I figli del Califfato, orfani per legge

Domenica 22 Aprile 2018 di Franca Giansoldati
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Potrebbero chiamarsi Hamza, Omar o Judi altrimenti anche Lili, Marc o Andrew, tanto non cambierebbe il senso della loro storia, visto che questi bambini non hanno un nome e per nessuna anagrafe al mondo esistono. 
Sono dei piccoli fantasmi impauriti, cresciuti senza tetto né legge, tra le macerie siriane, in mezzo a cumuli di cemento armato sbriciolato dai missili, trovando riparo dove hanno potuto fintanto che non sono stati abbandonati dalle giovanissime mamme violentate. Le cosiddette spose dei jihadisti. 

INTERROGATIVI
I più piccoli hanno tre-quattro anni, i più grandicelli sei o sette, ma persino sull’età si aprono interrogativi e dubbi di ogni sorta; l’anagrafica per ognuno resta un rebus, essendo collegata al prodotto bestiale e non voluto di sei anni di barbarie. 
Sono i figli del Califfo, la prole del peccato, anzi del diavolo, visto che il Daesh, sin dall’inizio, si è affacciato sulla scena internazionale come l’avvento del male, quello con la M maiuscola, il preludio dell’inferno. 

LA SOCIETÀ
Proprio per questo la società siriana vede questi piccoli come qualcosa da respingere istintivamente, perché non allineato con l’orizzonte coranico. Il numero dei piccoli, secondo i francescani della Custodia di Terra Santa presenti nella regione, è piuttosto alto, stimabile in diverse migliaia solo nella zona di Aleppo.
Il fenomeno non solo è più esteso del previsto ma pure coperto da un velo collettivo, una specie di tabù visto che i piccoli nati dalle schiave del sesso – le giovanissime yazide ma anche cristiane rapite, segregate e seviziate sistematicamente in questi anni dalle milizie islamiche – non possono essere iscritti all’anagrafe, di conseguenza non hanno diritti, non possono frequentare le scuole. Insomma, non esistono. 

PARLAMENTO
Nel Parlamento siriano in quest’ultimo periodo si è cominciato a parlare di modificare alcune leggi piuttosto vecchie, in modo da dare una cittadinanza a questi piccoli accomunati da una sorte terribile. 
Nel frattempo la Custodia, l’ong AtsProTerraSancta, il vicario apostolico monsignor Abou Kahzen e il Gran Muftì di Aleppo, Ahmad Badreddin Hassoun hanno unito le forze per dare una risposta in tempi brevi a questa emergenza.

Il sogno è offrire una realtà diversa, un progetto che prevede tre differenti istituti nei quali ospitare, istruire, curare le ferite invisibili, i traumi di 2.500 bambini. «Per le nostre forze si tratta di un progetto enorme ma cerchiamo di essere almeno una goccia in questo oceano di bisogni» dice padre Firas Lufti. 
I bisogni sono molteplici e le Piaghe molteplici, non ultime quelle nel cuore. Basta vedere i disegni che fanno questi bambini. «Disegnano soprattutto persone in orizzontale, morte, e poi bombe che cadono dal cielo. Un giorno a un bimbo di sei anni aiutato dalle nostre strutture ho chiesto cosa volesse fare da grande. La risposta che ha dato mi ha gelato. Voglio fare il bambino» racconta Andrea Avveduto, portavoce di AtsProTerraSancta. L’Unhcr calcola che un bambino su quattro in Siria soffra di disturbi mentali dovuti a traumi importanti. 

SFORTUNATI
Molti hanno assistito a decapitazioni. Quasi due milioni non vanno a scuola. I meno fortunati sono però i piccoli fantasmi, nati dalle violenze dei jihadisti. Non sono stati voluti dalle loro mamme. 
Rifiutati, allontanati. Non sempre le schiave del sesso hanno avuto il coraggio di tenere i bambini avuti dai miliziani, tante li hanno abbandonati, altre nel frattempo sono morte, altri bambini sono rimasti orfani sotto i bombardamenti perdendo ogni affetto. 
Il prodotto finale non cambia e il rischio per tutti è l’apolidia. L’Unhcr ha sempre esercitato forti pressioni perché venissero registrate le nascite ma in tempo di guerra tutto è sfilacciato e la legalità resta sospesa in un crinale illusorio. 

PAESI
In diversi Paesi come la Francia o la Germania, base di partenza di tanti foreing fighters è stato avviato un dibattito pubblico sul destino dei bambini nati da miliziani di nazionalità francese. 
Al momento sono stati rimpatriati e sistemati in famiglie adottive almeno una sessantina di bambini.  Ultimo aggiornamento: 23 Aprile, 16:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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