ROMA

Roma, tra destra e affari, la strana lobby che ha “arruolato” il sindaco 5Stelle

Sabato 17 Dicembre 2016 di Claudio Marincola
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Quando le indagini sul caso Marra saranno chiuse e tutto, speriamo, sarà più chiaro bisognerà comunque rispondere a molte domande. Una su tutte: perché Virginia Raggi ha legato tutto, forse anche il suo destino di sindaco ad un ex ufficiale della Finanza, ex braccio destro di Alemanno? Fedele al punto da rompere i rapporti con le sue più strette alleate Paola Taverna e Roberta Lombardi? Da rispondere «no» al capo indiscusso del M5S Beppe Grillo, ignorando i consigli di chi ha tentato in tutti i modi di metterla in guardia? Nei giorni più caldi, quando il pressing aumentava, Marra poteva mostrare agli amici più affidabili gli sms «di Virginia» che gli scriveva «Grillo mi ha chiesto la tua testa ma io resisto». A testimoniare un rapporto consolidato, di fiducia assoluta, intimo, nato quando l’ex finanziere, all’epoca ancora sbarbato, le fu presentato dall’attuale vicesindaco Daniele Frongia del quale era diventato amico e confidente. La spia a L’Avana che forniva agli esponenti grillini le frecce da scagliare contro Marino. 
Ma chi era Marra, chi aveva dietro? E perchè la Raggi gli ha dato spazio? L’ex capo del personale capitolino ha sempre fatto dei partiti un uso disinvolto, salendo e scendendo, infilandosi nei carrozzoni. E ancora di più legandosi agli uomini.

LA LOBBY
A Franco Panzironi, ad esempio ai tempi in cui guidava l’Unire, feudo per molti anni in comodato d’uso alla destra. Meglio se disinvolti, per non dire disposti a tutto, proprio come l’ex segretario generale dell’Unire futuro amministratore delegato Ama. Sarà un caso, ma il nome di Panzironi, finito nell’inchiesta per Mafia capitale, conduce dritto all’ex assessore Paola Muraro, la protetta della Raggi che si è dimessa 3 giorni fa dopo essere stata indagata per abuso d’ufficio. E sarebbe stato proprio Panzironi a offrirle sette contratti di consulenza per un totale di circa 500 mila euro. 
Ma la filiera della lobby nera non finisce qui: nello staff della Muraro compare Elena Di Pisa, figlia della segretaria del senatore Andrea Augello e di Pasquale Belsito, ex terrorista nero. Due favori, due piccioni con una fava, commenta qualcuno 
E Marra? L’ex finanziere è legato da sempre alla Curia vescovile di Salerno e monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno. Qualcuno dice anche all’Opus Dei ma nessuno può veramente provarlo. Fioriscono anche leggende su presunti rapporti con la Massoneria. Lo studio legale Sammarco, per alcuni la zona grigia, per altri il luogo che avrebbe “inventato” la Raggi, si tiene distante. Non si fida di Marra.

PORTE GIREVOLI
Ma torniamo all’Unire.Certi posti, si sa, hanno le porte girevoli e Marra le apre per arrivare a Gianni Alemanno, l’ex sindaco che lo mette a capo del dipartimento Politiche abitative. Anche in questo caso a farlo incontrare con un sindaco non è una tessera di partito, ma le referenze di una lobby con molte zone oscure. Più dei cuori neri, dei vecchi militanti in cerca di un posto, ci sono amministratori che fanno un uso dissennato delle partecipate. 
Marra nel 2010 è in splendida forma. Un cane da tartufo. Fa arrivare ai giornali, segretamente, un dossier dettagliato con le spese folli del comune di Roma. Sono le cifre dell’emergenza abitativa. Salvatore Buzzi ai tempi è ancora il piccolo capo di una cooperativa che manda i suoi soci ex carcerati a protestare contro il Campidoglio per farsi pagare i sospesi. Il business dei senzatetto è un affare milionario. Sotto i riflettori finisce anche l’Arciconfraternita. E l’ex finanziere fa le valigie ma casca in piedi. Va alla Rai e poi alla Regione Lazio governata da Renata Polverini, trasferimenti che ottiene in un lampo. Ed eccoci al domandone iniziale Dov’è la destra? Dov’è la sinistra? Marra si barcamena. Resta a galla anche perché nel frattempo sono arrivati i grillini e lui punta tutte le sue fiches su Daniele Frongia, l’ex ricercatore dell’Istat passato anche lui negli uffici di Andrea Augello. Virginia Raggi lo arruola tra i suoi fedelissimi e inizia la guerra con Michele Minenna, l’ex assessore al Bilancio e con l’ex capo di Gabinetto Daniela Raineri, costretti entrambi a dare le dimissioni dopo l’ennesimo affondo di Marra. E nel cerchio magico della lobby nera finisce la Raggi. 
Ultimo aggiornamento: 01:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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