Sigarette illegali in Italia, il business di Lukashenko

Sigarette illegali in Italia, il business di Lukashenko
di Pietro Piovani
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Domenica 12 Giugno 2016, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 01:19

C’è un paese straniero che ogni anno scarica sul mercato italiano 600 milioni di sigarette illegali. È la Bielorussia, divenuta negli anni una specie di paradiso fiscale del tabacco, o per essere più precisi la centrale europea delle “illicit whites”. Così vengono chiamate le sigarette prodotte legalmente in uno stato per essere poi vendute di contrabbando negli altri stati. Per l’erario italiano il fenomeno ha un costo rilevante: 100 milioni di euro tra Iva e accise non incassate.

L’aspetto singolare di questa storia è che ad amministrare l’intero giro d’affari c’è un’azienda pubblica, la Gtfn (Grodno Tobacco Factory Neman), società interamente posseduta dal governo bielorusso. Nello Stato ex sovietico il fumo è regolato dalle autorità locali, che decidono quanto si deve produrre e che controllano la distribuzione interna. Lo scorso anno per il mercato nazionale il governo di Minsk ha previsto che Gtfn fabbricasse 23 miliardi di sigarette, eppure gli impianti dell’industria di Stato ne hanno sfornate quasi 5 miliardi in più, e questo surplus è andato all’estero. È un’attività in forte crescita: secondo i dati ufficiali dell’istituto di statistica bielorusso, le esportazioni di sigarette bielorusse tra il 2012 e il 2014 sono cresciute dell’80%. E nell’arco di dieci anni i pacchetti con marchi Gtfn consumati in Europa sono aumentati del 700%.

IL BOOM ITALIANO
In tutta l’Europa il fumo illegale è in un periodo di grande espansione. L’Italia è una delle piazze migliori: circa un sesto delle “illicit whites” smerciate in Europa finiscono da noi. Il danno è triplice: si sottraggono entrate all’erario; si mettono in circolazione sigarette che non hanno superato i controlli di qualità previsti dalla legislazione Ue; si danneggia la produzione nazionale. E per l’Italia il tabacco è un settore importante, che dà lavoro a 200 mila persone, a 3 mila imprese agricole e a 55 mila rivenditori.

Ci si potrebbe aspettare perciò una guerra spietata del nostro Paese contro questo concorrente sleale. Invece tutti i governi degli ultimi decenni hanno stabilito ottimi rapporti con Minsk e con Aleksandr Lukashenko, il presidente-dittatore che da oltre un ventennio fa il bello e il cattivo tempo in Bielorussia. I nostri partner europei non sono da meno, tanto che a febbraio Bruxelles ha deciso di rimuovere una parte delle sanzioni economiche introdotte nel 2004 su Lukashenko e altre 170 persone della sua cerchia. La Ue ha presentato la scelta come una forma di incentivo alla democratizzazione del Paese, ma è evidente l’intenzione di agganciare il vicino di casa orientale in chiave anti-russa. Si discute di aiuti economici e investimenti, e l’Italia naturalmente non si tira indietro, perché gli affari sono affari. Ma gli affari del tabacco, e del fisco, in questo modo vengono sacrificati.

IL VANTAGGIO ECONOMICO
Le sigarette bielorusse hanno marchi poco conosciuti come “NZ” o “Minsk”, ma hanno un grande vantaggio competitivo: costano poco. Per un pacchetto illegale bielorusso si spendono in genere 2 euro e mezzo, contro i 4-5 euro di uno legale. Napoli è la capitale del contrabbando, in Campania i prodotti illeciti rappresentano il 37% delle vendite. Ma sono tante le regioni colpite dal fenomeno. In Friuli Venezia Giulia per esempio il mercato è florido, forse perché è da lì che entrano i tir carichi di sigarette provenienti dall’Est, o forse per via dei piccoli trafficanti che passando la frontiera vanno ad approvvigionarsi in Slovenia.

I FLUSSI
In realtà non è molto chiaro quali strade percorrano le “illicit whites” prima di arrivare sui banchettini degli abusivi o nei negozi che le tengono in un cassetto nascosto. Si sa che le partite del contrabbando fanno giri lunghi e tortuosi, sui camion o sulle navi. A volte passano per l’Africa, si parla anche di rifornimenti in alto mare, nelle acque extraterritoriali, con i container sbarcati nei porti del Sud Italia e naturalmente a guadagnarci è innanzitutto la criminalità organizzata. Secondo alcuni anche la Svizzera è diventata un centro di transito per tutta l’Europa, ma la tesi è controversa e non trova conferme ufficiali. Di sicuro gli elvetici non hanno mai applicato le regole sui controlli previste dalla Convenzione quadro sul tabacco, un documento dell’Organizzazione mondiale della sanità. Proprio la stessa organizzazione che ha la sua sede centrale in Svizzera, a Ginevra.

 

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