Parigi generosa a spese degli altri e il vizio italico di lodare lo straniero

Mercoledì 13 Giugno 2018 di Mario Ajello
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Somiglia alla testata di Zidane. E’ un gesto rabbioso quello del governo francese contro l’Italia. Ed è malinconico vedersi precipitare in questo derby, scatenato dalla paura della Francia di non avere più un’Italia che accoglie anche per loro. Che invece prediligono la comoda posizione di chi produce le scene inguardabili dei campi di disperati al confine di Ventimiglia. Pro domo propria, ecco allora che il tribunale etico d’Oltralpe scatena su di noi epiteti così: «Cinici, vomitevoli». Ma allora la Francia che vuole ergersi a non «cinica» e a non «vomitevole» cominci prendersi la sua quota di immigrati. Al posto di produrre format violenti come quella della caccia allo straniero a Bardonecchia, o della donna africana incinta che sorpresa su un treno mentre clandestinamente entrava in Francia è stata malmenata.

Un Paese che s’è distinto per comportamenti hard nel respingimento ora si maschera da buonista contro l’Italia per regolare conti che sono tutti suoi. Macron nella Francia infiammata dalle proteste di sinistra contro la riforma del lavoro doveva dare un segnale alla gauche, e così nasce la polemica di pronto impiego: quanto sono cattivi gli italiani! Che è un po’, questo uso politicista del dramma immigrazione, quello che sta facendo la Spagna. Che cosa c’è di meglio per un governo di sinistra, che deve mostrare il proprio marchio di isquierda e soprattutto deve legittimarsi agli occhi della sinistra e di tutti gli altri perché non è stato votato da nessuno, che cavalcare il politicamente corretto e sfoggiare un’anima bella solidarista aprendo l’ingresso alla nave dei poveri? 

STEREOTIPI
Appena l’Italia fa l’Italia, e non corrisponde più allo stereotipo insultante da sempre in vigore Oltralpe - «Ah, les italiens...», sospirava Charles De Gaulle, per non dire dell’insultante risatina di Sakorzy insieme alla Merkel - scatta il riflesso condizionato dei francesi d’ogni credo e colore politico. Un mese dopo il trionfo degli azzurri ai mondiali di calcio del 1938, Gino Bartali vinse il Tour de France e «ai francesi - come avrebbe cantato il sommo Paolo Conte - ancora gli gira». Sì, gli gira. Sembra lesa maestà che, a fronte di Macron abilitato a dire «prima i francesi» (all’interno dell’Europa), anche da noi si cominci a sostenere «prima gli italiani» (sia pure in un quadro comune). Non si accetta che un Paese troppo poco attento ai propri interessi nazionali in questi anni voglia finalmente difenderli, senza sciovinismi o tentazioni autarchiche. Esattamente come fanno i nostri partner transalpini. Il cinismo italiano quale sarebbe, quello di voler affrontare, per esempio, la questione della Libia in un piano di parità con i colleghi europei e non con l’Italia in contumacia? 

La Francia che ha riscoperto la generosità è la Francia che non l’ha mai adottata granché sugli scacchieri internazionali. Ed è la Francia delle banlieu-ghetto a Parigi e nelle altre città. E come andrebbe definito questo Paese che nel 2017, giusto un anno fa, ha chiuso i porti e i confini nonostante l’Italia del premier Gentiloni avesse chiesto una mano? 

Ma una cosa hanno di buono i francesi. Anche nelle scelte sbagliate, e nelle pessime offese agli altri, mantengono a modo loro un senso patriottico e fanno squadra. Quaggiù, viceversa, si aspetta l’imbeccata in arrivo da fuori, per cavalcarla contro i nemici interni. Ma sul classico autolesionismo italiano, impastato di insopportabile subalternità culturale, si potrebbe aprire purtroppo un altro capitolo.  © RIPRODUZIONE RISERVATA