Keanu Reeves è John Wick: «Faccio il killer ma non sono cattivo»

Keanu Reeves è John Wick: «Faccio il killer ma non sono cattivo»
di Francesco Alò
3 Minuti di Lettura
Martedì 20 Gennaio 2015, 22:50 - Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 19:37

Keanu Reeves è tornato in azione. A cinquantanni appena compiuti, l'attore nato a Beirut da un geologo hawaiano e una showgirl inglese ha indossato spesso e volentieri i panni del salvatore dell’umanità.

Sia in chiave spirituale (Siddartha in Piccolo Buddha di Bertolucci) che action con ruoli adrenalinici in film di culto come Point Break, Speed e la trilogia fantascientifica Matrix. Nell’imminente John Wick (domani nei nostri cinema) diretto da Chad Stahelski e David Leitch, la star hollywoodiana più ascetica degli anni ’90 cambia registro.

Chi è John Wick?

«Un killer professionista estremamente bravo nel suo lavoro ritiratosi a vita privata dopo essersi follemente innamorato di una donna. Lui vuole dimenticare il suo passato ma purtroppo il suo passato tornerà a tormentarlo».

È la prima volta che interpreta un assassino?

«Sì. Sono stato un serial killer molto pericoloso in The Watcher ma questa è la prima volta che recito come killer a pagamento. Nonostante tutto... il mio John non è una cattiva persona. Anche se forse questo è il film in cui uccido più esseri umani di tutta la mia carriera».

I cattivi del film sono dei russi infiltratisi nelle maglie della società americana e di fatto ex datori di lavoro di John. Come mai i russi stanno tornando nel ruolo di malvagi nelle produzioni hollywoodiane anche dopo “The Equalizer” con Denzel Washington?

«Sapevamo che Denzel Washington aveva fatto un film dove uccideva tantissimi criminali russi perché The Equalizer è stato girato qualche mese prima del nostro film. Francamente non saprei perché c’è stato un ritorno dei russi come cattivi. È un ruolo che Hollywood ha destinato in passato anche ai mediorientali e agli orientali. Ma sembra che oggi ci sia un clima da Guerra Fredda con i nostri “nemici” degli anni ’80 di nuovo in sella. I nostri sono film di puro intrattenimento senza pretese geopolitiche. Non prendeteci sul serio».

Come è stato a cinquant’anni tornare a realizzare grandi sequenze d’azione dopo i mitici proiettili schivati in slow motion di “The Matrix”?

«Massacrante. Mi sono dovuto allenare per tre mesi ed è stato come fare il militare. Anche perché i registi Stahelski e Leitch mi hanno chiesto il massimo della verosimiglianza senza avvalersi troppo di effetti speciali o controfigure».

Il mondo in cui si muove John Wick ha anche un sapore fumettistico visto che ci mostrate un mondo di killer professionisti sotterraneo a tutta la società statunitense. Pensa che questa scelta sia legata al successo degli adattamenti hollywoodiani dai comics di Marvel e Dc?

«Penso di sì. Il nostro action movie è un soggetto originale non tratto né dalla letteratura né dal fumetto ma è vero che volevamo dare allo spettatore più adulto questo sapore da mondo underground di onore e codici nascosti che creasse un’atmosfera più surreale tanto da collocare il film in una dimensione più mitologica che realistica».

È un momento in cui piace l’eroe d'azione spesso interpretato da una star matura come Tom Cruise (52 anni), Liam Neeson (62) e Denzel Washington (60). È per questo che ha accettato il ruolo?

«In principio il personaggio doveva essere ancora più vecchio. Quando poi la produzione mi ha interpellato hanno abbassato leggermente l’età di John. Ho accettato perché mi sono appassionato a questo signore silenzioso ed educato che ha letteralmente sotterrato l’ascia di guerra. Mi piace John. Penso che sia una brava persona con un passato di violenze ed abusi. L’amore lo ha salvato. L’amore lo costringerà a tornare ad uccidere».

Domanda cruciale: tornerà ad indossare i panni di questo signorile ma letale giustiziere?

«Gli incassi del film suggerirebbero di sì visto che negli Stati Uniti non ci aspettavamo che il personaggio piacesse così tanto. Che cosa posso rispondere? Alla fine John sembra aver risolto tutti i suoi problemi... ma se mi dovessero presentare una buona sceneggiatura per una nuova avventura... perché no?».

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