SPREAD

I vicepremier trovano l’intesa: fondi per il piano anti-spread

Lunedì 29 Ottobre 2018 di Marco Conti
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Se la “febbre” dello spread non scenderà in maniera consistente nei prossimi giorni, l’allarme rosso è pronto a scattare. Ieri pomeriggio ne hanno parlato di nuovo a palazzo Chigi Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Un faccia a faccia nel quale i due hanno ripreso a ragionare su cosa fare della manovra e, soprattutto, su come arginare, o prevenire, i rischi di una possibile crisi del sistema bancario.

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IL SISTEMA
Di Maio, fortemente scosso per le contestazioni ricevute sulla Tap, si sarebbe mostrato con l’alleato più sensibile a valutare i rischi che corre il sistema bancario. Soprattutto per le ricadute che la crisi di alcuni istituti avrebbe sull’economia. Dal «nemmeno un euro alle banche», ieri il vicepremier M5S sarebbe passato a considerare l’esigenza di rafforzare il fondo salva banche puntando a dare certezze a risparmiatori e correntisti che in questi giorni, in alcuni istituti, stanno ritirando i propri depositi. Quando Salvini dice che «il governo tutelerà e aiuterà chiunque ne abbia bisogno, siano banche o imprese», ragiona sul sistema Paese composto da una serie di fattori che a Di Maio sembrano sfuggire nella loro complessità e interdipendenza. La stessa che il ministro dell’Economia francese Le Marie evidenzia quando ricorda i 280 miliardi di esposizione che hanno in Italia gli istituti di credito francesi.
In buona sostanza Salvini sarebbe pronto ad alzare il piede dall’acceleratore, ma attende che anche Di Maio si convinca dei grossi limiti che ha una strategia “donchisciottesca” che attacca ora la Commissione Ue, ora Mario Draghi e la Bce. Nel frattempo - e in attesa di una possibile trattativa con l’alleato sulle misure da sterilizzare - il leader leghista continua a tenere alta l’asticella reclamando lo “smontaggio” della Fornero.

Dopo il verdetto di venerdì di “Standard&Poor” - clemente nel rating ma devastante nel bocciare la manovra - si attendono per oggi segnali dai mercati. Nella spasmodica ricerca di messaggi rassicuranti da offrire a risparmiatori e investitori, non c’è però solo l’aumento della disponibilità del fondo “salva banche”, ma si è cominciato a ragionare se è opportuno seguire le indicazioni del ministro dell’Economia Giovanni Tria e far scendere di qualche decimale quel 2,4% che sta rappresentando il principale motivo che tiene in alto lo spread. Il pressing su Di Maio è fortissimo e, prima dell’incontro di ieri, sia Tria che Conte hanno provato a smuovere il vicepremier grillino che sa di rischiare molto in caso di dietrofont, ma di rischiare ancora di più se la situazione dovesse divenire ingestibile per l’attuale governo.
Forte dei consensi ottenuti sui temi della sicurezza e spuntato dall’alleato l’ennesimo via libera sul decreto-immigrati, Salvini si è sempre mostrato più duttile sulla manovra che dovrebbe arrivare in settimana in Parlamento ma priva sia del reddito di cittadinanza che della revisione delle legge Fornero. I due temi, come noto, viaggeranno in due distinti disegni di legge che attendono di essere modulati proprio in attesa di vedere se scenderà «la febbre», come si augura il viceministro Garavaglia.

IL SOCIALE
D’altra parte tutti i segnali mandati sinora dal governo sia sulla fedeltà all’euro che sulla volontà di modulare le riforme in base alla crescita, sono falliti e le scomposte dichiarazioni di Di Maio contro la Bce e Draghi non hanno aiutato. Ieri, nel tentativo di metterci una toppa, è intervenuto anche il sottosegretario grillino Stefano Buffagni che in un post ha rassicurato di voler «garantire la stabilità economica e sociale del nostro paese all’interno del quadro Ue».
Rassicurazioni ancor più nette potrebbe offrirle il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che lunedì della prossima settimana, dopo la missione in India, dovrebbe incontrare il presidente della Commissione Jean Claude Juncker. Conte, che ieri ha offerto il petto alle pesanti critiche sulla Tap di attivisti e parlamentari M5S, è pronto a fare altrettanto sulla manovra. L’incontro con Juncker sarà quindi decisivo per comprendere il destino della manovra e del 2,4% perchè avverrà dopo aver atteso per un’altra settimana la discesa dello spread e conosciuto i risultati che venerdì Bankitalia darà sulla solidità del sistema bancario. Solo allora Conte deciderà se e quali margini in più concedere a Bruxelles in cambio del via libera della Commissione alla manovra.

Ultimo aggiornamento: 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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