L'attore Marco Bocci debutta come scrittore con una storia di delinquenti cialtroni a Tor Bella Monaca: «E' il mio romanzo criminale»

L'attore Marco Bocci debutta come scrittore con una storia di delinquenti cialtroni a Tor Bella Monaca: «E' il mio romanzo criminale»
di Gloria Satta
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Lunedì 1 Febbraio 2016, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio, 20:33

Una storia d’amore, criminalità, ingiustizia, riscatto ambientata alla periferia di Roma. E un attore popolarissimo nel cinema, in tv e in teatro al suo esordio come scrittore. Marco Bocci, 37 anni, firma a sorpresa il suo primo romanzo: A Tor Bella Monaca non piove mai (Bookme- De Agostini libri, 224 pagine, 12,90 euro).
Allievo di Ronconi, lanciato dalla serie Romanzo criminale in cui era il commissario Scialoja, diventato una star grazie al ruolo dell’ispettore Calcaterra nella fiction Squadra Antimafia e alla vigilia di tornare in teatro nella parte di Modigliani diretto da Longoni, Marco (in attesa del secondo figlio dalla moglie Laura Chiatti) debutta nella letteratura con una storia piena di ritmo, suspence, dialoghi in romanesco e una buona dose di umorismo.

Protagonista del libro è Mauro, un ragazzo che cresce tra i casermoni senza molte prospettive e riga dritto finché la bellissima fidanzata Samantha lo lascia per un dottore. Deciso a riconquistarla, s’impone allora di dare una svolta alla sua vita. Anche a costo di prendere la strada sbagliata che s’intreccia con la mafia cinese...

Come mai lei, umbro di nascita, ha voluto raccontare Tor Bella Monaca?
«Conobbi questo quartiere anni fa portandovi lo spettacolo Padri: recitavamo all’aperto perché il teatro non esisteva ancora. Un sera un gruppo di ragazzini iniziò a gridarci “a imbecilli!”. La loro schiettezza mi divertì molto e sono tornato a Tor Bella diverse volte: buona parte del libro l’ho scritto in macchina, parcheggiato nelle strade del quartiere per coglierne l’atmosfera».
 
Quanto è stato influenzato da Romanzo criminale?
«Il libro di Giancarlo De Cataldo mi ha affascinato, come il successivo Nelle mani giuste, ma i miei protagonisti non sono assassini, solo delinquenti dilettanti e un po’ cialtroni che tra l’altro devono vedersela con un destino tutt’altro che amico. E un tema importante del mio romanzo è l’ingiustizia».

Perché?
«Il padre del protagonista lotta contro un inquilino moroso e con la burocrazia che non lo aiuta a ottenere soddisfazione. Mi sono ispirato a una vicenda capitata a mio padre».
Perché ha deciso di scrivere, il successo come attore non le bastava?
«Nelle pause del lavoro ho sempre buttato giù appunti, osservazioni, abbozzi di storie destinati però a rimanere nel cassetto. Ma quando ho cominciato a scrivere A Tor Bella Monaca non piove mai ho sentito l’esigenza di andare avanti e approfondire i personaggi».

Cosa significa il titolo?
«Nel gergo delle periferie “piove” indica l’arrivo della polizia». 

Teme che questa sua nuova sfida venga criticata?
«Se le critiche verranno le accetterò, come attore so di essere esposto al giudizio degli altri. E non ho la presunzione di essere il nuovo Dostoevskji».

La sua storia sembra pronta per lo schermo, ha già in programma di trarne un film?
«Se sarà possibile, sarei contentissimo. Non nascondo di averci pensato: mentre scrivevo vedevo già le immagini».

Intanto cosa farà?
«Ho appena finito di girare la fiction Solo che si svolge nel mondo della ’ndrangheta. E sono elettrizzato all’idea di tornare in teatro dal 5 febbraio a Perugia nei panni di Modigliani: è un personaggio oscuro, torvo, malato d’arte e di passioni».

Quanto le somiglia?
«Poco. Pur adorando il mio lavoro, sono una persona positiva, solare e al primo posto metto i sentimenti. Sempre».
 

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