ROMA

Diabolik, il suo braccio destro può rivelare chi tese la trappola

Sabato 14 Dicembre 2019 di Giuseppe Scarpa
Fabrizio Piscitelli

Quando Diabolik è stato ucciso c’era anche Fabrizio Fabietti. Il 7 agosto il narcos, socio in affari del capo ultras della Lazio, era a bordo dell’auto posteggiata in via Lemonia dalle parti del civico 273, la strada che costeggia il Parco degli Acquedotti. Quando il killer travestito da runner si è avvicinato a Piscitelli, e gli ha piantato una pallottola nella nuca, Fabietti ha ingranato la prima e si è allontanato.

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Non si sa se abbia visto il volto dell’assassino del suo amico. Di certo lo sparo lo ha sentito e la deflagrazione della calibro 7,65 ha sortito un effetto in Fabietti. Più che intervenire avrebbe optato per la fuga. Un gesto istintivo davanti a un omicidio così feroce. D’altro canto anche il bodyguard di Diabolik, un cubano dalla stazza imponente di 100 chili, aveva adottato la stessa scelta. Gli inquirenti, oltre alle parole di un confidente, disporrebbero anche di un video in cui viene immortalata la macchina del narcotrafficante mentre si allontana. 
 

L’APPUNTAMENTO
Si completa, perciò, con un’altra importante pedina il puzzle che gli investigatori della squadra mobile stanno abilmente completando. Un dettaglio non da poco. Fabietti avrebbe quindi accompagnato Diabolik all’appuntamento con qualche personaggio della mala, tuttavia non sarebbe sceso dalla macchina. Con ogni probabilità era a conoscenza delle persone con cui Piscitelli si sarebbe dovuto vedere. 
 

 

Fabietti è comunque rimasto in ottimi rapporti con la famiglia dell’amico e socio. Dopo i fatti del 7 agosto è scomparso per quasi un mese, salvo poi riemergere in pubblico con la moglie Rita Corazza e le figlie di Diabolik durante l’ultimo derby del primo settembre. Tutto ciò potrebbe spiegare anche la reazione della Corazza quando, tre mesi fa, ha aggredito verbalmente la consorte di Alessandro Capriotti, ribattezzato Er Miliardero. Quest’ultimo sarebbe il narcotrafficante - secondo la famiglia dell’ultras della Lazio - che aveva un appuntamento con il leader degli Irriducibili al parco degli Acquedotti. Furibonda era stata la lite tra la vedova Piscitelli e la signora Capriotti: «Devi dire a tuo figlio che il padre è un assassino», aveva detto la Corazza al culmine della lite a Grottaferrata. 
Le due si erano incrociate per strada e solo l’intervento di un passante aveva evitato il peggio. Gli inquirenti da quel giorno hanno passato al setaccio i movimenti di Er Miliardero. Intanto, però, la donna ha incassato una denuncia dalla compagna del narcos, ed è indagata per minacce. Mentre lo stesso Capriotti, sentito a sommarie informazioni dalla Mobile, ha negato di aver avuto quel giorno un incontro con Piscitelli.

LO SPACCIO
Ad ogni modo, l’inchiesta coordinata dal pm Nadia Plastina sull’assassinio di Diabolik corre spedita, in attesa di altri importanti colpi di scena. A fine novembre lo stesso magistrato, in un’indagine portata avanti dalla guardia di finanza, ha scoperchiato una delle più grandi organizzazioni criminali di spaccio della Capitale. Cinquantuno le persone arrestate e non una che non si sia avvalsa del diritto di non rispondere durante l’interrogatorio. 

Al vertice della banda c’erano, guarda caso, proprio il duo Fabietti - Piscitelli. La coppia poteva contare sull’appoggio dell’hacker Alessandro Telich. Un genio dell’informatica che aveva installato sui cellulari del gruppo un’applicazione per comunicare. Un app che gestiva da remoto e in caso di arresto avrebbe cancellato tutte le conversazioni. Lo stesso servizio l’avrebbe garantito anche a Diabolik, dopo la sua morte avrebbe azzerato i suoi smartphone. La procura per decriptare i telefonini di Piscitelli si è affidata a degli specialisti tedeschi. Da due mesi i cellulari sono a Monaco. 
 

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