Ricorso dei pm romani: «Stop alla registrazione dei figli delle coppie gay»

Ricorso dei pm romani: «Stop alla registrazione dei figli delle coppie gay»
di Valentina Errante e Sara Menafra​
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Lunedì 25 Giugno 2018, 02:24 - Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 08:43

Sui giornali e nella vita di alcuni comuni, in particolare Torino e Roma, la pratica è data ormai per scontata: due padri o due madri di bambini nati all’estero, vengono riconosciuti già all’anagrafe come genitori a tutti gli effetti, entrambi con medesimi ruoli e peso davanti alla legge, senza dover passare per l’adozione. Una prassi che ora, però, la procura di Roma ha deciso di impugnare, avviando una vera e propria causa in sede civile che sarà presentata nelle prossime ore.

Partendo dall’assunto che quel che accade negli uffici comunali è un riconoscimento che la legge sui diritti delle coppie omosessuali, la cosiddetta legge Cirinnà, non ha previsto. L’impugnazione da parte di piazzale Clodio riguarderà la trascrizione omogenitoriale ottenuta da due coppie, una con due papà e tre figli e una con due mamme e due bambini. In entrambi i casi, l’anagrafe ha trascritto documenti provenienti dall’estero senza fare alcuna particolare istruttoria ma attenendosi alle indicazioni provenienti da una sentenza della Cassazione giugno 2016 che ha riconosciuto la trascrizione di un atto di nascita spagnolo per due madri, dopo il loro ricorso in appello.

IL RICORSO
Il gruppo di pm che si occupa di reati contro donne e minori, coordinato dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, dopo una lunga valutazione supervisionata dal procuratore capo, Giuseppe Pignatone, ha deciso di contestare l’intera procedura usando uno strumento che, per la verità, la procura attiva molto raramente e che consente di agire davanti al tribunale civile quando una legge venga considerata mal applicata, con danno per l’interesse pubblico. L’azione della procura di Roma non contesta le adozioni da parte di coppie gay, ovvero la stepchild adoption, che ha passato il vaglio del tribunale in più di una occasione all’interno di una valutazione «caso per caso» delle cosiddette «adozioni speciali» (categoria ampia che include anche quelle da parte dei nonni, ad esempio).

Il punto sono, invece, i riconoscimenti da parte dell’anagrafe di nascite avvenute all’estero. La prima a dare l’ok a decisioni di questo tipo è stata la sindaca di Torino, Chiara Appendino, che alcuni mesi fa ha riconosciuto tre figli di coppie omogenitoriali nati all’estero. Poi è stata la volta del comune di Gabicce mare.

A poche ore di distanza dal caso marchigiano, stessa cosa è avvenuta a Roma per una bambina, nata in Canada e lì registrata come figlia di due papà. All’epoca, l’avvocato delle famiglie arcobaleno Alexander Schuster aveva salutato la decisione romana come una svolta importante perché legittimava definitivamente la prassi della gestazione per altri: «Dopo alcuni mesi di confronto con gli uffici comunali e grazie alla sensibilità di tecnici dello stato civile che hanno ponderato tutti gli argomenti pro e contro, senza intervento di alcun giudice, l’esito è stato la piena trascrizione ed efficacia in Italia dell’atto di nascita canadese», aveva detto.

ULTIMA PAROLA
Ma proprio qui sta il punto: al momento di votare la legge che ha portato al riconoscimento delle unioni civili tra coppie gay, il parlamento ha esplicitamente discusso ed infine escluso il riconoscimento dei figli nati dalla “gestazione per altri” come bambini che fin dal principio hanno due genitori pienamente legittimati sul piano civile.

La prassi attuata dall’anagrafe di Roma, Torino e Gabicce (ma nel frattempo anche in altri comuni, piccoli e grandi) ha superato la discussione senza alcuna previsione di legge. Una scelta illegittima, dice oggi la procura, anche se è possibile che gli stessi comuni stiano rivalutando la decisione presa, se è vero, come spiegano le associazioni delle famiglie «arcobaleno» che negli ultimi tempi i riconoscimenti stanno, perlomeno, rallentando. Ad occuparsi della vicenda saranno presto - ma in modo parallelo rispetto all’atto della procura di Roma - le sezioni unite della Cassazione. Dopo la sentenza del 2016, i giudici supremi hanno deciso di affidare all’unico collegio che ha il potere di fissare in modo definitivo la giurisprudenza, il caso una trascrizione avvenuta a Trento, dopo il ricorso davanti alla corte di appello, per una coppia di due papà che avevano fatto la gestazione per altri in Ontario. La decisone avverrà in autunno. 

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