CRISI GOVERNO

Reddito di cittadinanza, cosa succederà? Alla Lega i fondi fanno gola, M5S avverte: «Non si toccano»

Sabato 10 Agosto 2019 di Francesco Pacifico
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ROMA Matteo Salvini, l’ha spiegato nel secondo vertice al Viminale, con le parti sociali martedì scorso: «Il reddito di cittadinanza ha contribuito a far aumentare la mancanza di manodopera qualificata». E ha ribadito le critiche nel discorso pronunciato 48 ore a fa a Sabaudia, quando ha annunciato urbi et orbi la sfiducia a Giuseppe Conte: «Non si possono garantire reddito di cittadinanza a tutti e salario minimo, prima bisogna dare lavoro, creare ricchezza, sennò cosa ridistribuisci?». Al Capitano il sussidio contro la povertà e la disoccupazione voluto dai Cinquestelle non è mai piaciuto davvero.

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E così è facile ipotizzare che - con il ritorno al voto e con un probabile nuovo governo a trazione sovranista - la misura venga cancellata. Lo conferma Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e probabile alleata della Lega: «Salvini - dice - si è reso conto che in Italia flat tax e reddito di cittadinanza non sono compatibili». Ma dal Carroccio sembrano più cauti. Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera, spiega: «Per ora è stato spesato per due anni e in ogni caso un aiuto alla povertà ci vuole. Vedremo». Nel programma elettorale per le politiche del 2018 via Bellerio ha inserito «un reddito di Inclusione» e la creazione di «un’ISR (indicatore situazione reddituale)» per definire «i trattamenti assistenziali, previdenziali ed indennitari» per i più bisognosi.

IL RILANCIO
Guardando ai bellicosi progetti di Salvini, Nunzia Catalfo, la pentastellata presidente della commissione Lavoro del Senato, dice che «è da irresponsabili mettere in discussione una misura che esiste in tutto il mondo». Dalla Camera il numero uno della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia, rincara la dose: «Nessuno potrà cancellare le 900mila domande accolte in questi mesi». Dopo gli 1,4 milioni di istanze presentate, Pasquale Tridico, presidente dell’Inps e padre del reddito, sta studiando di utilizzare i fondi non spesi per la misura (circa 3 miliardi di euro nel 2019 e forse 2 nel 2020) per estendere il sussidio ad altre 400mila famiglie. In verità al ministero del Lavoro, dove siede il capo grillino Luigi Di Maio, sono scettici su questo approccio e sembrano impegnati più in nuove semplificazioni per accedere al benefit. E a dirla tutta, sempre al dicastero di via Veneto, sembrano più preoccupati che la crisi possa congelare decreti attuativi importanti come quello che regola le attività di inclusione sociale in capo ai Comuni. Senza contare che soltanto da settembre i centri per l’impiego inizieranno a prendere in carico i disoccupati per i piani di outplacement.
Queste le tentazioni della Lega e questi i propositi dei Cinquestelle. Ma più in generale è lo stesso governo Conte che sembra credere meno nella misura rispetto al passato. Nel cosiddetto Decretone lo stanziamento per il reddito di cittadinanza per il 2019 è stato di 7,1 miliardi di euro e d 8 per il 2020. Ma nell’ultimo aggiornamento al Def il ministro dell’Economia, Giovanni Tria - come ricordava Borghi - ha messo l’accento sulla minore spesa per il provvedimento, di fatto usando i risparmi come garanzia per tenere il deficit/Pil entro il 2,04. Soldi che dal fronte della Lega qualcuno vorrebbe usare per congelare l’aumento dell’Iva o per realizzare il sogno di Salvini di abbassare di un altro anno l’età pensionistica: quel Quota 61 che però costa non meno di 11 miliardi di euro.

Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 12:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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