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Il premier e l’elogio di Villa Pamphili: quando la politica insegue la bellezza

Il premier e l elogio di Villa Pamphili: quando la politica insegue la bellezza
di Mario Ajello
4 Minuti di Lettura
Domenica 14 Giugno 2020, 00:49 - Ultimo aggiornamento: 11:35

Non è facile essere all’altezza della bellezza. E Villa Pamphili ha pochi eguali. Con i suoi giardini, con i giochi d’acqua, con il Casino del Bel Respiro, progettato dall’Algardi nel ‘600. Un premier che punta sulla magnificenza del set come parte integrante della gloria personale non fa affatto un’operazione illegittima. E del resto è tipica dei governanti, da quando esiste la storia. Il grande parco di Roma si presta alla perfezione a dare magnificenza e autorità a chi ne sfrutta il pregio. Certo, non vedremo Conte nelle pause di questa lunga kermesse, andare in giro per la splendida villa romana a caccia di lepri, come accadeva a Luigi XVI. Il quale, quando le diatribe tra clero, aristocrazie e borghesia gli venivano a noia, durante gli Stati Generali nel 1789, cominciava a inseguire la selvaggina lungo le distese di Versailles, e bum bum bum. Al nostro premier, invece, basta godersi l’estasi del luogo e sfruttarne il valore simbolico e il messaggio - l’Italia è un’eccellenza - che contiene in dosi massicce. Anche Wolfgang Goethe, che di meraviglie italiane s’intendeva, uscì pazzo per lo splendore di Villa Pamphili. Basta però che la bellezza non serva, in questa occasione, per sviare l’attenzione generale da altre cose (i contenuti politici, le soluzioni pratiche?) che in questi Stati Generali rischiano di non esserci. 

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E insomma, «abbiamo scelto questa villa innanzitutto perché è una sede istituzionale ma anche perché vogliamo richiamare l’attenzione del mondo su quello che è un patrimonio inestimabile del Paese, la bellezza». Parola del capo dell’esecutivo. Ed ecco, godetevi il bello, se non potete toccare con mano i fatti di governo; se non c’è altro - che cosa fare con i soldi che arriveranno dall’Europa? E quando arrivano? – su cui concentrarsi; se la famosa concretezza che chiede Mattarella, che pretendono i cittadini e che dev’essere bussola del futuro che è adesso, ancora non s’affaccia nelle stanze del Bel Respiro. E sembra esserci qualcosa di surreale nell’esaltazione da parte del premier della virtù (innegabile) di questo luogo, mentre i partiti che lo sostengono sono estremamente scettici sulla kermesse in corso, l’Europa vuole capire bene se si può fidare dell’Italia e la situazione economica e sociale del Paese rischia di precipitare verso un autunno caldo. 

Era Winston Churchill, grande amante dei fiori, a sostenere che «un buon giardiniere è sempre un buon governante». Ma il giardino deve valere come eccellenza e non come paravento. Sennò si finisce «Oltre il giardino», titolo di un film geniale, con l’immenso Peter Sellers, che però è quanto di più surreale si possa immaginare. E puntare sul paesaggio in un Paese spaesato oggi potrebbe non risultare la ricetta più richiesta. E c’è il pericolo che dilatare i tempi della kermesse, sia pure in una cornice ambientale così ineguagliabile, non sia la mossa giusta. A Yalta, per esempio, la location della celebre conferenza non era al livello di quella di Villa Pamphili. Ma in sette e non in dieci giorni (dal 4 all’11 febbraio del 1945) i tre grandi leader vincitori della seconda guerra mondiale, Stalin, Roosevelt e Churchill, ridisegnarono la geopolitica in un assetto che sarebbe durato oltre 50 anni. Questo per dire che non serve mettere le tende a lungo (a proposito, a Villa Pamphili le tende del suo accampamento beduino le mise Gheddafi nella sua visita a Roma regnante Berlusconi) ma occorre far fruttare al meglio il tempo che si ha per decidere delle cose. Al netto dei giochi d’acqua di un posto stupendo, che finirebbe però per essere banalizzato se diventa solo l’orpello per la vanità di un nuovo principe.

La bellezza dei giardini ha naturalmente qualcosa di estetico ma anche di politico, come insegna la storia, basta che la politica ci sia. E il paesaggio non sia riempito soltanto di cerimonie e di passerelle. Senza di queste, o almeno ridotte al minimo, Villa Pamphili avrà vinto non solo perché è meravigliosa ma anche perché è ispiratrice. 
 

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