La corte delle Muse di Nerone a Colle Oppio: nuove sezioni del grande mosaico parietale vengono alla luce

La corte delle Muse di Nerone a Colle Oppio: nuove sezioni del grande mosaico parietale vengono alla luce
di Laura Larcan
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Mercoledì 8 Giugno 2016, 00:22 - Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 13:25

E se la Domus Aurea avesse il suo musaeum segreto? Una corte delle Muse, un luogo di palpabile magia dedicato al rendez vous di poeti, un ambiente incantato con un ninfeo dalla volta stellata tempestata di paste vitree azzurre e oro, da cui sgorgava acqua, e impreziosito da conchiglie, motivi rocaille e pietra pomice che evocavano l’atmosfera di una grotta artificiale. Che sia l’antro delle arti di Nerone, magari con una dedica speciale a Virgilio? La suggestione è forte e il dibattito tra gli archeologi in queste ore è febbricitante. Il ventre del Colle Oppio custodisce questo gioiello. Si tratta del cosiddetto criptoportico, la galleria sotterranea sud occidentale che sosteneva le soprastanti Terme di Traiano. Nell’estate del 2011 calamitò l’attenzione mediatica per la scoperta di un monumentale mosaico parietale. All’epoca, la figura maschile che spiccava al centro della scena venne identificata con Apollo. E sempre questa galleria era salita all’onore delle cronache nel 1998 per aver restituito l’affresco a volo d’uccello della “Città dipinta”. L’ipotesi più accreditata, cinque anni fa, fu quella di un aristocratico edificio residenziale, edificato in quel limbo di storia tra la Domus Aurea e le Terme di Traiano. Quindi tra il 68 e il 109 d.C. Ma ora la sua interpretazione è rimessa in gioco. 

SCAVI E RESTAURI
Le indagini sono andati avanti sotto la guida di Rita Volpe archeologa della Sovrintendenza capitolina. Il mosaico è stato liberato da strati di terra, svelando una coreografia inedita di figure incastonate in una architettura concepita con virtuosismi illusionistici da moderno trompe l’oeil. Una frons scenae teatrale, con finte architetture animate da personaggi scolpiti in technicolor, dal bianco al giallo, rosa, verde, azzurro. Come attori in posa. «Siamo di fronte ad un unicum, il più grande mosaico parietale pre-cristiano, che si estende per sedici metri e riveste la parete oggi visibile per un’altezza di cinque, ma che dobbiamo immaginare alta il doppio». Eugenio La Rocca, sovrintendente capitolino di lungo corso e professore di Archeologia classica della Sapienza, punta alla svolta, come ha illustrato ieri nel convegno “Terme di Traiano: sopra e sotto”. Secondo La Rocca tante sono le vicinanze tipologiche, tra estro creativo e ricchezza dei materiali tra la Domus Aurea e il mosaico del Colle Oppio. «Ritengo verosimile una datazione all’età neroniana - spiega - Si tratterebbe di uno dei tanti padiglioni della Domus Aurea di cui peraltro mantiene l’orientamento, sparsi nel grandioso parco che Nerone aveva ideato dopo l’incendio del 64 d.C. Dobbiamo immaginare che tra un padiglione e l’altro ci fossero giardini, giardini e ancora giardini». La Domus Aurea venne realizzata, appunto, tra il 64 e il 68 d.C. Più cauta nell’interpretazione è Rita Volpe che pende per una fase cronologica successiva al 68 d.C. Ma tutti sono concordi sull’ipotesi del musaeum: «Questa sala doveva essere un luogo dove si incontravano intellettuali per ascoltare poesia e letteratura in un ambiente incantato e rarefatto con acque e decorazioni rocaille», dicono. Non era un edificio privato, ma «un ambiente di rappresentanza aperto agli intellettuali graditi all’imperatore». 

IL POETA
Il mosaico ora è uno spettacolo. Nel registro più basso riaffiorato dagli scavi spicca «l’unico personaggio concepito come ritratto - dice La Rocca - le orecchie a sventola, il volto ovale, le palpebre pendenti ai lati come ad evocare uno sguardo triste. È sbarbato. Quindi è un poeta. Perché non Virgilio?». Sfila, intorno, una coreografia di figure femminili di rara bellezza: «Personificazioni - dice La Rocca - che reggono in molti casi piccole ghirlande o coroncine». In alto, l’altra star: «Non c’è dubbio, si tratta di Diomede. Non più Apollo». L’obiettivo di Rita Volpe ora è aprirlo al pubblico: «Il progetto definitivo è pronto».
 
Tempi stimabili per il 2017. E non è tutto, perché gli studi della Volpe sul Colle Oppio hanno portato anche alla ricostruzione in 3D del complesso delle Terme di Traiano. Uno show hi-tech che per la prima volta svela l’esatta magnificenza e grandiosità del monumento sorto su progetto dell’archi-star imperiale Apollodoro di Damasco distruggendo la Domus Aurea e il padiglione del mosaico. Cinque anni di lavoro a cura di Stefano Borghini e Raffaele Carlani per riprodurre digitalmente l’esatta monumentalità degli alzati delle sale, frutto di rilievi archeologici e a laser scanner. Un picco di vertigine è la natatio, la piscina più vasta dell’impero: uno specchio d’acqua che sembra un mare urbano. 

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