Stregati dalla Luna rossa: l'eclissi più lunga del secolo

Sabato 28 Luglio 2018 di Leonardo Colombati
Stregati dalla Luna rossa: l'eclissi più lunga del secolo
C’è qualcosa di più trito, in letteratura, della descrizione della Luna e della sua luce d’argento? Non è colpa dei poeti, però; è colpa di questo trascurabile corpo celeste, che è noioso in sé. Gli scrittori di genio, dovendo descriverla, hanno capito che il segreto è farlo indirettamente. Per mostrare il chiaro di luna che si posa sulle imposte socchiuse, Proust gettò fino ai piedi di un letto “la sua scala incantata”. Allo stesso modo, Cechov raccomandava a un allievo: “Darai l’impressione di una notte di luna se scriverai che sull’argine del mulino un coccio di bottiglia scintillava come una vivida stella e l’ombra di un cane o di un lupo rotolava a mo’ di palla”.

L’ATTESA
Ieri sera, come le succede di rado, le cose erano meno noiose del solito. La Terra, infatti, si è frapposta tra la Luna e il Sole, e per quasi due ore, lei – in ombra – è apparsa di un colore rosso scuro. E io ero ai piedi del Colosseo, pronto ad ammirare l’eclissi più lunga del secolo. Davanti a me qualche fanatico con il cavalletto sul montarozzo tra l’anfiteatro e l’arco di Costantino, un gruppo di turisti giapponesi, invece, è troppo stanco dalla giornata di sole e di rovine per riuscire a fotografare; tra i romani serpeggia una certa delusione: «M’aspettavo di più», «Ma non si vede!», «Ti credo: è un’eclisse»...Qualcun altro puntava il dito e diceva: «Eccola!». Sì, perché la Luna – si sa – è femmina.

<HS9>Nel II secolo avanti Cristo, ad Alessandria d’Egitto, il grammatico Agesianatte la descriveva come rifulgente di fuoco tutt’intorno; “ma in mezzo più blu dello smalto si mostra un occhio di donna e morbida fronte, e un viso ti appare dinanzi”. Selene, in greco, è un nome femminile, così come lo è il nostro luna – parola bellissima che abbiamo ereditato dai latini, così come i francesi, che dicono lune con un suono misterioso. Borges preferiva l’inglese moon, perché obbliga la voce alla lentezza che si addice alla Luna, che assomiglia alla Luna, perché è quasi rotonda, inizia quasi con la stessa lettera con cui termina; e cita l’eccezione tedesca: in Germania, infatti, la voce “luna” è maschile. Così Nietszche poté dire che Mond (la Luna) è un monaco che guarda con invidia la terra, o un gatto che va calpestando arazzi di stelle.

<HS9>Fa bene la Luna a guardarci con invidia. Anche ora che si tinge di un rosso sanguigno e tutti scattano fotografie, lei sa bene che quel colore è solo merito del modo in cui la luce solare viene rifratta quando attraversa l’atmosfera terrestre. Siccome le lunghezze d’onda più corte, quelle blu e violette, si diffondono più di quelle più lunghe (rosse e arancioni), le prime si sparpagliano in tutte le direzioni e tingono d’azzurro il cielo, mentre le seconde vengono riflesse dalla Terra alla superficie lunare, che appare quindi illuminata da una luce indiretta.

LA BELLEZZA
Frank Borman, il comandante dell’Apollo 8, sapeva bene che la Luna non può calpestare un bel niente, perché non sa fare niente… Si rese subito conto che lo spettacolo vero non era vedere la Luna, ma la nostra Terra spersa nello spazio come un relitto nell’universo. Quando l’avvistò, esclamò: «Oh mio Dio! Cos’è quell’immagine laggiù? È la Terra che sta sorgendo!».

Mentre da un telefono si spargono debolmente e prevedibilmente le note di Eclipse dei Pink Floyd (“All that you touch, / All that you see, / All that you taste, / All you feel…”) ripenso a quanto ho letto qualche settimana fa. Sapete qual è l’inquadratura più diffusa al mondo dall’invenzione del mezzo fotografico? La Gioconda? No. La copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band? Nemmeno. E neanche una delle tante lune rosse che abbiamo fotografato in occasioni come questa (dal 2010 ce ne sono state già diciannove di eclissi). No, l’immagine fotografica più riprodotta in assoluto è The Blue Marble, ovvero l’immagine della nostra Terra scattata da un astronauta dell’Apollo 17 nel 1972 da una distanza di cinquantamila chilometri. È quell’immagine in cui la Terra sembra una biglia di marmo, blu e rossiccia, solcata da bianche spirali di nuvole. Non c’è niente di più bello e di più emozionante e misterioso.

Eclipse sta finendo. La musica diventa il battito di un cuore. Una voce (quella dell’usciere degli studi di Abbey Road) dice: “In realtà non c’è alcun lato oscuro della Luna. Di fatto è tutta scura. L’unica cosa che la fa sembrare luminosa è il Sole”. Ieri sera abbiamo contribuito anche noi dalla Terra. È tutto buio, ormai; e Saffo può dire ancora una volta: “Tramontata è la luna, / tramontate le Pleiadi. / E’ a mezzo la notte; / trascorre il tempo; / io dormo sola”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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