Manuel Bortuzzo torna in acqua un mese dopo l'aggressione: «È la mia vita»

Giovedì 7 Marzo 2019 di Simone Canettieri e Maria Lombardi
3
Manuel Bortuzzo, un mese dopo l'aggressione torna in acqua: «Questa è la mia vita»

Manuel torna in acqua e questa volta può lasciare andar via il tempo, senza inseguirlo. Non ci sono manciate di secondi da rubare, non c’è un cronometro da controllare a fine vasca. La sfida è un’altra e non ha misure e nemmeno medaglie: riconquistare bracciata dopo bracciata quel che può della vita che gli hanno rubato con un proiettile la notte del 3 febbraio, all’Axa. Erano in due, hanno detto è stato uno sbaglio, ora sono in carcere. Manuel sognava di essere quello che già era, un campione di nuoto anche se ancora un piccolo campione, e uno sbaglio l’ha portato lontano. «L’acqua è la mia vita», tuttora. E dopo oltre un mese di ricoveri torna lì, per la riabilitazione. E ci sarà da tenere a bada il cuore che andrà velocissimo come alla fine di una gara, e i pensieri e i ricordi che correranno più dei battiti. 

LEGGI ANCHE: Manuel Bortuzzo, un mese dopo gli spari il post per Martina: «Ero a terra e le dissi ti amo»

LA FORZA
«Se gli togli le gambe e gli togli pure l’acqua, allora è finita». Anche papà Franco aspetta questo momento con la stessa ansia del figlio. «La piscina è il suo mondo, abbiamo scelto la clinica Santa Lucia proprio perché c’è una vasca di 25 metri, per lui è troppo importante tornare a nuotare». Questione di ore, potrebbe succedere già oggi se Manuel è in forma, o domani. Questione di poco, pochissimo e Manuel Bortuzzo, il 19enne trevigiano paralizzato dal proiettile sparato alla periferia di Roma, ricomincerà i suoi allenamenti, con le gambe che non gli possono più dare velocità. La forza è tutta nelle braccia e nella rabbia che ci mette un campione a vincere sull’acqua. «Lui ce la sta mettendo tutta, quello che le persone fanno in un mese Manuel è riuscito a farlo in una settimana. Affronta la terapia con tenacia, vuole uscirne al più presto», papà Franco racconta dei progressi nella riabilitazione come fossero nuove vittorie. Ogni giorno ce n’è una. 
 

 

LA BATTAGLIA
Manuel torna in acqua, temperatura 32 gradi, nella piscina dell’istituto Santa Lucia dove è stato trasferito dal San Camillo il 18 febbraio. Il Centro spinale della fondazione è uno dei più avanzati nella ricerca e nella riabilitazione. Il proiettile della calibro 38 che gli hanno puntato addosso si è conficcato nell’undicesima vertebra. Lesione irreversibile del midollo spinale, la diagnosi dei medici del San Camillo dove il nuotatore ha subito due interventi, uno al polmone e l’altro per estrarre il proiettile. «Questo è il mio nuovo campo di combattimento». Il Santa Lucia, Manuel appena arrivato lì ha ringraziato in un video i medici del San Camillo e la squadra della Federazione nuoto, «un sorriso stampato in faccia» per quelli che gli scrivono, lo incoraggiano e sono tantissimi. Manuel diventato un esempio, «io non mollo». Anche se non potrà più misurarsi sulle distanze di Detti e Paltrinieri, ci saranno altri traguardi.

LA RACCOLTA
C’era Martina, la notte tra il 2 e 3 febbraio, accanto a Manuel, in via Menandro all’Axa. Nuotatrice anche lei, la fidanzata a cui pensava di dire ti amo. Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano fuggono in scooter dopo aver sparato, Manuel resta a terra con il proiettile nella vertebra. E adesso è lui a ricordare, «un attimo prima di non ricordare più nulla». In una storia pubblicata su Instagram a un mese esatto da quella notte dello sbaglio scrive: «Ora o mai più, lo deve sapere. Ed è lì a terra che ho preso il suo viso tra le mie mani e per la prima volta le ho detto: ti amo. Per me il 3 febbraio è stato questo». Martina è ancora accanto a Manuel. La famiglia (mamma Rossella, papà Franco, il fratello Kevin e le sorelle Jennifer e Michelle) fa avanti e indietro da Treviso e in questo mese è cresciuta un’altra famiglia, più grande di Treviso. Alla raccolta di fondi per aiutare i Bertuzzi ad affrontare i prossimi difficili mesi hanno aderito in tantissimi, anche famiglie di Axa.

«Ma perché hanno sparato contro di me?», ha chiesto Manuel quando il padre gli ha mostrato le foto di Maribelli e Bazzano, e lui li ha riconosciuti. Per sbaglio, la risposta che non potrà mai bastare. Perché a lui che non chiedeva altro che nuotare: 400 stile libero in 3.47, ed era solo un anno fa.

Ultimo aggiornamento: 20:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Addio Peluche, gli appelli per aiutarlo finiti nel vuoto

di Marco Pasqua

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma