Federalismo iniquo, Roma ci rimette 330 milioni: da Giugliano ad Aprilia i comuni più colpiti

Federalismo iniquo, Roma ci rimette 330 milioni: da Giugliano ad Aprilia i comuni più colpiti
di Marco Esposito
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Lunedì 4 Novembre 2019, 00:49 - Ultimo aggiornamento: 13:58

ROMA Il comune più danneggiato d'Italia dalle distorsioni del federalismo? Giugliano, in provincia di Napoli. E il secondo posto? Afragola, poco lontano. Terza in questa classifica poco onorevole, Reggio Calabria. Tutti con un taglio indebito di risorse destinate ai servizi essenziali (quelli, in teoria, da garantire ovunque in Italia) di oltre 200 euro per abitante. Anche nel Lazio i conti non tornano: a Guidonia Montecelio mancano 182 euro pro-capite mentre ad Aprilia 173 euro e a Latina 150 euro tondi. Nella capitale il valore per residente è meno appariscente, 115 euro, ma la cifra totale non è di poco conto: 330 milioni che a Roma spetterebbero se il federalismo fosse attuato con equità e che invece nel 2019 spariscono.

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L'INDAGINE
A tanta conclusione è giunta la fondazione Openpolis, specializzata nell'uso trasparente dei dati pubblici. L'inchiesta fa fare un salto di qualità al dibattito sul federalismo e verrà presentata questa mattina alla Camera durante una conferenza stampa. Il conteggio di Openpolis (dal titolo «Il calcolo disuguale») consente di stimare la differenza tra il dire e il fare, cioè tra quanto dice la Costituzione e la legge attuativa del federalismo (firmata da Roberto Calderoli) e quanto è stato fatto in questi anni nella concreta attuazione delle norme, troppo spesso forzata per ridurre i fabbisogni e quindi i diritti nel Mezzogiorno in modo, si presume, da non doverli finanziare. Trovare i numeri di partenza non è facile, visto che nel 2015 il presidente della Bicamerale sul federalismo, Giancarlo Giorgetti, ne propose la non pubblicazione visto il loro grado di approssimazione. L'autore dell'indagine, Manuele Bonaccorsi, li ha cercati ma non è riuscito a rintracciarli. Non risultano agli atti, qualcuno non ricorda, altri affermano che non furono mai consegnati. E dunque sono stati ricostruiti da Openpolis con la collaborazione della redazione della trasmissione Report di Raitre.

LA GIUNGLA DEI SERVIZI
Il ragionamento di base parte dalla ricostruzione del corretto fabbisogno, comune per comune. Oggi il meccanismo utilizzato assegna un peso rilevante ai servizi storicamente offerti, cristallizzando in pratica il divario interno. Quindi se in Emilia Romagna i comuni pagano le vacanze estive agli studenti delle famiglie meno abbienti, quello diventa un diritto essenziale (da garantire con le tasse di tutti) in quel territorio mentre se in Calabria c'è a malapena la mensa scolastica ci si deve accontentare di quel che passa il convento. Una stortura che va avanti dal 2015 e che anzi è stata aggravata nel 2017 introducendo le variabili territoriali per i servizi sociali, come l'assistenza ai disabili e agli anziani non autosufficienti. Questo criterio però ha poco a che fare con quanto previsto in Costituzione e cioè con la garanzia di assicurare livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili in misura omogenea sul territorio nazionale.
Per superare la logica dei servizi storici, Openpolis ha accorpato i Comuni in quattro fasce in base alla popolazione. La media generale, infatti, non terrebbe conto della oggettiva differenza fra una città che offre servizi anche a persone che vivono nell'hinterland e centri minori. In tale schema Roma fa storia a sé e quindi conferma i suoi 949 euro pro-capite. Milano, Napoli e le altre sette città con almeno 250 mila residenti vengono accorpate e si vedono assegnare un «fabbisogno Lep» di 825 euro. L'utilizzo delle medie dovrebbe evidenziare, per definizione, guadagni per alcuni e perdite per altri. Invece l'insieme dei comuni riceve meno del dovuto e appena tre comuni (Como, Viareggio e Pisa) hanno un guadagno di almeno 10 euro. Come mai? Perché il federalismo comunale è, nel suo insieme, sottofinanziato.

A fronte di 33,2 miliardi di euro di fabbisogni riconosciuti - infatti - la capacità fiscale standard è di 25,5 miliardi. Ne mancano quindi quasi 8 all'appello. Tale buco è compensato solo per metà, considerando i trasferimenti statali a vario titolo, fra i quali il principale è compensazione per Imu e Tasi sulla prima casa. Ecco spiegato perché soffre anche Milano, alla quale mancano 100 milioni, per un totale di 73 euro a testa, da compensare con addizionali locali. Ma a Roma va peggio, con un saldo negativo di 330 milioni, (che andrebbero ad aggiungersi ai 2.726 milioni del fabbisogno stabilito dalla Ragioneria del Tesoro) vale a dire 115 euro pro-capite. E a Napoli si sale a 159 milioni, pari a 165 euro per residente. Un'altra conferma del fatto che le difficoltà generali del sistema state scaricate ancora una volta sugli enti locali.

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