Molti social, pochi ideali: i neo diciottenni e il voto

Molti social, pochi ideali: i neo diciottenni e il voto
di Antonio Calitri
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Martedì 2 Gennaio 2018, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio, 21:38

Alle politiche di marzo i ragazzi del ’99 (inteso come 1999) andranno per la prima volta a votare. Un debutto che apre le urne alla generazione Z, una generazione tutta nuova, la prima cresciuta sul web più che per la strada dove le generalizzazioni sono praticamente impossibili. E a maggior ragione devono far riflettere le parole rivolte da Mattarella ai neo diciottenni nel discorso di fine anno, delle vere e proprie indicazioni anche sociologiche ai partiti perché riescano a far arrivare questi giovani al voto, smettendola con slogan fantasiosi e inattuabili ma anche con il politichese ma facendo loro proposte realistiche e concrete. Le uniche che considererebbero.

DISINCANTO
Il discorso del presidente Mattarella, spiega Alessandro Amadori, vicepresidente dell’Istituto Piepoli, «nella sua semplicità ha toccato i punti nodali della post modernità e ha dato una chiara indicazione ai partiti di come intercettare i giovani al voto. Con queste elezioni infatti, debutta una nuova generazione, la generazione Z che presenta caratteristiche tutte nuove rispetto a quelle che l’hanno preceduta, totalmente de-ideologizzata, con un modo di pensare tutto nuovo, meno sistemico e soprattutto disincantata per mancanza di prospettive e fiducia nel futuro; più sensibile a proposte polarizzanti, a messaggi netti ma che soprattutto, come ha detto il presidente della Repubblica che sembra averlo capito meglio dei partiti, vuole proposte concrete».

Si tratta di una generazione combattente ma che non sa come combattere, spiega Enzo Risso, direttore scientifico di SWG: «Una generazione che vuole rimboccarsi le maniche ma non ha esempi da seguire e che si avvicina alla politica in maniera disillusa. Oscilla tra il ritorno a una visione idealistica della politica e il combattere il sistema capitalistico. Molto di centrosinistra, una buona parte grillina e infine una leghista».

Questi giovani, prosegue Carlo Buttaroni presidente di Tecnè, «sono attraversati da passioni tristi. Da certezze che li spaventano, dal fatto che staranno peggio dei loro genitori, avranno stipendi più bassi, difficoltà di arrivare a una buona pensione e qualità della vita inferiore. Sono anche cresciuti senza i riferimenti forti del passato come i partiti, la scuola, i sindacati ma soprattutto il loro percorso di vita è più instabile. Elementi che alle urne si trasformano in un voto legato al rancore, contro chi li costringe a questa situazione, alla convenienza di proposte che ritengono essere utili, al personaggio del momento».

SUD E NORDOVEST
Dai dati che vengono fuori da diverse ricerche, illustra Risso, la maggioranza di questi, si trova nel Sud (30%) e nel Nord Ovest (30%). Rispetto al passato appena il 20% è occupato, l’80% studia; il 55% vive in famiglie in condizioni medio basse e il 40% di ceto medio. Politicamente poi per il 43% di questi ragazzi, andare a votare è «faticoso» mentre il 37% non vota per protesta contro il sistema. Chi ha già deciso cosa votare, secondo Swg, per il 28% sceglie Pd, il 15% M5s, il 13% Liberi e uguali. Il 23% ritiene Matteo Renzi il leader più credibile, seguito da Luigi Di Maio (22%) e da Matteo Salvini (20%).

La caratteristica più importante di questa generazione, fa notare Buttaroni è che internet e in particolare i social non sono un mezzo ma un luogo dove si sviluppano relazioni come era la piazza in passato. Guardano poca tv, non leggono i giornali e si informano soprattutto su Facebook o con il passaparola. Conferma Risso: «Tutti stanno sui social, soprattutto Instagram e il 70% dice di sapere cosa sono le fake news». Tutto questo flusso continuo sul web, conclude Amadori, «ha trasformato la loro mente passando da un pensiero sistemico a uno frammentato. Sono più abili nella visione spaziale, meno nella logica verbale. Ma soprattutto ognuno è un mondo a sé e spesso con più personalità». 

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