Europa alle urne: la Spagna vota due volte, ma non avrà un vincitore

Domenica 21 Aprile 2019 di Elena Marisol Brandolini
Il prossimo 26 maggio si celebrano le elezioni europee, ma in Spagna l’attenzione è tutta concentrata sulle politiche del 28 aprile, elezioni anticipate che Pedro Sánchez ha convocato lo scorso febbraio per il venir meno di quella maggioranza che l’aveva portato al governo nel giugno del 2018, al posto del popolare Mariano Rajoy. Si parla di elezioni europee come di quelle municipali e “autonomiche” (cioè per eleggere i presidenti delle regioni) che si terranno nello stesso giorno di maggio, per l’unica ragione che ha a che vedere con la distribuzione operata dai partiti dei propri gruppi dirigenti tra le diverse consultazioni elettorali. Perciò si sa, ad esempio, che Josep Borrell torna in Europa a guidare la lista socialista; che Carles Puigdemont si propone da Bruxelles come capolista di Junts per Catalunya; mentre Oriol Junqueras, in carcere e sotto processo, capitanerà la lista di Esquerra Republicana de Catalunya.

I TERMINI INVERTITI
La peculiarità della situazione politica spagnola dell’ultimo periodo ha infatti invertito i termini rispetto al passato: nel 2014, era stato il voto europeo a prefigurare la crisi del sistema politico spagnolo, con la fine del bipartitismo e l’entrata in scena di nuove formazioni politiche nel campo progressista e in quello conservatore. La sorpresa, in quell’occasione, fu Podemos, che si era costituito in partito appena tre mesi prima e riuscì ad entrare nel parlamento europeo con ben 5 deputati. Le elezioni municipali e autonomiche del maggio 2015, che avevano visto l’affermarsi di coalizioni territoriali attorno alla nuova sinistra erede degli Indignati e ancor più le elezioni politiche del dicembre di quello stesso anno, con l’entrata nel parlamento spagnolo di Podemos e Ciudadanos, confermarono il cambio che era intervenuto nel regime politico: la fine dell’alternanza al governo di popolari e socialisti attraverso la conquista della maggioranza assoluta e l’emergere di un sistema multipartitico che obbligava ad alleanze e coalizioni.

Questa volta accade il contrario: saranno le elezioni politiche, che precedono quelle europee, a ridisegnare i rapporti di forza tra i partiti, il voto europeo dovrà solo confermarne il risultato. Come sembra di potersi leggere nelle ultime proiezioni dell’eurocamera, che vede il Psoe in crescita con 18 scranni superare già il 29% dei voti, diventare il primo partito spagnolo nell’europarlamento e collocarsi tra le prime postazioni nel gruppo socialista europeo, anche per effetto della perdita di consenso dei partiti di riferimento in Germania e in Italia. Al secondo posto ci sarebbe il PP con 13 seggi, seguito da Unidos Podemos, Ciudadanos e Vox, la nuova estrema destra spagnola.
In Spagna, la contesa non è tra europeisti e sovranisti come in altri paesi.

Gli indipendentisti catalani, che rivendicano il diritto all’autodeterminazione, non hanno mai pensato a un loro Stato fuori dall’Unione Europea, anzi soffrono la disattenzione dell’Europa proprio perché se ne sentono parte. Podemos e le alleanze collegate, che muovono da istanze di “empowerment” popolare, partono dalla critica all’Europa delle banche e dell’austerity per sostenere un modello europeo che recuperi le radici democratiche e antifasciste. In Spagna, nelle prossime elezioni, lo scontro è quello più tradizionale tra destra e sinistra. L’emergere di una nuova, antica estrema destra con Vox radicalizza il dibattito politico, spostando su un terreno sempre più reazionario il Partido Popular e Ciudadanos. Perciò la campagna dei socialisti è improntata sul voto utile ad arrestarne l’avanzata e garantire diritti sociali e di cittadinanza. E ora che i sondaggi allontanano la conquista della maggioranza assoluta da parte dello schieramento conservatore, l’incognita riguarda le alleanze successive. Nel Psoe la tentazione di un patto con Ciudadanos prende forza, mentre Podemos si candida come socio di un governo a guida socialista.

IL PROCESSO
In una campagna elettorale resa più breve dalla Pasqua, l’elemento surreale è costituito dallo svolgersi del processo ai leader dell’indipendentismo catalano trasmesso in diretta dalla televisione, in cui l’accusa popolare è rappresentata da Vox e 6 dei 9 imputati per ribellione sono capolista dei rispettivi partiti nelle diverse competizioni elettorali. Perché la Catalogna, la soluzione democratica del conflitto o la sua repressione, rimane sempre al centro del futuro della Spagna.
 
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