Roma, trappola Facebook per una quindicenne: adescata e violentata da 45enne

Mercoledì 31 Gennaio 2018 di Adelaide Pierucci
Un falso profilo Facebook e un mare di bugie. «Ciao, sono Manuel, ho venticinque anni, studio medicina. Sembri simpatica, chattiamo un po'?». La presentazione sul web ha tradito ogni aspettativa. Lei quattordicenne, abbindolata da video, messaggi e cuoricini, lui quarantacinquenne bugiardo e un precedente per violenza sessuale. Quattro mesi di corteggiamento e poi l'incontro fuori dalla scuola, l'idea di marinare le lezioni, una passeggiata col bus fino a un edificio abbandonato sulla Tiburtina, a Roma, e poi lo stupro, rimasto a lungo impunito visto che al primo giudice delle indagini preliminari non era bastato nemmeno che il falso Manuel chiamasse nella segreteria della scuola spacciandosi per il papà per poter parlare con la sua vittima, né la rivendicazione successiva con un sms al vero padre, per decidere che l'indagato dovesse finire in galera. «Ho sbagliato sicuramente», aveva scritto il falso studente, «Non mi interessa il tuo giudizio e quello di nessun altro. Dovevo aspettare che Marta (il nome è di fantasia) crescesse. Vero, mi sento in colpa». Ieri, la decisione di mandarlo a processo.

LA STORIA
Mario Abignente, è un quarantenne di origine napoletana, che leggendo gli atti si rivela stupratore, stalker, ossessivo e fortunato, visto che è riuscito a scampare alla galera, per la violenza e le successive persecuzioni nei confronti della ragazzina. L'aggancio avviene su internet, nell'agosto del 2014. Mario si presenta come Manuel, uno studente di medicina alle prese con esami ed esercitazioni all'università e la quattordicenne ci crede. Lui evita di mandare foto, usa un linguaggio giovanile, la riempie di attenzioni, e quando i genitori le sottraggono il telefonino gliene compra un altro. Il falso Manuel è un tipo che non molla. Chiama e invia messaggi anche durante le ore scolastiche. E se Marta non risponde si serve degli smartphone delle compagne.
Al primo appuntamento, si mostra per quello che è, un quarantenne. Marta lo incontra una seconda volta fuori dalla scuola, nei pressi di Montesacro, dove lui l'aspetta per vederla. La convince a marinare le lezioni, la fa addentrare in un edificio abbandonato sulla Tiburtina e la violenta. Lei si divincola e piange, ma senza scampo. Quindi sparisce da Facebook e whatsApp, chiude il pc e il telefonino. E soprattutto racconta tutto ai genitori e alle amiche. Ad un'amica arriva la comunicazione di Manuel: «Prima che Marta me lo raccontasse», dirà agli investigatori «Manuel mi ha scritto che aveva avuto un rapporto con lei. Mi ha detto che era lei che lo aveva voluto. Lui descriveva questa cosa dicendo che Marta piangeva dalla felicità e che era stata felice con lui. Quando l'ho raccontato a Marta lei era veramente distrutta».

NIENTE ARRESTO
Il gip che nega l'arresto scrive però che «a carico dell'indagato si configura un chiaro ed attuale pericolo di recidiva specifica in relazione ad entrambi i reati contestati, violenza sessuale e stalking, per l'incapacità del medesimo di tenere a freno pulsioni sessuali improvvise pur consapevole della minore età della vittima». Nonostante la condanna in appello per violenza dell'anno precedente, però, respinge la richiesta di arresto avanzata dalla procura per «lo stato di incensuratezza» e perché i continui messaggi vengono considerati frutto di «un malsano coinvolgimento emotivo sentimentale». A Manuel-Mario, che continua a mandare messaggini a Marta come alle sue amiche, viene vietato di avvicinarsi all'adolescente, alle compagne, alla scuola, alla famiglia di lei. L'uomo ora è in galera, ma per altri fatti. Ad aiutare la ragazzina ad uscire dall'incubo l'associazione Differenza Donna, e uno dei suoi legali Geraldine Pagano.
  Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio, 16:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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