Sondaggio Swg: cresce il fronte anti-migranti: Italia più a destra, crollo dei progressisti

Venerdì 5 Gennaio 2018 di Enzo Risso*
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Le identità politiche degli elettori italiani sono mutate in modo significativo nel corso degli ultimi 5 anni. La diciassettesima legislatura ha contribuito a un’importante metamorfosi degli orientamenti politici presenti del nostro Paese. 
Cinque anni fa, a due mesi dalle elezioni, gli italiani si raggruppavano in cinque macro identità politiche. L’area più consistente era composta dal “ceto moderato” (36%), in cui confluivano diverse identità: dai moderati ai conservatori, dai berlusconiani ai residui democratico-cristiani, dai liberisti puri ai liberali, agli anticomunisti. Il secondo raggruppamento, per dimensione, era quello del “magma progressista” (30%), in cui ritrovavamo i progressisti, i riformisti e i socialdemocratici, gli ambientalisti, parte degli antifascisti e dei radicali. In affermazione, nel 2013, era il nuovo blocco socio-politico del “movimento disgustato” (23%). Le sue file erano popolate da persone che si definivano anti-casta, anti-sistema e apolitiche. Infine, il quarto e il quinto raggruppamento: due insiemi minoritari composti, l’uno dai “territoriali” (4%), in cui confluivano, in particolare, leghisti e frange federaliste; l’altro era quello delle “frange radicali” (7%), tra le cui file c’erano comunisti, anarcoidi, antifascisti e anticapitalisti. 

QUADRO TRASFORMATO
Cinque anni dopo il quadro è mutato. Le aree identitarie sono diventate sei, con la nascita di una nuova forte e marcante identità politica quella di “prima gli italiani” (che a inizio 2017 valeva il 17% dell’opinione pubblica e oggi è scesa al 16%). In essa ritroviamo leghisti, sovranisti, ma, soprattutto, un’ampia fascia di persone provenienti dal vecchio “ceto moderato” del 2013, che ha mutato la propria identità politica, radicalizzandosi sotto la spinta della paura degli immigrati e dell’avversione europeista. 
In netto mutamento e sfarinamento sono i due principali agglomerati del 2013: il “ceto moderato” e il “magma progressista”. Il primo è passato dal 36% al 21%. Nell’universo moderato è avvenuta forte trasmutazione. Una quota si è consolidata intorno al blocco “liberista conservatore” (14%) staccandosi dal vecchio ceto moderato e conformando un’identità a sé. In essa ritroviamo berlusconiani, liberisti anti-tasse e i residui anticomunisti.

I PASSAGGI
Un’altra parte del “ceto moderato” è transitata, come detto, al fronte “prima gli italiani”. L’emorragia di questo blocco è stata compensata dal confluire in esso dal “magma progressista” di rifomisti, socialdemocratici e liberal innovatori. Anche il “magma progressista” si è assottigliato, scendendo dal 30% al 16%. Una parte delle sue file sono confluite nel ceto moderato, mentre un’altra quota, minoritaria, è andata a rimpolpare le file delle “frange radicali” (che sono passate dal 7% all’11%, con una crescita del 2% rispetto a inizio 2017). 
Infine, il “rassemblement disgustato”: cresciuto fino al 25% dell’opinione pubblica, questo blocco ha subito, nel corso dell’ultimo anno, uno stop e un ridimensionamento che lo porta al 22% (con un calo di 3 punti rispetto al 2016). I vari raggruppamenti identitari hanno un proprio partito di riferimento, ma non sono monolitici e i flussi di voto s’indirizzano su più partiti. Così, ad esempio, il Pd pesca, soprattutto, dal “ceto moderato” (26%) e dal “magma progressista” (29%). I grillini fanno pesca grande tra le file del “rassemblement disgustato” (35%), ma recuperano voti anche tra le file di “prima gli italiani” (17%) e dal “magma progressista” (12%). La Lega ha il suo bacino fondante nel blocco “prima gli italiani” (48%), ma pesca anche dai “liberisti conservatori” (17%) e dal “rassemblement disgustato” (16%). Forza Italia, infine, trova il suo blocco di riferimento tra i “liberisti conservatori” (29%), ma dialoga anche con parti del “ceto moderato” (27%) e di “prima gli italiani” (20%).

* Direttore scientifico Swg
Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio, 19:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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