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Generazione Candy Candy in Campidoglio e la sfida della normalità tra giunta e nido

Generazione Candy Candy in Campidoglio e la sfida della normalità tra giunta e nido
di Maria Latella
4 Minuti di Lettura
Martedì 21 Giugno 2016, 00:20
Arriva in Campidoglio la generazione Candy Candy, equivalente femminile di Jeeg Robot. La generazione delle trentenni cresciute - come i loro coetanei maschi - con i cartoni animati giapponesi. Candy Candy non sta per generazione ingenua. Tutt’altro. Le nate alla fine degli anni ‘70 sono un interessante mix di sicurezza introiettata grazie all’esempio materno (Chelsea Clinton per dire ha una madre come Hillary) e rapida presa d’atto del fatto che, nei rapporti sentimentali, tocca a loro, alle ragazze Candy Candy, rappresentare il lato forte della coppia, a fronte di partner tormentati o almeno dolcemente complicati come il marito (separato?) della neo sindaca di Roma, Andrea Severini. Per augurarle buon lavoro, Severini ha scritto un lungo post in stile Ligabue. «Non smetterò mai di ringraziarti» ma il senso era «L’amore conta», sottotitolo «Virginia sta casa aspetta ‘a te...».

PRIMA ASSOLUTA
A Roma, dunque, siamo in piena “prima assoluta”, e non solo perché Virginia Raggi è la prima donna sindaco della capitale d’Italia. È anche la prima cittadina di una grande città europea che arriva in Campidoglio a 37 anni, molti di meno della sua collega di Madrid, la settantenne Manuela Carmena, e meno anche della cinquantottenne Anne Hidalgo sindaca di Parigi. Ancora: Virginia Raggi ha una militanza politica cortissima, cinque anni appena, mentre Anne Hidalgo è stata a lungo vicesindaco di Parigi e l’ex magistrata Manuela Carmena ha una vita di impegno a sinistra.

Che cosa tutto ciò significherà concretamente, lo scopriremo solo vivendo tra sampietrini e San Pietro, tra autobus e asili. Però, ecco, non può non rilevarsi che, per la prima volta nella storia della capitale, ci sarà un sindaco che quando parla di vita quotidiana parla di sè e non per sentito dire, e quando parlerà di asili nido saprà davvero che cosa bisogna fare per riuscire a mandarci il pupo. 
In passato, per carità, abbiamo avuto sindaci in motorino, in bicicletta, sindaci che scalavano l’Everest, ma trattandosi in genere di uomini autoconsegnatisi in giovane età alla nobile causa della politica, ben poco tempo era rimasto loro per sperimentare la vera vita, e il resto.
 
CONSIGLI INSIDIOSI
All’avvocata Virginia Raggi toccano dunque in sorte un sacco di prime volte. Ed essendo, si diceva, una nata alla fine degli anni ‘70 a lei, come alle coetanee, si richiederà l’arte del tenere insieme tutto, la famiglia e la politica, i contrasti con le opposizioni e le aspettative degli elettori che l’hanno votata.
«Poraccia ‘sta Raggi, appena proverà a toglie le bancarelle je dovranno da’ la scorta» già la compiange un taxista. Si vedrà. Di solito le ragazze Candy Candy sanno che se hai voluto la bicicletta, devi possibilmente costruirti la pista ciclabile. Se ne sei capace. Ovviamente adesso dovrà guardarsi dai consigli. Da quelli superflui di chi è ancora convinto che se non parlano più di te non ti resta che parlare delle orecchie della Raggi, a quelli, più insidiosi, di chi cercherà di fare breccia nella cittadella 5 stelle con l’aria di rendersi utile.
Il lato divertente, se cosi si può dire, è che finalmente anche in Italia nessuno crederà più alla balla de “le donne non votano le altre donne”. Non solo le elettrici hanno votato la Raggi a Roma e l’Appendino a Torino, ma pure la Carfagna e la Gelmini di Forza Italia, la Borgonzoni della Lega.
La Valente, a Napoli, no, lei non l’hanno votata. Ma anche questo rientra nella normalizzazione. L’elettore, o l’elettrice, si è liberato delle ideologie. Figuriamoci se si rinchiude in una nuova gabbia, scegliendo il candidato in base al sesso. 
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