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Governo, aliquota “personalizzata”: la riforma mai nata di Tria

Giovanni Tria
di Luca Cifoni
4 Minuti di Lettura
Martedì 27 Agosto 2019, 00:00
Tre diversi progetti di riforma dell’Irpef nello stesso palazzo, a Via Venti Settembre. Sono stati tutti studiati e soppesati in questi mesi turbolenti, ma quello preferito da Giovanni Tria, che il ministro lascia in qualche modo a disposizione del governo che ci sarà, è il più recente, in corso di definizione in queste settimane. Il titolare del Tesoro lo ha definito qualche giorno fa «rivoluzionario», riferendosi anche al fatto che permetterebbe di superare la diatriba sul numero di aliquote (più o meno piatte) agevolando invece una concreta e distribuita riduzione del carico fiscale.

L’idea di fondo è tralasciare i tradizionali scaglioni e applicare alla maggior parte dei redditi una formula che determina l’imposta in modo progressivo e graduale, secondo un modello già adottato in Germania. Resterebbe l’aliquota massima al 43 per cento per i redditi più alti, mentre una più ampia “no tax area” andrebbe ad azzerare il prelievo per la fascia bassa dei contribuenti.
Si tratta di un progetto non ancora esecutivo ma già definito nelle sue grandi linee al quale viene associato un costo - in termini di minore gettito - oscillante tra i 7 e gli 11 miliardi.

DUPLICAZIONE
L’analisi del ministro e dei suoi collaboratori è andata avanti in sordina proprio mentre nel cielo della politica si addensavano le nubi che hanno poi portato alla crisi agostana. Intanto la Lega con il suo staff economico (di cui fanno parte anche Massimo Garavaglia e Massimo Bitonci, rispettivamente viceministro e sottosegretario allo stesso Mef) portava avanti la proposta di flat tax che in realtà prevederebbe l’imposta al 15 per cento per la fascia di reddito familiare tra i 15 e i 50 mila euro (o poco più). Un piano che avrebbe permesso di issare la bandiera fiscale del Carroccio, ma che oltre ai problemi di copertura finanziaria presentava una serie di complicazioni pratiche: essenzialmente duplicava il sistema tributario, perché quello ordinario è basato sul reddito individuale mentre il nuovo meccanismo dovrebbe essere applicato ai guadagni familiari.

Nei mesi scorsi al Mef è stato preso in considerazione anche uno schema a tre aliquote (al posto delle attuali cinque) che avrebbe potuto rappresentare nelle intenzioni una prima forma di semplificazione fiscale, con oneri possibilmente meno ingenti di quelli derivanti dalla proposta leghista. Nella versione caldeggiata dal Movimento Cinque Stelle (con il viceministro Laura Castelli), il progetto prevedeva un prelievo del 23 per cento fino a 28 mila (con una no tax area fissata a 10 mila) del 37 fino a 100 mila euro e del 42 al di sopra di questa soglia.

VALORI AGGIORNABILI
La proposta su cui si stava concentrando Tria supera in qualche modo tutta questa discussione, perché oltre all’allargamento dell’attuale no tax area (fissata per i lavoratori dipendenti a circa 8.150 euro) prevede di calcolare l’imposta, almeno fino ad un certo importo, con una formula che considera il reddito e alcuni valori fissi aggiornabili di anno in anno. Nel sistema tedesco ad esempio la formula determina un prelievo effettivo che passa in modo quasi continuo dal 14 al 42 per cento tra i 9 mila e i 55 mila euro circa di reddito; al di sopra vengono applicate aliquote del 42 e del 45 (quest’ultima oltre i 265 mila euro). Per l’Irpef l’idea a cui si stava lavorando includeva anche il mantenimento dell’aliquota del 43 per cento, che oggi parte dai 75 mila euro di reddito.

LE AGEVOLAZIONI
Va ricordato che - in via pratica - anche oggi l’imposta e quindi l’aliquota media effettiva variano gradualmente al crescere del reddito: ma questo risultato dipende oltre che dall’azione delle aliquote nominali da quella delle detrazioni per lavoro, che sono decrescenti. Così ad esempio la prima aliquota è fissata al 23 per cento ma i contribuenti con reddito fino a 26 mila pagano in realtà non più del 15 per cento. La riforma targata Tria avrebbe avuto l’effetto di evitare nella testa del contribuente il disallineamento tra la tassazione nominale percepita e quella concretamente applicata. Corollario di questa impostazione, va segnalato, è il progressivo superamento di una buona parte delle attuali deduzioni e detrazioni, nell’ambito di un sistema assai più semplice e diretto.
 
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