Sisma, perizia sui crolli: in arrivo nuovi indagati

Giovedì 9 Febbraio 2017 di Sara Menafra
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ROMA Lavori non fatti o dati per buoni prima del tempo. Con la conseguenza che in un caso, quello del campanile di Accumoli, sotto il crollo della struttura è morta l’intera famiglia Tucci, padre, madre e due bambini piccoli. E nell’altro, quello della caserma dei Carabinieri, per ore, si è temuto che le macerie nascondessero il corpo di un uomo dell’Arma che solo per caso non era rientrato a dormire nella struttura.
Sono pagine dure da leggere quelle della prima informativa conclusiva del reparto Forestale dei Carabinieri di Rieti finita nel fascicolo del procuratore Giuseppe Saieva (insieme a Rocco Maruotti, Cristina Cambi, Raffaella Gammarota e Lorenzo Francia), che ha avviato le indagini dopo il terremoto di Amatrice dello scorso 24 agosto (il primo di una serie di scosse che hanno finito per costituire lo sciame sismico più lungo mai registrato dagli strumenti dell’Ingv).
Il primo pezzo di indagine ad essere arrivato ad una svolta è quello dedicato ai crolli, e ai morti, registrati nel comune di Accumoli, vero epicentro del sisma. Fin dall’inizio, il pool di pm si era concentrato in particolare su due episodi in particolare, il campanile della chiesa di San Francesco e la caserma dell’Arma. E in entrambi i casi, le conclusioni lasciano presupporre che da qui alle prossime ore possano esserci anche le prime iscrizioni al registro degli indagati, con reati anche gravi, come la truffa ai danni dello Stato, per lavori che non sono stati effettivamente eseguiti. 

SAN FRANCESCO
Per il campanile della chiesa di San Francesco, l’intervento di miglioramento sismico si rende necessario dopo il terremoto in Umbria del 1997, che ha provocato evidenti lesioni alla struttura. La pratica viene avviata nel 2004, ma come è accaduto troppe volte sul territorio di Amatrice, si decide che la struttura non può ricevere un vero e proprio adeguamento sismico, anche perché lo stanziamento economico è minimo. Una volta partiti gli stanziamenti, a gestire i lavori, però, è la curia di Rieti. Sono loro a seguire la realizzazione dell’opera, affidando la supervisione del tutto a un geometra fresco di nomina, Mario Buzzi. Si comincia nel 2005 ma l’allora vescovo Delio Lucarelli, scrivono gli uomini della forestale (ora transitati nell’Arma) preme perché tutto sia concluso prima possibile. Un primo collaudo viene fatto nel 2012, seguito da una nuova verifica un anno dopo, nel 2013. Anche in quel caso, però, le migliorie al campanile non erano ancora state ultimate. E proprio qui sta il punto evidenziato dagli investigatori: la Curia forzò perché fossero concesse tutte le autorizzazioni a riaprire chiesa e campanile prima della conclusione dei lavori, ottenendo una firma sull’agibilità della struttura che ora potrebbe mettere nei guai, anche giudiziari, l’allora vescovo, i funzionari del comune e il primo cittadino.

I FINANZIAMENTI 
Più grave quanto accaduto nel caso della caserma dei Carabinieri, visto che la procura sta valutando se seguire le indicazioni contenute nell’informativa della Forestale e contestare il reato di truffa ai danni della pubblica amministrazione. Dopo il terremoto del ‘97, per riparare la struttura furono stanziati 150mila euro, ma il collaudo è arrivato effettivamente solo nel 2013. Gli interventi di «miglioramento sismico» nell’edificio, però, non hanno convinto i periti dell’allora Guardia forestale che hanno verificato cosa fosse stato effettivamente fatto all’interno dell’edificio. Gli interventi eseguiti non sarebbero adeguati agli obblighi previsti dalla normativa sismica. I carabinieri del reparto forestale hanno scritto alla procura che ci sarebbero gli elementi per valutare un’accusa di truffa ai danni della pubblica amministrazione, anche se i magistrati del pool guidato da Giuseppe Saieva devono ancora concludere le proprie valutazioni e potrebbero finire per ridimensionare le accuse. A curare gli importanti lavori di ristrutturazione, la Impretekna società riconducibile all’ex assessore all’Urbanistica di Rieti Marzio Leoncini. L’azienda oggi non esiste più ma nella stessa sede, sempre a Rieti, c’è un’altra società, gestita dal figlio, Diego Leoncini. Negli ultimi anni, Marzio Leoncini si è dedicato ad altri affari in particolare nel settore della pasta. Se la sagra dell’Amatriciana, la scorsa estate, si fosse effettivamente svolta (era prevista per il weekend successivo alla tragedia del 24 agosto), sarebbe stato lui ad occuparsi di distribuire per l’occasione la pasta prodotta dai pastifici reatini.  Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio, 14:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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