Stadio Roma, fronte del “no” M5S: manca l’interesse pubblico

Giovedì 28 Marzo 2019 di Lorenzo De Cicco
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Stadio Roma, fronte del “no” M5S: manca l’interesse pubblico

Sembra ormai diventata anche, soprattutto, una questione di soldi. Il terrore che monta tra i consiglieri stellati che siedono in Assemblea capitolina è che possano ritrovarsi, tra due anni, quando sarà terminata l’avventura a Palazzo Senatorio, con lo spettro di un conto milionario a rincorrerli da privati cittadini. L’ultima gruccia che tiene in piedi la sciagurata operazione stadio - invisa ai grillini fino al 2017 e poi, con giravolta dialettica e una mezza sforbiciata alle cubature monstre, accettata per compromesso - sarebbero, a detta di molti consiglieri, principalmente le penali che i proponenti minacciano di reclamare se si arriverà allo stop del progetto, data la ridda di arresti e indagati che si è vista sin qui. Molti grillini lo dicono, anche a microfoni aperti: «Il punto è quello, le penali». Non a caso, in queste giornate di riunioni e chattate convulse, si cercano esperti di diritto amministrativo che possano mettere per iscritto che annullare tutto è nelle piene facoltà dell’amministrazione comunale. E che non si rischia quindi, più in là, di dover toccare il conto in banca. 

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Chi può votare a cuor leggero, come i consiglieri dei municipi - hanno un ruolo solo consultivo - ha già ratificato senza remore il passo indietro: si torna al caro, vecchio No a Tor di Valle. Quello degli inizi, della lotta alla «speculazione di Parnasi» come diceva, prima della conversione sulla via del Mare, Marcello De Vito. Ieri la Commissione Urbanistica del IX Municipio, il distretto dell’Eur dove dovrebbe nascere lo stadio e il mega-complesso di negozi, uffici e alberghi, ha approvato una delibera per annullare «in autotutela il pubblico interesse» del progetto. Sì all’unanimità, M5S compreso, su proposta della consigliera comunale Cristina Grancio, la pasionaria espulsa del Movimento per non avere tradito la linea delle origini, e del collega Stefano Fassina.
È un segnale che pesa, nel mondo grillino. Perché dopo le dichiarazioni di diversi big - dai parlamentari Carla Ruocco e Nicola Morra alla capogruppo in Regione, Roberta Lombardi - per la prima volta, con un voto, il M5S si riposiziona sul No. E viene per giunta dal territorio che dovrebbe sopportare il peso di un intervento che il Politecnico di Torino ha definito «catastrofico», senza correttivi che stravolgano tutta la mobilità cittadina.
«Terremo conto di questo parere, è ovvio che il clima è cambiato - ragiona il presidente della Commissione Sport del Campidoglio, Angelo Diario - È logico chiedersi, leggendo quanto emerge dall’inchiesta, perché abbiano provato a corrompere così tante persone, se il progetto era valido... Mi fido della sindaca, che ha avviato un’altra due diligence, aspettiamo. A questo punto dobbiamo anche valutare le penali, l’obiettivo è minimizzare i danni».

RAGGI IN QATAR
C’è chi, come Maria Teresa Zotta, altra grillina di peso, presidente della Commissione Scuola, sta leggendo le dichiarazioni di Gianluigi Pellegrino. Avvocato tra i massimi esperti di diritto amministrativo, due giorni fa ha detto a un’emittente locale che il «Comune non è obbligato a realizzare il progetto e sono da escludere risarcimenti milionari, nessun diritto acquisito». «Farò approfondire queste dichiarazioni», fa sapere Zotta. Cauto Marco Terranova, capo della Commissione Bilancio: «Il punto sono le penali, non possiamo agire finché non c’è la certezza matematica che non sia penalizzata l’amministrazione. E anche tanti consiglieri, siamo onesti, non potrebbero permetterselo...».

Raggi, per ora, prende tempo. Ieri è stata in Qatar, mentre i vertici della Roma erano a Doha. «Ma non c’è nessun nesso», hanno detto fonti dell’emirato. «Si è parlato solo di progetti futuri per Roma», la versione del Campidoglio. E un assessore confida: «La verità? Nessuno sa che piega prenderà la vicenda».

 

Ultimo aggiornamento: 18:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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