Erasmus, un giovane su 3 trova lavoro dopo il ciclo di studio

Sabato 12 Ottobre 2019 di Lorena Loiacono
Erasmus, un giovane su 3 trova lavoro dopo il ciclo di studio

All’estero per studiare, ma anche per fare nuove esperienze, un tirocinio lavorativo e, perché no, per trovare una strada che diventi un vero e proprio lavoro. E’ tutto questo Erasmus+ Vet, Vocational Education and Training, vale a dire istruzione e formazione professionale: il progetto di mobilità transnazionale che in pochi anni ha portato a viaggiare decine di migliaia di persone. Giovani e meno giovani pronti a scommettere sul futuro. Si tratta infatti di studenti, ma anche neolaureati e docenti che, per arricchire la loro formazione, fanno i bagagli e partono alla volta di un Paese straniero. Quale?

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L’Italia, ad esempio, visto che è tra i Paesi che riceve più viaggi in entrata. Oltre a partecipare attivamente con i viaggi in uscita, ovviamente. L’Italia, infatti, è il quarto paese europeo più popolare tra le persone che aderiscono ad Erasmus+, dopo Regno Unito, Spagna e Germania. In prima linea, quindi, nella mobilità studentesca e non solo. La prossima settimana, da lunedì a venerdì 18, l’agenzia Erasmus+ Inapp, Istituto Nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, organizza una serie di eventi per raccontare dal vivo che cosa significa fare un’esperienza Erasmus+ grazie ai racconti di chi è partito ed ha trovato la sua strada.

FIUME DI ESPERIENZA
Un fiume di esperienze, in costante aumento. Basti pensare che dal 2014 ad oggi, cioè dall’inizio del Programma Erasmus+ Vet, sono stati 31.000 i partecipanti. Negli anni è cresciuta anche la richiesta di volare all’estero per lavorare, con programmi finanziati: in questi ultimi 5 anni, infatti, ben 25.000 giovani hanno scelto di svolgere tirocini presso aziende europee e circa 2.500 tra docenti, formatori e tutor sono stati coinvolti in progetti sull’apprendimento e sull’insegnamento all’estero.

Sono stati presentati 3.510 progetti: 2.211 per motivi di studio e apprendimento e 1.299 per il “partenariato strategico” a fini lavorativi. In entrambi i casi si tratta di esperienze che, una volta terminate, sembrano poter lasciare decisamente il segno: un partecipante su 3, infatti, ha la possibilità di restare a lavorare all’estero, anche alla fine dell’esperienza Erasmus+. Se un ragazzo su 3 resta a lavorare, significa che svolgere un tirocinio all’estero rappresenta concretamente una possibilità in termini di occupabilità, 7 ragazzi su 10 ritengono di aver avuto beneficio e il 98% consiglierebbe l’esperienza ad altri, 9 su 10 sono soddisfatti dell’esperienza e la quasi totalità riesce a portare a termine il tirocinio, oltre il 99%.

«L’obiettivo è fare sempre meglio – ha dichiarato Paola Nicastro, Direttore generale dell’Inapp - anche se l’Italia è già una dei paesi più virtuosi a livello europeo nell’utilizzo dei fondi. Insieme a Francia e Germania abbiamo speso infatti il 99,94% dei fondi che ci sono stati destinati nell’ambito Vet». La dotazione finanziaria destinata all’Italia, per il 2019, è stata di 54 milioni di euro, praticamente il 20% in più rispetto al 2018. I finanziamenti sono serviti a supportare 168 progetti: 128 per i trasferimenti per motivi di studio, 40 per lavoro e tirocini.

RAGAZZI CON DISABILITÀ
A caratterizzare il 2019 sono stati, non solo l’aumento dei fondi, ma anche la partecipazione estesa a una platea sempre più vasta: i partecipanti con disabilità sono aumentati rispetto al 2018 del 27,6% mentre le persone in condizioni svantaggiate e comunque con minori opportunità economico-sociali sono aumentate del 260% rispetto all’anno precedente. Un’ottimo incremento interessa anche le regioni del Sud Italia e delle Isole con il 53,8% in più di progetti rispetto al 2018. In termini numerici i progetti finanziati al Sud sono stati 46, in crescita ma comunque di numero inferiore rispetto ai 53 del Centro Italia e ai 69 del Nord, che resta in vetta con url maggior numero di progetti Erasmus+.

Ultimo aggiornamento: 10:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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