Giubileo: hotel religiosi vuoti. Imu, ancora evasione record

Giovedì 3 Dicembre 2015 di Claudio Marincola

Giubileo o non Giubileo, le tasse non si pagano anche se a chiederlo è il Papa. Così sembrerebbe a giudicare dal contenzioso per il mancato pagamento di Imu e Tasi. Una lite extraterritoriale tra i conventi-hotel - in prima linea in vista dell’arrivo dei pellegrini per l’Anno Santo - e il Comune di Roma. Prima dell’appello di Papa Francesco la somma evasa era lievitata intorno a 19 milioni di euro. Ora, dopo l’appello, è scesa di 150 mila euro. Meno del 1%. Un’elemosina, verrebbe da dire.

SENZA RAVVEDIMENTO La maggior parte delle strutture ricettive religiose ha scelto il braccio di ferro. «Un convento religioso è esentato dalle imposte, però se lavora come un albergo paghi le tasse, altrimenti l'impresa non è molto sana», fu l’esortazione di Francesco poco meno di due mesi fa. L’appello è caduto nel vuoto. Così che ora all’Agenzia delle entrate capitolina i conti non tornano. Qualcuno si è messo in regola o lo sta facendo dopo aver rateizzato i sospesi. Ad esempio i Frati Trappisti delle Tre Fontane. Lo hanno fatto al prezzo di grandi sacrifici, si sono reinvitati una attività, producono un’ottima birra artigianale.

A Roma le strutture ricettive censite dal Comune sono 297. Il 62% non è in regola con l’Imu, il 42% non ha pagato la Tasi, Si evade anche la tassa per i rifiuti. Il contenzioso nasce da una normativa fiscale oscura che nell’arco degli anni ha subito mutamenti. Dall’esenzione totale si è passati alla non imposizione nel caso in cui l’attività alberghiera o commerciale fosse accompagnata da un’attività religiosa. Intervenne l’Unione europea e il governo Monti fu costretto a ribadire che l’Ici-Imu andava pagata per gli edifici ecclesiastici dedicati ad attività commerciali.

A complicare la normativa fu una ulteriore modifica introdotta nel 2012. Esentò anche le strutture in cui si svolgono attività con “modalità non commerciali” se i servizi vengono offerti gratuitamente o a un prezzo non superiore alla metà di quello di mercato. Un vero rompicapo che ha generato una marea di ricorsi.

VISTA SUL CUPOLONE Le Figlie di San Giuseppe devono al fisco capitolino circa 576 mila euro. Le Domenicane del Santissimo sacramento 88 mila. Le Orsoline già da tre anni hanno iniziato a pagare. Insomma, ognuno è andato per conto suo. E in molti casi a complicare la vicenda ci si sono messi i soggetti terzi che gestiscono le camere per conto dei religiosi. Un bel pasticcio. Stiamo parlando di strutture che in alcun casi sono location da favola. Alberghi a 5 Stelle, a due passi dal Vaticano, ce ne sono persino in via Veneto. In questi giorni era previsto il pienone. Poi c’è stato il dietrofront.

«Una stanza per l’8 dicembre? Se vuole possiamo trovargliela anche con affaccio sui Musei Vaticani», ci sentiamo rispondere da un operatore della struttura San Giuseppe della Montagnola. Siamo in viale Vaticano. Il prezzo di una tripla è di 100 euro. La Porta Santa si apre una volta ogni 25 anni, eccezionalmente per il Giubileo straordinario della Misericordia si aprirà martedì prossimo. Era previsto un boom. Se non siamo al flop ci manca poco: dal tutto esaurito annunciato siamo passati alla disponibilità pressoché illimitata. Le prenotazioni dei pellegrini stavano arrivando da ogni angolo del globo. Poi c’è stata la strage di Parigi e tutto è cambiato.

I prezzi che stavano schizzando sempre più verso l’alto sono precipitati. «Sono i prezzi più bassi degli ultimi 40 giorni», è la scritta che occhieggia sull’home page di www.booking.com. È tutto un lampeggiare di segni meno. l’Hotel Residence Vatican Suites ha toccato quota meno 65%. Wifi, terrazza panoramica, 950 metri da San Pietro: il prezzo per una matrimoniale è di 157 euro per 3 notti. Il costo di un campeggio a Ginevra. Ieri c’erano ancora 3 doppie e una tripla disponibili.

SCONTI «Le nostre 21 stanze erano tutte prese poi sono iniziate ad arrivate le disdette - ammette sconsolata la suora italo-messicana che gestisce la Casa delle Figlie dell’Immacolata, in zona Aurelia - solo 4 famiglie non hanno cancellato la prenotazione». Avete alzato i prezzi? «Macché, casomai li abbiamo abbassati, una doppia l’altr’anno costava 65 euro più la tassa di soggiorno, ora ne chiediamo 60. Basterebbe che tornasse il turismo normale perché adesso se continua così non so come faremo ad andare avanti». Casa La Salle, altra struttura religiosa, ben collegata con la metro Cornelia, ancora ieri aveva 4 camere disponibili nonostante lo sconto del 41%. Ci vorrebbe una fede più forte della paura. O un miracolo last minute.

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 14:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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