Il commissario per il debito, Silvia Scozzese: «Campidoglio, ignoto il 60% dei creditori»

Il commissario per il debito, Silvia Scozzese: «Campidoglio, ignoto il 60% dei creditori»
di Fabio Rossi
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Venerdì 31 Marzo 2017, 00:38

Silvia Scozzese, commissario straordinario per il debito storico (ante 2008) del Campidoglio, a che punto è il lavoro della gestione commissariale?
«Oggi ci troviamo con un debito finanziario ancora da pagare di circa 9 miliardi e con un debito commerciale, ossia nei confronti dei privati, di circa 3,1 miliardi. Nel residuo debito non finanziario sono ricompresi i debiti da contenzioso e quelli da espropri, che sono i due capitoli per i quali non ci sono ancora dati definitivi».

In che senso?
«Per il residuo debito non finanziario il lavoro è ancora in fieri, anche perché dagli atti a disposizione della gestione commissariale non risulta possibile individuare il 60 per cento dei creditori. Stiamo lavorando affinché il Comune di Roma fornisca gli elementi per completare questi dati, per poi poter pagare tutti i debiti pregressi».

Come è possibile che ancora non sappiate chi sono i vostri creditori?
«È il Comune di Roma che rappresenta a noi quali sono i debiti da pagare, quindi non c’è un rapporto diretto tra la gestione commissariale e i singoli creditori».

Quindi non si stanno facendo veri passi in avanti.
«Il problema dell’indeterminatezza della massa passiva è sempre stato presente, perché buona parte della quantificazione del debito deriva da stime. Sebbene il debito non finanziario sia passato da 6,8 a 3,1 miliardi, i creditori privati pagati sono solo il 4 per cento per cento del totale. Il mio impegno è quello di invertire la tendenza e accelerare le attività amministrative anche stimolando gli uffici di Roma Capitale, in modo di concludere al più presto la gestione straordinaria».

Ci sono possibili rischi all’orizzonte?
«Nel 2019 potrebbero concentrarsi scadenze soprattutto di natura finanziaria, che potrebbe creare delle esigenze particolari di liquidità, ma stiamo mettendo a punto strumenti adeguati per farvi fronte. In ogni caso dal punto di vista finanziario non ci sono rischi perché il valore attuale è positivo per più di 600 milioni».

Non ci sono pericoli per la tenuta dei conti del Campidoglio?
«Nessun rischio. Il Comune di Roma ha un bilancio separato da noi, che segue le normali regole delle entrate e delle spese correnti. Noi abbiamo un fondo riservato, che serve a pagare le obbligazioni anteriori al 2008».

Anche sui romani, visto che per il debito pregresso pagano l’addizionale comunale Irpef più alta d’Italia, al 9 per mille.
«Ai cittadini romani è stato chiesto il massimo che si poteva chiedere, ossia il 40 per cento del contributo annuo di 500 milioni che serve alla gestione commissariale per pagare i debito storici: si tratta di 200 milioni annui, di cui 180 derivano dall’addizionale comunale Irpef (il 4 per mille destinato alla gestione commissariale) e 20 milioni come addizionale sulle tasse aeroportuali, che non pagano soltanto i romani. Trecento milioni sono a carico dello Stato».

Ci potrebbe essere un’ulteriore stangata?
«Non dipende dalla gestione commissariale, che comunque ha già utilizzato tutto il suo spazio nel 2011».

Per quanto tempo bisognerà pagare ancora?
«L’ultimo pagamento previsto per i mutui in carico alla gestione commissariale è fissato formalmente per il 2048. Ma quando sarà esaurito il pagamento del debito commerciale la legge stabilisce che non ci sarà più bisogno del commissario. L’addizionale Irpef dipende dalla quantificazione del debito».

È possibile ridiscutere i vecchi mutui, per adeguarli agli attuali valori di mercato?
«L’83 per cento dei mutui accesi è a tasso fisso e sono stati accesi quando il costo del denaro era in media sul 5 per cento, ossia superiore al valore di mercato attuale. Per ridiscutere i mutui c’è bisogno dell’accordo con le banche. Noi lavoriamo per ottenere condizioni migliori, che non dipendono solo da noi ma sono frutto di un accordo».

Tra i debiti ci sono ancora i tanto discussi derivati?
«Nella massa passiva abbiamo ancora due derivati antecedenti al 2008. La valutazione di questi strumenti deriva dal mercato finanziario. Se li estinguessimo oggi entrambi dovremmo pagare 41 milioni, ma in futuro potrebbero costare più o meno a seconda dell’andamento del mercato».

Si aspettava un compito più semplice di quello che si è trovata di fronte?
«Sicuramente immaginavo di trovare un situazione che, dopo otto anni, volgesse verso una definizione. La sorpresa è stata quella di trovare ancora delle aree poco definite dal punto di vista amministrativo, che ci creano difficoltà per portare a termine il compito della gestione commissariale».

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