ROMA

Manuel Bortuzzo riconosce chi sparò. Stupore davanti alle foto: «Perché l’ha fatto?»

Venerdì 8 Febbraio 2019 di Camilla Mozzetti

ROMA Quando papà Franco gli mostra le fotografie, Manuel sgrana gli occhi e dice: «Sono loro, questi due uomini mi hanno sparato». Li riconoscerebbe tra mille volti, Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, che la sera di sabato scorso in via Menandro (quartiere Axa a sud di Roma) hanno sparato contro di lui fuggendo poi a bordo di uno scooter.

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La giovane promessa del nuoto, a cui i medici hanno diagnosticato una lesione irreversibile del midollo spinale perché il proiettile di quella calibro 38 si era conficcato nell’undicesima vertebra, chiede al papà di guardare ancora quelle immagini e dice: «Non li avevo mai visti prima». «Ma perché – domanda – hanno sparato contro di me?». Papà Franco si riserva qualche secondo prima di parlare. Fa un grande respiro e prova a dare un senso a quella risposta che non dà consolazione perché non ne esiste una sola: «Hanno detto di aver sbagliato ma sta tranquillo – gli dice – li hanno arrestati». 

«ERRORE? USCIRE ARMATI NO?»
È solo in quel preciso momento che lo sguardo di Manuel riprende vita: «Sono contento» commenta il diciannovenne muovendo poi la mano a chiedere al padre di metter via il telefono con le foto dei due aggressori – rinchiusi ora nel carcere di Regina Coeli con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti – perché adesso c’è altro a cui pensare. Proprio il papà, che ieri ha incontrato gli agenti della Squadra Mobile e il Questore Guido Marino ringraziando le autorità per il lavoro svolto, taglia corto: «Quei due ora vogliono chiedere scusa ma potevano costituirsi subito, adesso non è possibile pensare al perdono, sono imbarazzato soprattutto per cosa dicono: “è stato un errore”, non è stato uno sbaglio, invece, prendere un’arma e andare a sparare ad un ragazzo».

«POSSO AVERE LA CIOCCOLATA?»
Le condizioni cliniche di Manuel intanto migliorano con il passare delle ore e anche se il diciannovenne ancora fa fatica a parlare, nel primo pomeriggio chiede ai medici di accontentare una sua piccola passione: «Posso avere un po’ di cioccolata?». Viene accontentato: mangia un “Twix”, scherza con i fratelli – Michelle, Jennifer e Kevin – abbraccia mamma Rossella e anche la pediatra di famiglia, che è arrivata da Treviso solo per lui, e saluta i compagni di nuoto che restano dall’altra parte del vetro nel reparto di Terapia intensiva. Manda un bacio a Martina, la sua fidanzata che quella notte era con lui di fronte al distributore di sigarette quando l’ha visto accasciarsi dopo la sparatoria. La ragazza risponde creando la forma di un cuore con le mani mentre al campione Gabriele Detti, che si allenava con lui al Centro federale di Ostia, il diciannovenne manda un messaggio vocale: «Ti riprendo alla prima occasione». 

«NON MI ARRENDO»
Non si arrende Manuel, il suo allenamento più duro è iniziato non appena ha riaperto gli occhi e compreso la sua condizione. Non lo spaventa il futuro che lo attende: «Ce la faccio sai? Io non mollo» dice a Massimiliano Rosolino che nel pomeriggio lo va a trovare dopo la visita del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e prima di stringere la mano alla sindaca Virginia Raggi che ha dato mandato all’Avvocatura capitolina di valutare la possibilità di costituire il Campidoglio come parte civile nel processo che lo riguarderà. 
Verosimilmente i medici scioglieranno la prognosi tra oggi e domani e le sue dimissioni potrebbero essere più veloci del previsto. La famiglia, supportata dalla Federazione nazionale di nuoto, è alla ricerca di una struttura riabilitativa dove trasferire Manuel. «Quello che ora conta – conclude il papà – è far di tutto per aiutarlo a riprendersi». Tra i centri che si stanno valutando, c’è il Santa Lucia di Roma ma anche l’istituto di Montecatone a pochi chilometri da Imola.

Ultimo aggiornamento: 13:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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