ROMA

Vecchie famiglie e nuove gang a Ostia: così cambia la geografia criminale

Giovedì 30 Maggio 2019 di Mirko Polisano
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Vecchie famiglie e nuove gang a Ostia: così cambia la geografia criminale
Il sangue e le coltellate in centro e in pieno giorno a Ostia e la morte di un giovane di 19 anni. Poche settimane fa, una sparatoria in un pub per una donna contesa. Sul litorale di Roma, le questioni si risolvono tutte allo stesso modo: con coltello e pistole. Poco possono le forze dell’ordine davanti a questa imprevedibile mattanza. Ma chi ha le armi facili è perché è abituato a usarle, lavorando al soldo dei clan, per esempio, che cercano di dominare sul mare della Capitale.

Le operazioni dei carabinieri e delle forze dell’ordine sono costanti e hanno portato a decapitare i vecchi nomi della mala del litorale di Roma: Spada, Fasciani, Triassi. In questo vuoto di potere gli «emergenti» provano a fare il salto di qualità. È la voglia di riscatto di chi ha fatto parte della «manovalanza» e ora vuole crescere, decidendo di «mettersi in proprio». Come i Costagliola e i Sanguedolce ad Acilia, oppure come i cosiddetti «cileni». Le famiglie sudamericane al soldo delle grandi e note organizzazioni criminali che occupano i bassifondi di Ostia Nuova, a poche centinaia di metri dal porto, e che ora vogliono prendersi la piazza. 

L’ESCALATION
L’escalation degli ultimi episodi di cronaca non passa sotto traccia. Prima i roghi alle auto dei boss, poi gli spari contro le abitazioni degli affiliati dei clan. Prima ancora ci sono state le aggressioni, la più famosa quella della testata di Roberto Spada, il reggente del clan secondo i pm, nei confronti di un giornalista della Rai. Solo poche settimane fa, il ferimento di un pluripregiudicato accoltellato davanti alla palestra di Roberto Spada e che un anno fa scampò a una gambizzazione. Non è neanche di dieci giorni fa, una spedizione punitiva all’Idroscalo. Un 60enne è stato ridotto in fin di vita sull’uscio di casa da colpi di accetta. Uno degli esecutori materiali è stato assicurato alla giustizia. Si tratta, anche in questo caso, di cileni che hanno agito per motivi di droga.

L’ASCESA
L’ascesa dei nuovi boss sta minando la pax criminale in città e soprattutto in quelle vie considerate da sempre il feudo degli Spada e dei Fasciani e, dunque, intoccabili e inarrivabili per chiunque. A Ostia, nulla è come davvero sembra. Dietro ogni fatto di sangue c’è la regia dei boss. I «signori del mare» che controllano un territorio strategico, crocevia di droga tra il sud e l’estero. Sono un esempio i grandi traffici di stupefacenti sgominati dai carabinieri del Gruppo Ostia. Solo una settimana fa, smantellata un’organizzazione criminale che importava ed esportava droga dall’Albania, ancora prima un’altra che lavorava in Andalusia. Epicentro Ostia, strada a metà tra l’aeroporto di Fiumicino e il porto di Civitavecchia. La geografia criminale cambia e cambiano i nomi. A Nuova Ostia non sembrano esserci più subalterni e «cani» delle grandi organizzazioni, ma veri clan, ciascuno dei quali vuole comandare. Lo Stato non è assente. Le continue operazioni hanno dato un duro colpo al fiorente mercato della droga che tra questi palazzi e tra queste strade non aveva mai incontrato grandi ostacoli. Prima d’ora.
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