La morte di Sara: «Impianto troppo vecchio, la piscina non è a norma»

Sabato 14 Luglio 2018 di Barbara Savodini
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Sara Francesca Basso

Non un bocchettone killer ma un impianto di aspirazione sovradimensionato e troppo potente: procedono in questa direzione le indagini sull’assurda morte di Sara Francesca Basso, la tredicenne di Frosinone rimasta vittima della piscina del Virgilio Grand Hotel di Sperlonga. La piccola, poco prima delle 17 di mercoledì, stava facendo tuffi e capriole quando è stata risucchiata sul fondo della piscina. La forza inaspettata del flusso d’acqua e un malore scaturito forse dallo spavento, potrebbero aver fatto perdere alla ragazzina il controllo della situazione. Un incidente sconfinato in tragedia nel momento in cui il corpo, trattenuto dall’aspiratore, non è tornato a galla.

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LE DEPOSIZIONI
Questo è quanto ricostruito dai carabinieri di Sperlonga, località balneare tra le più rinomate d’Italia, sulla base delle deposizioni di cinque persone: oltre al turista australiano e al medico di nazionalità romena che per primi hanno riportato a galla e tentato di rianimare la tredicenne, anche un milanese di 78 anni che si trovava a bordo piscina, lo chef del Virgilio Grand Hotel, un casertano di 36 anni, e un altro dipendente dell’albergo, un ragazzo di 28 anni di Aversa. Cinque racconti perfettamente coerenti tra loro, negli aspetti generali come nel particolare relativo alla frutta rimessa dalla piccola subito dopo le prime manovre di soccorso.
 

 

Quattro, al momento, le persone iscritte sul registro degli indagati per omicidio colposo: l’amministratore della società che gestisce l’albergo, il 40enne di Napoli Mauro De Martino, l’ex proprietario nonché gestore effettivo del quattro stelle, l’ingegnere di Parete (Caserta) Francesco Emini, il titolare dell’impresa che ha costruito la piscina, Ermanno Corpolongo, e il tecnico chiamato di tanto in tanto per fare lavori di manutenzione, il 52enne Nicolangelo Viola.

Come accennato, ma sarà la perizia tecnica a confermare o smentire tale ipotesi, l’incidente potrebbe essere stato causato dalla potenza dell’impianto di aspirazione che serve il vicino idromassaggio e che stando alle testimonianze raccolte non era in regola con le ultime disposizioni dell’Uni EN (l’ente italiano di normazione che con l’articolo 13451-1 disciplina le caratteristiche delle attrezzature per piscina). Di questo avviso anche l’addetto alla manutenzione che, secondo quanto trapelato, aveva più volte sollevato il problema ma che, di fatto, veniva chiamato solo per riparazioni occasionali non per certificare la sicurezza di un impianto costruito ormai diversi anni fa secondo le normative di quegli anni.

L’AUTOPSIA
Ulteriori dettagli, considerando che Sara Francesca Basso è deceduta al policlinico “Gemelli” 12 ore dopo l’accaduto, quando il pericolo peggiore sembrava scampato, potrebbero arrivare dall’esame autoptico che sarà eseguito oggi presso l’obitorio dell’ospedale di Tor Vergata dal medico legale Stefania Urso; ad affiancarla saranno i periti Augusto Canali e Daniela Lucidi, nominati rispettivamente dai familiari della vittima e dai legali dell’hotel. 
Anche sull’impianto di aspirazione le due parti in causa, oltre alla Procura di Latina, hanno chiesto una perizia tecnica. La dinamica surreale che ha trascinato e trattenuto sul fondo di una piscina a quattro stelle una ragazzina  nonché esperta nuotatrice, ha destato dolore e sconcerto ben oltre i confini locali. Impossibile non cercare responsabilità. Impossibile non chiedere giustizia per una piccola vita interrotta durante una vacanza che aveva tanto desiderato, per la disperazione di un padre, di una madre e di una sorellina di tre anni.
 

Ultimo aggiornamento: 12:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA