Jacko, gli zombie e la rivoluzione pop: Thriller compie 35 anni

Domenica 9 Dicembre 2018 di Simona Orlando
Fu un’orda di morti viventi a dare vita alla storia del videoclip. Thriller di Michael Jackson compie 35 anni (uscì il 2 dicembre 1983), mantenendo intatti i suoi record: il primo video musicale ad essere girato in pellicola, ad andare in anteprima mondiale su Mtv e al cinema, l’unico inserito nella National Film Registry e capace di ispirare il più grande flash mob del pianeta (i 13.597 fan a Città del Messico nel 2009). Un successo per nulla scontato, in cui solo il Re del Pop, allora 24enne, e il regista John Landis credettero. Il primo vide il film del secondo, Un Lupo mannaro americano a Londra, e decise di fare un video horror con risvolti comici. Lo convocò con una telefonata notturna: «Sono Michael Jackson e voglio trasformarmi in un mostro».

LE RIPRESE
Landis accettò a patto di realizzare non un video ma un cortometraggio, cosa mai fatta prima. Jackson ne fu entusiasta. Doveva diventare un licantropo su quattro zampe ma non avrebbe potuto ballare. Fu sua l’idea di danzare con un gruppo di zombie: 18 ballerini professionisti e 4 di break dance, tumefatti dall’opera di 20 truccatori diretti dal maestro di effetti speciali Rick Baker e sincronizzati sulla coreografia di Jackson e Michael Peters. La più citata ed emulata. Da Justin Timberlake a Beyoncé, boy band comprese, hanno preso da lì l’idea della formazione danzante alle spalle. 

Girarono Thriller nell’ottobre 1983 a Los Angeles, sulla Union Pacific Avenue presa d’assalto dai ragazzini ispanici del quartiere. Sul set fecero visita Marlon Brando, Jackie Kennedy e Fred Astaire, che definì Michael «il più grande ballerino del secolo». Jennifer Beals (Flashdance) rifiutò la parte della protagonista femminile e fu scelta Ola Ray, ex coniglietta di Playboy. Ha spesso ricordato Landis: «Quando lo scoprii, chiesi a Michael: “Posso ingaggiarla lo stesso?” e lui: ”Certo”. Non credo sapesse di cosa stavo parlando». Il sesso sembrava non riguardare la popstar che manteneva l’aria del bambino prodigio perciò il regista chiese a sua moglie Deborah Nadoolman di disegnare un costume più virile e lei rese la giacca rossa di Jackson più iconica di quella che aveva creato per Indiana Jones.

LA CILIEGINA SULLA TOMBA
La voce gotica di Vincent Price, sulla title track che Jackson cantò totalmente al buio, fu la ciliegina sulla tomba. L’etichetta discografica era contraria al progetto, non intendeva spendere altri soldi, dopo i video di Billie Jean e Beat it. Il disco Thriller era al primo posto in classifica da un anno e non avrebbe potuto vendere di più, dicevano. Jackson si propose di sborsare di tasca sua 500.000 dollari per produrre quei 15 minuti su 35mm (un budget dieci volte superiore allo standard del tempo), poi con Landis pensò di finanziarsi realizzando un documentario di 45 minuti, The Making of Thriller, da vendere alle tv, salvo poi scoprire che i network non erano interessati.

FORZA CULTURALE
Alla fine tutto si risolse. Mtv mandò in onda il video il 2 dicembre 1983, fu subissata dalle richieste di ritrasmetterlo e conquistò la reputazione di nuova forza culturale. Thriller triplicò le vendite diventando il disco più venduto della storia e trasformò il mercato, mostrando che da un disco si potevano estrarre sette singoli e non solo tre (dopo di lui lo fece Springsteen) e che si poteva osare un lancio mondiale in contemporanea. Il documentario vendette quasi 10 milioni di copie e incrementò il mercato dell’home video, fino ad allora elitario. Tutti volevano la videocassetta, da comprare o noleggiare, e ne nacque un business. L’impatto visivo di Thriller aiutò ad abbattere le barriere razziali, aprì la strada ai clip di R&B e costrinse a puntare sulla qualità dei video, ormai nuova forma d’arte. Tutti si stupirono del trionfo tranne Jackson e Landis, che avevano intercettato la reazione del pubblico da due settimane, quando all’anteprima si erano alzati in piedi Liz Taylor, Diana Ross, Cher, Prince e Eddie Murphy, che urlò: «Fateci vedere di nuovo quella dannata cosa!».

I GUAI
Jackson passò non pochi guai. I Testimoni di Geova, di cui era membro, lo accusarono di promuovere l’occulto e lo minacciarono di scomunica. Fu costretto a inserire all’inizio la nota in cui dichiarava che il cortometraggio non rispecchiava le sue convinzioni religiose. Vinse tre Mtv Awards, due Ama e un Grammy, ad oggi il video supera i 722 milioni di visualizzazioni su YouTube. Ha cambiato tutto e da allora tutto è cambiato. I video musicali sono spariti dalla tv. Il tempo di attenzione umana su un contenuto è sceso a otto secondi, meno di un pesce rosso. Più corto è un video meglio è per la generazione clicca e fuggi. Esistono altri veicoli promozionali e il video, come il disco fisico, non è più l’unico modo per tradurre l’identità di un artista. Si mostra sui social. L’estensione visuale raccoglie più consensi se casalinga, a basso budget e magari fatta al telefonino. Con questi chiari di luna, l’ululato di Jackson non rischia alcuna sepoltura.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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