ROMA

Precari a Roma, scienziati al Polo: laureati a La Sapienza e scelti da atenei Usa

Domenica 18 Dicembre 2016 di Enzo Vitale
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«Spero che l’umanità non perda mai il coraggio di alzare lo sguardo al cielo e desiderare di raggiungere le stelle. Tradotto, spero che non si smetta mai di credere nei propri sogni. Del resto è quello che ho fatto io, ed eccomi qua».
Ed eccolo là, Alessandro Schillaci, classe 1978, giovane astrofisico romano, catapultato dall’Università La Sapienza direttamente al Polo Sud. Da precario in Italia a Postdoctoral researcher presso Caltech, il California Institute of Technology, il tempio della ricerca scientifica dove sono avvenute le più importanti scoperte degli ultimi 50 anni. Alessandro fa parte di quella schiera di giovani ricercatori che è riuscita a guardare oltre i meri confini del suo Paese. Con sacrificio, ma soprattutto con tanta tenacia, è riuscito a coronare i suoi sogni di giovane scienziato.

PROTAGONISTI
In questa avventura non è solo, c’è anche il più giovane Lorenzo Moncelsi, classe 1982 di Passignano sul Trasimeno, anche lui laureato a Roma presso la facoltà di Fisica de La Sapienza. Ora ambedue sono stati inseriti in un team internazionale composto dagli atenei più prestigiosi della Terra: Caltech, Harvard, Stanford e Minnesota University. Con i due telescopi Keck Array e Bicep3 stanno affrontando la sfida più ambiziosa della cosmologia moderna: osservare i primi istanti dopo il Big Bang. «In Antartide -esordisce Schillaci via telefono dalla base Amudsen-Scott- siamo alla ricerca di quel segnale di radiazione cosmica a microonde sotto forma di una impronta indotta da onde gravitazionali primordiali». «Per la qualità dimostrata e l’importanza della ricerca -ribatte Moncelsi dalla stazione antartica Usa di McMurdo-, il team è stato recentemente finanziato per circa 10 milioni di dollari per costruire 4 telescopi, un progetto (il BICEP-Array, ndr) che ci terrà occupati per molti anni ancora. Con tutta probabilità -ammette fiero Moncelsi- i nostri nuovi strumenti raggiungeranno un livello di sensibilità tale da catturare finalmente l’elusivo segnale del Big Bang». Non solo Antartide, il pellegrinaggio scientifico dei due giovani italiani ha calcato altre nazioni, altri luoghi del pianeta. Cile, Gran Bretagna e Usa per dirne alcuni. «Dopo il dottorato a Roma -risponde Schillaci- ho lavorato per 5 anni come assegnista partecipando a numerosi esperimenti in ambito Cosmologico, con all’attivo quattro missioni in Antartide e due in Artide. Ma come tanti altri prima di me, il precariato italiano mi ha sfinito, e quindi ho preso coraggio e ho deciso di fare il grande balzo. Grazie al mio curriculum e alla preparazione ricevuta in Italia, alle mie richieste hanno risposto l’Illinois University e l’ateneo di Princeton in New Jersey. La prima mi ha proposto un anno come Winterover in Antartide e l’altro 12 mesi come Resident astronomer in Cile nel deserto di Atacama per l’Atacama Cosmology Telescope. Ho optato per il Cile». 

L’AVVENTURA
E così da un giorno all’altro il giovane romano si ritrova nel deserto più secco del pianeta a risolvere ogni genere di problema che può capitare a un telescopio gigante a 5.200 metri di quota. «Un anno incredibile -continua a raccontare-. Mi viene riconosciuto il merito di aver gestito l’Osservatorio in un modo eccellente e a questo punto mi viene offerto un secondo anno al telescopio, ma la voglia di tornare nel mondo prevale e accetto invece un postDOC all’Universidad Catolica de Chile a Santiago del Cile nel gruppo di Cosmologia Sperimentale del professor Rolando Dunner. Il gruppo è giovane ma il Cile -afferma- è in piena crescita e vengo subito messo nella condizione di contribuire con la mia esperienza nel campo. Ma ecco all’improvviso l’occasione della vita: ricevo una offerta per tre anni di postDOC al California Institute of Technology. Sono solo a Santiago e il cuore mi salta in gola per l’emozione... Il Caltech! Il posto da dove sono uscite le maggiori scoperte di fisica e astrofisica dell’ultimo mezzo secolo. Il posto di cui leggevo sulle riviste di Astronomia all’età 9 anni!».

«Io invece ho lasciato l’Italia per inseguire le mie ambizioni da scienziato -ribatte Lorenzo Moncelsi-, ed in particolare da cosmologo sperimentale. In Italia c’è un gruppo di eccellenza a La Sapienza guidato dal professor Paolo de Bernardis. Dopo la laurea andare all’estero mi è sembrato il naturale passo successivo. Prima a Cardiff, nel Regno Unito, e poi qui in California al Caltech». Ed ecco l’amara constatazione: «Personalmente -continua- non vedo opportunità di rientro in Italia nel futuro immediato. Il Nord America e molti Paesi europei offrono molte più opportunità con compensi e benefici tipicamente superiori». Ma il colpo finale arriva da Schillaci che va ancora oltre: «In Italia ammette- ho vissuto mille preoccupazioni legate al mondo del lavoro. Invece di incoraggiare e stimolare le idee, queste ultime vengono inspiegabilmente represse. Da quando sono partito sento parlare solo dell’obiettivo scientifico: dal laureando fino al professore sono tutti uniti e compatti. Il mio futuro? Non voglio fermarmi. Magari fra tre anni cambio di nuovo Paese. La Cina, ad esempio, sta crescendo molto e investe tantissimo nella ricerca. Io -chiosa Alessandro- vado dove il fuoco della scienza è più vivo». Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre, 19:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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