L'intervista/Il ministro Lotti: «Calcio, diritti tv e investimenti: pronta la riforma»

L'intervista/Il ministro Lotti: «Calcio, diritti tv e investimenti: pronta la riforma»
di Massimo Caputi
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Domenica 22 Ottobre 2017, 00:12 - Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre, 08:25

Per la prima volta nella storia della Repubblica è stato inserito nella legge di Bilancio un “pacchetto” di misure dedicato esclusivamente allo sport. A volerlo è stato proprio il Ministro per lo Sport Luca Lotti. Tra i vari provvedimenti spicca la modifica della legge sui diritti tv.

Quale lo spirito che vi ha guidato?
«Gli obiettivi che mi sono prefissato erano: maggiore equilibrio delle risorse, più spettacolo in campo e più tifosi negli stadi. Dopo nove anni, alla luce degli ultimi campionati, qualcosa andava rivisto. La frattura tra le prime 7 e tutte le altre si è fatto sempre più evidente. Accogliendo le richieste delle società ci è parso giusto rivedere la seconda parte della legge che è quella che regola il metodo con il quale vengono distribuite le risorse».

Quali saranno i nuovi criteri?
«Per prima cosa abbiamo aumentato la fetta da dividere in parti uguali: dal 40% si passa al 50%. Poi si è puntato sulla meritocrazia. Da qui l’idea del 30% legato ai risultati sportivi, e nella legge abbiamo già previsto come avverrà la ripartizione.

Ci spieghi nel dettaglio com’è suddivisa questa percentuale legata ai meriti.
«Un 15%, sarà in base alla classifica e ai punti ottenuti nell’ultimo campionato».

Quella dei punti è un’assoluta novità.
«Sì, l’ho voluta fortemente perché, soprattutto nelle ultime giornate, vincere, anziché pareggiare, sarà uno stimolo per ogni club. Non solo la posizione in classifica, più punti avrai fatto e più guadagnerai nella ridistribuzione. 

Proseguiamo.
«Per dare un giusto riconoscimento agli investimenti di una società nel tempo un 10% verrà considerato sulla base dei risultati degli ultimi 5 anni. Poi un 5% sarà legato a risultati internazionali e nazionali a partire dalla stagione sportiva 1946/47».

Siamo all’ultimo 20%.
«Sarà determinato dal pubblico di riferimento di ciascuna squadra, ma tenendo principalmente conto del numero di spettatori paganti allo stadio degli ultimi tre campionati».

Un altro profondo cambiamento anche se gli stadi si stanno svuotando.
«Il mio obiettivo è proprio quello di riempirli. Inserendo un criterio di guadagno sulla presenza dei tifosi allo stadio, i club avranno tutto l’interesse ad abbassare i prezzi e migliorare il servizio».

Riformare il calcio si può?
«Ho aspettato un anno, ho ascoltato le società, fatto le mie valutazioni e portato le proposte nella finanziaria. Credo ci siano tre pilastri: infrastrutture, governance e legge Melandri. Per le prime abbiamo inserito una norma che aiuta le società, per il secondo punto è stato votato dai presidenti un nuovo statuto della Lega e per il terzo abbiamo cercato di dare più equilibrio e stimoli di crescita».

C’è d’augurarsi che la Lega esprima i suoi vertici entro la fine di novembre.
«Qualsiasi azienda che fattura un miliardo e duecento milioni di euro deve necessariamente vendere e comunicare il suo prodotto nel migliore dei modi. Scelgano loro come meglio credono un amministratore delegato qualificato e sono certo che la qualità e la produttività del nostro calcio crescerà. Gli strumenti ci sono tutti: ora o mai più».
Non solo calcio, parliamo degli altri provvedimenti.
«Il pacchetto prevede un investimento di 40 milioni di euro. Mi piace ricordare lo “sport bonus” e l’innalzamento della no tax area dei dilettanti. Per molti quell’attività è fonte unica e primaria di reddito e quindi l’abbiamo portata da 7,5 mila euro a 10 mila. C’è poi il fondo per tutelare la maternità delle atlete, un mondo che ha visto troppe volte nel passato le donne trovarsi davanti a un bivio».
C’è anche la norma del diritto allo sport per tutti.
«Tengo a precisare che questa norma non ha nessun collegamento con lo “Ius Soli”, ma è frutto di un esempio vissuto personalmente».
Ce lo racconti.
«Tre mesi fa ero a vedere una partita di ragazzini dove giocava il figlio di un mio amico. Uno di questi, figlio di extracomunitari, era in tribuna perché non tesserato. Si allenava durante la settimana con i compagni, ma la domenica non poteva giocare. Può andare a scuola, se malato può andare in ospedale a curarsi, si allena, ma giocare la domenica no. Assurdo».
Quindi ora?
«Abbiamo inserito un criterio per cui un ragazzo entro i 18 anni che abbia completato un anno di scuola in Italia potrà essere tesserato, anche non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno. Un Paese avanzato deve poter garantire il diritto al gioco e allo sport».
Ora ci sarà la discussione della legge di Bilancio e prossimamente la fine della legislatura: cosa si augura il Ministro Lotti?
«Di sicuro che la discussione parlamentare arricchisca di contenuti le proposte e che possano essere approvate. Poi che chiunque arrivi dopo di me non lasci la strada intrapresa e non abbandoni questo nuovo modo di pensare lo sport».
A cosa si riferisce?
«Nel vedere lo sport anche dal punto di vista della crescita economica, turistica e culturale del Paese. C’è bisogno d’investimenti, non solo per i grandi eventi. Mi piace sottolineare a tale proposito l’altra norma “sport e periferie” che da stanziamento annuale di 100 milioni diventa strutturale. Se abbiamo impianti scadenti e fatiscenti lo dobbiamo a venti anni di assoluta assenza di politiche a favore dello sport».
Per i risultati bisognerà aspettare.
«Importante è dare un nuovo impulso e avere una visione verso il futuro. Non si hanno risultati senza programmazione. Ci meravigliamo quando la nazionale di basket non si qualifica o quella del calcio stenta a qualificarsi perché pensiamo all’oggi e non capiamo che si parte sempre da lontano per costruire qualcosa d’importante e duraturo». 
Se lo aspettava così il lavoro e il ruolo di Ministro?
«Ciò che mi ha colpito è la voglia di questo mondo di essere rappresentato, raccontato e considerato. Ho raccolto lamentele e proposte di un settore forse fino ad ora troppo appoggiato al Coni rispetto a una politica che deve fare di più».
Com’è il rapporto con il Coni e Malagò?
«Mi trovo bene con lui. Abbiamo sintonia di obiettivi e messaggi. Il Coni sino a ora ha coperto un vuoto lasciato dalla politica. In questa legislatura non c’è tempo per rivedere meccanismi, rapporti ed equilibri, ma bisognerà farlo nella prossima. Cosi come rivedere la legge 91/81».
 

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