Netflix nel pacchetto Sky, ora si allarga la guerra delle tv a caccia del magico “streaming"

Venerdì 2 Marzo 2018 di Roberta Amoruso

ROMA Contro 117 milioni di abbonati in giro per il mondo, in 190 Paesi, è meglio non andare alla guerra. Meglio farseli “amici”, e quindi fare un’alleanza. Deve aver pensato questo un big della pay tv come Sky (23 milioni di abbonati Ue) quando ha deciso la svolta “con” e non “contro” Netflix in Europa. Ma questa è soltanto l’ultima mossa di una sfida cruciale: far tornare i conti in un mercato delle tv che in tutto il mondo assiste all’impennata della televisione on-demand a danno di quella cosiddetta “lineare”, cioè tradizionale. Anche le pay tv, in affanno, si trovano a imitare il modello on-demand, un menù super-ricco di contenuti da consumare dove e quando vuoi. E questo perché quel mix micidiale di video accessibili su richiesta, offerta digitale degli over the top, come Netflix o Amazon, insieme al moltiplicarsi degli schermi a disposizione del consumatore, ha di fatto indebolito l’offerta televisiva costringendo anche i big dei media Usa ad andare a caccia di un nuovo modello.

I TRE TITANI
Così già da tempo si agitano tre tycoon dei media come Brian Roberts, il numero uno di Comcast, Rupert Murdoch, il patron di 21st Century Fox (azionista di Sky) e Bob Iger, l’amministratore delegato di Walt Disney. Quest’ultima, la più grande compagnia di media ed entertainment del mondo, si è mossa per prima per agganciare il mercato dello streaming. Il patto da 52,4 miliardi di dollari siglato a fine 2017 con Murdoch per acquistare gli studios e la pay tv della 21st Century Fox punta proprio a imporre la major di Topolino come campione dello streaming video. Al termine del processo di trasformazione, Disney avrà tre piattaforme di streaming video con le quali catturare il pubblico in fuga dalla televisione tradizionale. Ma Iger, si sa, conta soprattutto su Sky, finora controllata al 39% da casa Murdoch. La stessa 21st Century Fox ha infatti lanciato da tempo un’offerta da 11,7 miliardi di sterline pur di portare a casa il 100% della pay tv per poi passare la mano a Iger. Tutto studiato nei dettagli per portare a Murdoch una rotonda plusvalenza e per dare a Iger le chiavi per affrontare la concorrenza degli Over the Top. Peccato, però. che si sia già messo, di traverso l’Antitrust inglese, per niente convinto sul dossier. Un’occasione perfetta per permettere alla Comcast Corporation, il più grande operatore televisivo via cavo degli uSA (proprietario di Nbc, Cnbc, Universal e Dreamwork) di fare la sua mossa. Roberts ha dunque lanciato un’offerta da 22,1 miliardi di sterline (circa 25 miliardi di euro) su Sky per puntare sul mercato Ue. La proposta è superiore a quella di Murdoch, ma non si possono escludere rilanci. In ogni caso, la battaglia si preannuncia dura. Perché questa volta non sarà facile convincere Roberts a mollare la presa. Già anni fa il numero uno di Comcast aveva fatto la sua offerta per comprare la Walt Disney guadagnando un secco “no grazie”. Più di recente ci aveva provato con Murdoch: avrebbe comprato l’intero pacchetto della 21st Century Fox. Ma Murdoch ha preferito Iger. Chissà che non sia arrivato ora il momento della resa dei conti. 
In questo contesto si inserisce, a stretto giro di boa, la mossa di Sky con Netflix. Un nuovo scenario con il quale fare i conti in Europa anche per gli altri competitors. A partire da Vivendi che finora puntava sulla joint venture tra la pay tv di casa e la Tim, per prepararsi alla sfida di Netflix. Il contributo di Mediaset poteva essere prezioso. Ma a quanto pare, almeno per ora, il progetto franco-italiano della Netflix europea è congelato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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