Fecondazione, il piano: tariffe uguali per tutti nelle regioni italiane

Martedì 8 Ottobre 2019 di Emilio Pucci

M5S apre il fronte della procreazione medicalmente assistita, punta a modificare “chirurgicamente” la legge 40 del 2004 che «è purtroppo l’esito incongruente ed emblematico di una guerra ideologica». Una legge che «si è trasformata in un vero e proprio calvario per le coppie che devono affrontare il problema dell’infertilità». Perché «l’assistenza all’infertilità è un diritto. Bisogna fare in modo che le sentenze della Corte costituzionale a cui le coppie sono costrette a rivolgersi possano essere attuate». In un testo di legge depositato alla Camera e che porta la firma di oltre una trentina di deputati grillini si punta il dito contro quella che è diventata una vera e propria giungla. E dal momento che il tema infertilità riguarda il 15% delle coppie, è particolarmente sentito. «Bisogna – sottolinea la prima firmataria del ddl, la pentastellata Mammì – permettere alle coppie ad avere un accesso normato. Abbattendo le barriere tra fecondazione eterologa e omologa, garantendo un tariffario nazionale e quindi eliminando l’inaccettabile sproporzione nelle tariffe regionali per accedere alle diverse tecniche di procreazione medicalmente assistita che penalizzano ingiustamente molte coppie». L’articolo 1 del ddl, tra l’altro, garantisce «il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita anche alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili». Consentendo a tutti «la diagnosi genetica pre-impianto degli embrioni». E’ un lungo cahiers de doléances quello che tracciano i Cinque stelle. Si ricorda che la legge 40 del 2004 prevedeva «un divieto assoluto di ricorso alla donazione di gameti sia femminili sia maschili esterni alla coppia che accede alle tecniche di procreazione assistita» e che la Corte nel 2014 ha ritenuto tale divieto incostituzionale.

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IL REGISTRO NAZIONALE
Si rammenta che una legge del 2014 ha istituito il Registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive a scopi di Procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, «al fine di garantire la tracciabilità completa delle donazioni dal donatore al nato e viceversa» ma che «attualmente la disciplina del Registro è ancora in fase di definizione». Il problema principale è che spesso le coppie sono costrette a pagare cifre esorbitanti. Anche perché c’è una diversificazione delle tariffe tra le regioni e tra nord e sud. In Sicilia la fecondazione eterologa con seme da donatore con inseminazione intrauterina prevede una tariffa di 555 euro (in Lombardia variano da 1500 euro a 3000 euro), la fecondazione eterologa con seme da donatore in vitro 1.296 euro, mentre la fecondazione eterologa con ovociti da donatrice 1.481 euro (in Lombardia si parte da 3.500 euro). E così «si lucra sul problema dell’infertilità». Per questo motivo «la donazione di cellule riproduttive deve essere volontaria, anonima e gratuita e l’importazione e l’esportazione di gameti devono – si legge nel testo del ddl - essere consentite, rispettivamente, solo da e verso istituti di tessuti accreditati e operanti senza scopo di lucro».

IL BUSINESS
Bisogna quindi «interrompere quanto prima ogni forma di commercializzazione di gameti e lo sfruttamento economico dei donatori o delle donatrici». Tra l’altro – è la denuncia dei pentastellati – «il Fertility day ha finito solo per diffondere una visione offensiva e retrograda della donna e dei problemi correlati alla fertilità». L’obiettivo del ddl dunque è quello di intervenire sulle incongruenze della legge che «continuano a limitare l’uguaglianza dei cittadini nel ricevere un’appropriata prevenzione e cura delle cause di infertilità» e di garantire «la tutela della salute riproduttiva e anche il diritto di autodeterminarsi rispetto al desiderio di avere un figlio».

ASSENZE GIUSTIFICATE
Per l’anno 2020 viene autorizzata una spesa di 10.203.541 euro e si applica per le assenze dal lavoro la disciplina «relativa ai congedi, ai riposi e ai permessi nonché quella relativa ai figli naturali, adottivi e in affidamento prevista dal testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità». Lo Stato oltre a promuovere «la donazione di gameti anche attraverso campagne di sensibilizzazione e di informazione» si deve fare carico di un programma di prevenzione in materia di infertilità femminile e maschile con la realizzazione di uno screening «mediante l’effettuazione del tampone vaginale nelle donne e dello spermiogramma negli uomini» (spesa ad hoc di 10 milioni per il 2019, 20 per il 2020 e 21 milioni il 2021).

Ultimo aggiornamento: 13:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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