sabato 9 Aprile 2016, 00:44 - Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 14:16

«La sorella luna sarà la mia guida», canta in Sister Moon. E Sister Moon è l'etichetta di un vino che produce secondo i principi steineriani dell'agricoltura biodinamica. In fatto di coerenza, nulla da rimproverare a Gordon Matthew Thomas Sumner anche quando produce vino. E per il vignaiolo Sting, perché è di lui che stiamo parlando, arriva oggi una sorta di consacrazione tra le star del settore. Al Palazzo della Gran Guardia a Verona è uno degli appena 101 produttori italiani ammessi a OperaWine, l'evento esclusivo che apre di fatto la Cinquantesima edizione di Vinitaly (l'inaugurazione ufficiale domani, con il Presidente della Repubblica Mattarella). Wine Spectator, la bibbia mondiale degli appassionati di vino, ha infatti inserito il 65enne cantante accanto alle famiglie storiche del vino (gli Antinori, i Frescobaldi, i Lunelli, Gaja, i Tasca d'Almerita, Donnafugata).

LE ETICHETTE
C'è chi maligna, perché Wine Spectator starebbe così assecondando la moda che ha colpito indistintamente il jet set di spettacolo, sport e politica. Ma Sting - originario del Nord Est del Regno Unito - ama davvero il vino e la campagna. E quella toscana in particolare, dove tornerà già stasera dopo una giornata che si annuncia stancante. A Verona è arrivato ieri con Trudie Styler, attrice e produttrice di film, madre di quattro dei suoi sei figli. Oggi, con il suo staff e l'enologo Paolo Caciorgna, l'ex cantante dei Police, ha un'agenda fitta di incontri con gli importatori perché il suo vino piace.
Quello di punta è il Sister Moon, un blend di Sangiovese al 50% e Merlot e Cabernet Sauvignon per il restante 50%. Prodotto dal 2007 è uno dei cosiddetti Supertuscan «che - come spiega l'enologo - gioca le sue carte sull'equilibro, l'eleganza e non tanto sulla forza. Esprime il territorio col Sangiovese, ma ha anche un carattere internazionale». Circa 15 mila le bottiglie prodotte, per il 90% esportate. Le altre 25 mila bottiglie della Tenuta Palagio sono il Casino delle Vie (il nome della contrada) e Message In A Bottle e When We Dance. Tutte con prezzi abbordabili da 15 ai 30 euro.

L’IMPEGNO
Sting non lo dice, ma forse l'apprezzamento dei critici enogastronomici lo gratifica più dei successi nel mondo dello spettacolo. «Per un produttore – ha confessato appena saputo della nomination di Wine Spectator - vedere il proprio vino nella top 100 italiana è prima di tutto un sogno». L'atteggiamento della rock star inglese di fronte ai produttori italiani è assolutamente di ammirazione. «Io e Trudie amiamo il vino italiano, abbiamo brindato con uno Chardonnay umbro al nostro matrimonio e quando siamo in giro per il mondo ordiniamo sempre vino italiano. È quasi un senso di lealtà per l'Italia». Lealtà per la terra è l'altro comandamento fortissimo cui sembra attenersi Sting nel suo lavoro di contadino, sin da quando – 25 anni fa – comprò la tenuta Il Palagio, 10 chilometri a sud di Firenze. «Faccio l'agricoltore per curare la terra, per nutrirla, non per depredarla», ripete quando incontra i giornalisti. «Per rispettare questa terra ho scelto la coltura biologica e la monocoltura, il rispetto dei tempi, la ricerca. Ma sono arrivato qui e ho deciso di fermarmi anche perché avevo bisogno e sentivo il dovere di nutrire la mia famiglia con prodotti genuini e di qualità, in un ambiente sano». Il suo tentativo – da ambientalista impegnato – è «di aiutare me stesso e chi mi sta vicino a vivere meglio inseriti in un contesto naturale e armonico». 

 
IL PAESAGGIO
Lo fa anche ospitando nei 350 ettari della tenuta di Figline Valdarno chi per qualche giorno vuole abbandonare i ritmi cittadini e occupare una delle sei case rurali. Si può lavorare al vigneto, nell'uliveto o nella produzione di salumi di cinta senesi. Non è difficile incrociare lo stesso cantante in versione contadina ai bordi della collina boscosa o vicino i sei piccoli laghi del podere. Specialmente da quando ha smesso di andare in bici. «Per guardare il paesaggio – ha raccontato - un giorno avevo dimenticato di avere i pedali legati e, tentando di mettere il piede a terra, sono cascato. Niente di grave, solo una piccola frattura».
Ai vicini capita perfino di sentirlo suonare: ogni anno, in agosto, organizza una festa invitando gli altri contadini e gli abitanti delle case della zona. Non manca mai Dario Cecchini, il famosissimo macellaio di Panzano che conosce – e recita – la Divina Commedia a memoria. Alla fine della grigliata, Sting non si risparmia e, chitarra alla mano, regala qualche brano agli ospiti. «Il suo atteggiamento – racconta chi ha possibilità di frequentarlo in campagna – è sempre generoso, mite, paziente». 
 

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