Pizzarotti: «I 5 stelle prigionieri dei loro veti, sulle Olimpiadi non ripetere l’errore fatto a Roma»

Mercoledì 14 Marzo 2018 di Mario Ajello
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Federico Pizzarotti è stato il primo sindaco grillino, a Parma, che si è dovuto misurare - fino alla fuoriuscita dal movimento - con la difficoltà di conciliare la cultura del no di buona parte del gruppo di provenienza con l’esigenza di evitare l’immobilismo e di dare sviluppo a una città. 

Sindaco Pizzarotti, a Torino sul dossier Olimpiadi si stanno scontrando, in M5S, due culture: decrescita felice contro realismo di governo? 
«Succede che il movimento Cinque stelle è finito prigioniero dei suoi stessi veti».

Si è incartato da solo?
«Io spero ardentemente che questo incartamento finisca, e che venga superato nell’interesse della città». 

Nel senso che la candidatura alle Olimpiadi 2026 va presentata? 
«Ma certo! Non va ripetuto il gravissimo errore che venne fatto a Roma. La candidatura olimpica della Capitale è stata un’occasione persa e che invece andava colta. Lo stesso discorso vale per Torino. Non si può rinunciare a un volano di sviluppo essenziale per una città. Ogni evento di questo tipo porta ricadute positive, anche in caso di debiti, sul territorio in cui viene allestito. Le faccio un esempio lampante». 

Quale sarebbe?
«L’Expo di Milano. Fino a poco prima che cominciasse, non facevamo che sentire cose così: porterà guai, chissà quanto spreco di denaro, chissà quante ruberie... Ebbene, non è accaduto niente di tutto ciò. Milano è rifiorita. Voglio dire, insomma, che non bisogna farsi bloccare dal timore del peggio: ossia della corruzione. Le cose vanno fatte, con coraggio e lungimiranza, e nell’assoluta legalità che è la precondizione di tutto». 

Perché, prima a Roma sul no ai Giochi, e ora a Torino sul sì ai Giochi, M5S si spacca sempre al momento di decidere?
«Non si spacca sempre. Si spacca quando ci sono scelte cruciali. Penso allo stadio della Roma, penso al Tav. I grillini non sanno fare sintesi tra di loro. E questo produce immobilismo».

Imbarcano persone troppo diverse e poi, al momento delle grandi scelte, queste diversità esplodono?
«C’è un certo tipo di visione intransigente in molti di loro. Serve una consapevolezza della realtà, che talvolta manca. Pagano un’impostazione troppo da opposizione, e alcuni di loro non riescono a superarla. Hanno, per storia e per provenienza, un’attitudine iper-critica che non risparmia nessuno. Neanche se stessi. Infatti ora si scagliano addirittura contro Grillo, oltre che contro la Appendino». 

Ma Grillo, contrarissimo a Roma olimpica, perché è favorevole a Torino olimpica? 
«Perché si rende conto che non si può dire sempre no. In lui ha pesato l’opinione della sindaca che i Giochi li vuole. E ha pesato, assai, l’opinione di Di Maio. Il quale non può essere estraneo a questo cambio di linea. Dovendo andare al governo nazionale, se ci andrà, è il primo a sapere che serve mostrarsi ed essere intraprendenti, senza più paraocchi ideologici. Non si può aspirare a guidare un Paese, arroccandosi in una mentalità da opposizione».

Provano a cambiare ma in fondo sono sempre uguali i grillini o almeno parte di loro?
«Mi sembra che ragionino secondo la convenienza del momento. Più che agli obiettivi, in questo caso quello di dare a Torino una grande opportunità di crescita, guardano al consenso. Ora gli serve il sì, così come prima gli serviva il no. Peccato che dal no c’è ancora chi non si sgancia, senza capire che è possibile se non doveroso andare avanti, nell’interesse della collettività, rispetto a ciò che si è stati prima. Questa si chiama politica».

La candidatura torinese si farà?
«Non lo so. Se i 5 stelle saranno schiavi di opinioni di minoranza, non si farà. E Torino verrà privata di un’enorme chance. Quel che dissi quando Roma rifiutò di partecipare alla gara lo ripeto, sempre come battuta, adesso: Parma è pronta a candidarsi per le Olimpiadi!».
 

Ultimo aggiornamento: 13:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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