Scuola, flop delle lezioni con il telefonino: «I prof non li sanno usare»

Lunedì 3 Settembre 2018 di Lorena Loiacono
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Scuola, flop delle lezioni con il telefonino: «I prof non li sanno usare»
Smartphone sì, smartphone no: l’uso del cellulare tra i banchi di scuola ha tenuto banco per mesi e diviso in due l’opinione pubblica. Ma, a distanza di 7 mesi dalle linee guida emanate dal ministero dell’istruzione, che cosa è cambiato? Un ragazzo su due continua ad usare lo smartphone di nascosto, per giochi e chat, ma cresce anche la platea di quelli che, invece, in accordo con i docenti scaricano app per studiare e imparano a sfruttare la tecnologia anche per l’apprendimento. E l’esperta Daniela Di Donato, docente di lettere e animatore digitale nelle scuole presente nel gruppo di lavoro al Miur assicura: «L’uso dello smartphone nella didattica serve a sviluppare la condivisione e la creatività dei ragazzi, allo stesso tempo annulla l’isolamento che può provocare internet». 

LA SPINTA
In base a quanto previsto dalla commissione di esperti, voluta dall’ex ministra all’istruzione Fedeli, l’uso del digitale in aula resta una scelta dei singoli docenti e prevede comunque un approccio formativo alla tecnologia. Si tratta quindi di una spinta verso l’innovazione e il suo naturale sviluppo, per rendere i ragazzi maggiormente consapevoli e responsabili delle potenzialità del digitale. Resta quindi assoluto il divieto di usare lo smartphone in classe per chattare con gli amici, per giocare o per cercare soluzioni ai compiti in classe e suggerimenti per le interrogazioni. Eppure, secondo un sondaggio avviato dal portale skuola.net, uno studente su 2 continua ad usare lo smartphone in classe senza l’autorizzazione del professore e lo fa per chattare, consultare i social, giocare e fare ricerche. L’altra metà lo usa per motivi didattici e, tra questi, c’è quasi il 46% che ammette di utilizzarlo raramente ma c’è anche un 12% che assicura di usare internet e il proprio dispositivo con quasi tutti i docenti. 

I PIANI
Come vengono usati nella didattica lo smartphone o il tablet personale? Per scaricare le app dedicate allo studio, per fare ricerche e approfondire argomenti o semplicemente per prendere appunti in classe magari per condividerli con il gruppo. E non è poco visto che per il 12% degli intervistati, vale a dire oltre un ragazzo su dieci, lo smartphone è l’unico dispositivo tecnologico presente in aula. Quattro studenti su dieci assicurano di avere la lavagna multimediale Lim, il 19% oltre alla Lim ha anche un pc o un tablet. Qualcuno quindi resta fuori dall’avanzata della tecnologia in classe. Più di un ragazzo su 5, infatti, racconta che in classe non tutti i compagni sono dotati di un dispositivo utile al collegamento internet e che, in sei casi su dieci, i compagni lavorano in gruppo per facilitare il lavoro e integrare i ragazzi sprovvisti di strumenti tecnologici. Internet quindi, in un modo o nell’altro, è presente tra i banchi di scuola, sia con i dispositivi forniti dall’istituto sia con quelli personali e messi a disposizione degli altri.

Per gli studenti l’uso didattico dello smartphone è un’innovazione utile? Per un ragazzo su 3 tra quelli interpellati da skuola.net, lo smartphone in classe è inutile. Nell’altra metà c’è chi lo ritiene utile ma giudica impreparati i professori che non sanno come sfruttarlo nelle lezioni. Nei piani del Miur sono previsti corsi di formazione digitale per i docenti e, tra le linee guida varate lo scorso febbraio, è previsto anche il coinvolgimento delle famiglie e degli studenti. Ma un ragazzo su due assicura di non aver mai partecipato a incontri preparatori.

«Abbiamo incontrato tanti docenti soprattutto nelle province come Rieti o Matera, nell’ambito di Futura, con eventi dedicati alla formazione digitale e all’uso della tecnologia in classe - spiega Di Donato - l’obiettivo è quello di promuovere una didattica inclusiva, dovei ragazzi lavorano insieme, in gruppo, condividendo i loro lavori e portando i loro contributi. Se usato nella maniera giusta, lo smartphone per uso didattico riesce a superare anche lo spettro dell’isolamento e dell’abuso che a volte internet può portare. Del resto anche l’Unione Europea, nel maggio scorso, ha inserito tra le raccomandazioni quella di innalzare e migliorare il livello delle competenze digitali in tutte le fasi dell’istruzione e della formazione». 
Ultimo aggiornamento: 18:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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