Un maxi-concorso per i prof di religione, poi 12 mila maestri

Lunedì 11 Marzo 2019 di Lorena Loiacono
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Un maxi-concorso per i prof di religione, poi 12 mila maestri

Stretta finale sul concorso per i docenti di religione, a giorni verrà presentato un disegno di legge ad hoc. Entrano in classe per fare lezione, spiegano, danno i voti e partecipano agli scrutini di fine anno. Come tutti i docenti della scuola pubblica italiana, dalle elementari alle superiori, vengono retribuiti dallo Stato. Peccato che loro, gli insegnanti di religione, sono solo supplenti: tra loro infatti è precario più di un docente su due. 
Il motivo? Il concorso per insegnare religione non viene bandito da oltre 14 anni. E così la maggior parte resta precario, rientrando in graduatorie messe a punto dalla Cei, che rilascia l’abilitazione all’insegnamento. Ma non passano mai di ruolo collezionando tristi record di precariato che raggiungono anche i 25 anni. 

L’ULTIMA VOLTA NEL 2004<QA0>
L’ultimo concorso per i docenti di religione infatti, da cui sono stati regolarmente avviate le assunzioni a tempo indeterminato, risale al 2004. Da quel momento in poi, le nomine sono state solo annuali, quindi a tempo determinato, tanto che il numero degli insegnati precari ha superato quello dei colleghi di ruolo: sono 12.114 i docenti con contratto a tempo indeterminato a fronte dei 15.218 precari. Per loro infatti non ci sono state neanche classi di concorso dedicate. Anche la riforma della Buona Scuola, che con il piano straordinario di assunzioni ha immesso in ruolo oltre 100mila docenti precari, ha lasciato fuori la categoria degli insegnanti di religione. Un vuoto che ora si sta facendo sentire tra proteste sindacali e proposte di legge.
 
IL DL SEMPLIFICAZIONI<QA0>
Nel recente dl Semplificazioni era stato, infatti, presentato un emendamento a firma di Mario Pittoni, il senatore della Lega presidente della Commissione istruzione, ma poi il testo è stato messo da parte con gli altri provvedimenti relativi alla scuola. Anche perché intorno al concorso per religione, negli ultimi mesi, si sono concentrate le attenzioni di partiti, associazioni e sindacati sul piede di guerra. Il testo allora, nel giro di pochi giorni, verrà presentato come disegno di legge. Come sarà il concorso? Negli ultimi mesi l’idea era quella di far entrare tutti gli abilitati in un’unica graduatoria, con una sorta di sanatoria, bandendo un concorso riservato. Ma non è possibile. 
Il sottosegretario all’istruzione Fioramonti, nell’ultima interrogazione parlamentare, ha spiegato infatti che il concorso sarà ordinario e non riservato, come previsto dalla normativa attuale. Una corsia preferenziale comunque ci sarà: nel concorso ordinario, infatti, sarà prevista una quota riservata ai docenti che hanno almeno 3 anni di servizio alle spalle anche non consecutivi nell’arco dell’ultimo decennio. 

PRECARI STORICI<QA0>
E sono tanti, visto che molti sono precari da oltre 15 anni, alcuni anche da 25 anni. Tra questi ci sono anche i vincitori del concorso del 2004 ancora in attesa del ruolo. Per loro, secondo quanto specificato nell’emendamento, resterebbero valide anche le graduatorie di merito del vecchio concorso: agli idonei inseriti viene assegnato, ogni anno, il 50% dei posti vacanti e disponibili in ogni regione in base alla suddivisione territoriale prevista dalle diocesi. Il restante 50% dei posti verrà invece attribuito ai vincitori dei prossimi concorsi. 

ESAME ORALE<QA0>
Secondo l’emendamento, il prossimo concorso sarà un esame orale. Non è prevista la prova in inglese, visto che non è previsto l’insegnamento della religione in lingua straniera. Il Ministero dell’istruzione sta arrivando quindi ad una soluzione, coinvolgendo tutte le parti interessate: nella trattativa ci sono infatti il Ministero dell’economia e delle finanze, da cui partono ogni mese gli stipendi dei docenti precari e di ruolo, la Cei che rilascia le idoneità, i sindacati e le associazioni dei docenti stessi. 
Intanto il caso arriva anche alla Corte di Giustizia europea: «Chiediamo la stabilizzazione immediata dei docenti di religione, - dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief - in alternativa, sono già pronte le adesioni gratuite ai ricorsi al giudice del lavoro in attesa della sentenza del tribunale di Lussemburgo dove ci costituiremo». 
 

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