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Da Ferrovie a Saipem, stretti con Teheran diciassette accordi commerciali miliardari

Da Ferrovie a Saipem, stretti con Teheran diciassette accordi commerciali miliardari
di Carlotta Scozzari
3 Minuti di Lettura
Martedì 26 Gennaio 2016, 01:55

Obiettivo: 3 miliardi di euro. È l’ammontare di esportazioni verso l’Iran cui l’Italia punta di arrivare, nel giro di due anni, grazie all’eliminazione delle sanzioni statunitensi. 
Una cifra importante che spiega perché la questione economica rivesta un ruolo chiave nella visita a Roma del presidente iraniano Hassan Rohani. L’occasione ha permesso a molte aziende italiane di siglare nuovi accordi commerciali con il paese. Senza contare che questa mattina Rohani prenderà parte al forum economico alla presenza, tra gli altri, del numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi.
Licia Mattioli, presidente del comitato tecnico per l’internazionalizzazione e gli investitori esteri di Confindustria, spiega che per le imprese la principale novità «è che il nostro paese sarà nuovamente in grado di esportare verso l’Iran, come accadeva prima del 2006. Puntiamo a 3 miliardi di esportazioni in due anni, rispetto al miliardo circa di oggi e ai 2 miliardi prima dell’introduzione delle sanzioni». 
Come sottolinea Mattioli, tra i settori che più beneficeranno della ripresa degli scambi commerciali con Teheran c’è quello del petrolio e del gas (oil and gas), «perché, oltre alla tradizionale produzione di greggio, l’Iran necessita anche delle infrastrutture legate alla filiera, come tubi e valvole. Solo per l’oil and gas - aggiunge Mattioli - il paese prevede investimenti per 250 miliardi di dollari in un arco di sei anni».
 
SETTORE PETROLIFERO
Non a caso, Eni, il gruppo petrolifero italiano controllato dal Tesoro attraverso la Cassa depositi e prestiti, non soltanto vanta una presenza massiccia nel paese che dovrebbe avvantaggiarla ma lo scorso dicembre ha raggiunto un accordo sul rimborso di vecchi crediti commerciali da 800 milioni di dollari nei confronti del gruppo statale iraniano Nioc.
A muoversi è stata anche Saipem, società dei servizi petroliferi controllata da Eni, che ieri ha annunciato la firma di due intese con National gas company e Persian oil & gas company per circa 5 miliardi di dollari. 
Ma quello petrolifero non è l’unico settore che beneficerà dell’eliminazione delle sanzioni. «Un ruolo importante - nota Mattioli - lo avrà anche il comparto immobiliare, in particolare le infrastrutture legate alle case. Il paese, infatti, prevede di costruire da zero 4 milioni di nuove unità abitative, senza contare gli edifici gravemente danneggiati negli ultimi anni ora da ristrutturare. Non va dimenticato - aggiunge Mattioli - il settore automobilistico, perché l’Iran punta a raggiungere una produzione di 2 milioni di veicoli, processo che coinvolgerà anche le filiere». Anche le Ferrovie dello Stato, stando all’intesa firmata ieri tra il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, e il suo omologo iraniano, Abbas Akhoundi, saranno coinvolte nel rilancio economico del paese, in particolare nello sviluppo della rete ferroviaria dell’Iran. C’è poi Sace, la società della Cdp che si occupa di credito all’esportazione, che ieri in serata ha firmato un accordo che prevede il rimborso del debito da 564 milioni, entro ottobre, da parte della Banca centrale dell’Iran.
Oltre alle aziende statali, si sono mosse anche quelle private. Il gruppo dell’acciaio quotatato in Borsa Danieli ha annunciato accordi per circa 5,7 miliardi. Mentre Itinera, la società di costruzioni del gruppo Gavio, ha firmato intese per lo sviluppo di progetti infrastrutturali per 4 miliardi. La settimana scorsa, invece, il gruppo Pessina ha sottoscritto un’intesa per la costruzione e la gestione di cinque ospedali in Iran.
 

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