Sergio Pirozzi: «Mi hanno offerto un seggio ma io non intendo mollare»

Martedì 9 Gennaio 2018 di Lorenzo De Cicco
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«Io mollo? Ma che mollo!» Lo sfogo, per un attimo, assomiglia molto a quello del suo collega, in senso calcistico, Alberto Malesani, una scenetta, ai tempi del Panathinaikos, diventata cult in certe pagine social. 

Insomma, Sergio Pirozzi, lei non mollerà la corsa alla Regione Lazio, anche se il centrodestra si compattasse attorno a Gasparri, come pare in queste ore?
«Ho sempre detto che mi sarei potuto ritirare solo se spuntava fuori un Ronald Reagan...».

Ora dice che andrebbe bene anche Giorgia Meloni.
«Se si candidasse la Meloni farei un passo indietro senza volere nulla in cambio. Sarebbe una scelta di cuore».

Il problema è che la leader di FdI non sembra intenzionata a correre per la Pisana, dopo avere tentato la scalata al Campidoglio nel 2016...
«Guardi, con Giorgia ci siamo appena sentiti, stamattina mi ha telefonato».

Le ha chiesto di ritirarsi, in nome dell’unità della coalizione?
«Ma io non mi ritiro. Le ho detto che avrei potuto farlo solo se si fosse spesa lei in prima persona. Insomma, per un leader nazionale potrei anche fare un passo indietro. Altrimenti vado dritto fino alla fine».

E Gasparri non è un leader nazionale? Per lui niente passo indietro?
«Gasparri fa molto bene il senatore, spero che continui con questa attività. Poi, scusi, non è che obbligo qualcuno a votarmi. Dico solo che io ci sono, da novembre a oggi ho aperto 500 comitati, faccio iniziative ogni giorno in tutte le province... invece il centrodestra che fa? Sfoglia la margherita, mentre il centrosinistra di Zingaretti è già in campo e lo stesso il M5S, con la Lombardi. Alle elezioni mancano due mesi, ormai».

Torniamo a Zingaretti. Qualcuno maligna che la sua corsa potrebbe aiutarlo e che, se servisse per formare una maggioranza, potrebbe sostenerlo dopo le elezioni...
«Lo escludo assolutamente, ho apprezzato alcune cose che ha fatto in questi anni, altre le considero errori. Ma non faremo accordi dopo il voto».

In questi mesi, dopo il terremoto, c’è stato però un feeling istituzionale, o no?
«Sì, è vero, c’è stato un rapporto istituzionale, io da sindaco di Amatrice, lui da governatore della Regione. Ma se lo avessi voluto sostenere, non mi sarei candidato».

E col centrodestra? Se dovesse vincere il loro candidato, dopo il voto potrebbe esserci una convergenza?
«Vediamo, prima va capito chi prenderà più voti. E cosa decideranno».

Le hanno fatto qualche offerta, per ritirarsi? C’è chi dice un assessorato, chi un posto in Parlamento, chi addirittura da sottosegretario alla Protezione civile. Solo voci?
«Mi hanno offerto di tutto, anche un seggio comodo comodo in Parlamento, con tanto di pensione».

E lei ha detto no.
«Ho rifiutato, certo. Io non sono tipo da compromessi e non tradisco le persone che mi hanno dato fiducia. Soprattutto mi faccia dire una cosa».

Prego.
«Non sono un uomo in vendita. Ho visto tanto calciomercato, in queste ore. Forse sono abituati, tutti, che ogni uomo ha un prezzo. Ma io non prendo in giro le persone. Per questo le dico che non mi ritiro, garantito. Non mollo».

  Ultimo aggiornamento: 09:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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