Concorsi statali, assunzioni mirate con nuove regole

Giovedì 4 Gennaio 2018 di Andrea Bassi
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Il 2018 non sarà soltanto l’anno dei rinnovi contrattuali e degli aumenti per i dipendenti pubblici. Sarà anche l’anno in cui le amministrazioni potranno riprendere ad assumere. E lo faranno con regole nuove, che saranno emanate nei prossimi giorni dal ministero della Funzione pubblica che sta finendo di limare le linee guida per i nuovi concorsi. Quest’anno, secondo le prime simulazioni, andranno in pensione circa 80 mila statali che potranno essere sostituiti secondo le regole del turn over. Regole che sono, tuttavia, state di molto ammorbidite per Comuni ed enti locali e che dal prossimo anno saranno del tutto superate. Sempre quest’anno, inoltre, partirà la stabilizzazione di circa 50 mila precari della pubblica amministrazione. Chi è entrato nei ranghi passando un concorso pubblico, sarà assunto automaticamente. Chi non ha sostenuto una selezione, dovrà invece partecipare ai bandi nei quali ci saranno però dei posti riservati ai precari. 

LE NOVITÀ
I concorsi, come detto, sono destinati a cambiare profondamente. Le prove saranno più mirate, più trasparenti, meno frammentarie e con uno sguardo internazionale. Che cosa significa praticamente? Una delle intenzioni delle nuove linee guida è provare a mettere un freno ai cosiddetti «mini-bandi», quei concorsi banditi per pochi posti da un’amministrazione e che poi, magari, vedono migliaia di partecipanti come è accaduto più volte di recente. L’idea, allora, è quella di provare ad organizzare delle selezioni “comuni” per tutte le amministrazioni che hanno necessità di assumere un determinato profilo professionale. È inutile e costoso, per esempio, che un Comune bandisca un concorso per tre addetti alle manutenzioni, quando magari anche altri Comuni hanno la stessa esigenza. Un concorso unico gestito centralmente sarebbe una soluzione più economica. Ma l’adesione a questa formula non potrà che essere volontaria per gli enti locali, mentre qualche forma di vincolo potrà essere messa in campo per le amministrazioni centrali. 

Tra le novità ci dovrebbe poi essere un sito unico che raccolga tutti i bandi di concorso delle pubbliche amministrazioni. Un progetto più volte citato dalla stessa ministra della Funzione pubblica Marianna Madia. I concorsi, poi, dovrebbero diventare più mirati. Effetto questo di un altro pezzo della riforma del pubblico impiego, ossia il passaggio dalle dotazioni organiche ai fabbisogni. Che significa? Oggi se in un’amministrazione va in pensione un centralinista, si libera nella pianta organica un posto in quella posizione che può essere ricoperto. Ma magari all’amministrazione un centralinista non serve più, ha bisogno, solo per fare un esempio, di un esperto di sistemi. La riforma del pubblico impiego introduce, dunque, il concetto di fabbisogno che supera quello delle piante organiche. Ogni pezzo dello Stato dovrà dire di quali professionalità necessità e quali invece sono di troppo, mappare cioè i suoi fabbisogni di personale. Solo a valle di questo processo si potrà procedere alle assunzioni che diventano, appunto, “mirate”. 

I TEST
La riforma, poi, mette l’accento sulla conoscenza dell’inglese e sulla valorizzazione dei titoli di studio come i dottorati di ricerca. La prima novità ha già fatto capolino in alcune selezioni, come quelle dell’Inps e della scuola, con la richiesta di una conoscenza certificata della lingua ad un livello almeno intermedio-superiore. Anche le prove cambieranno. Dovrebbero essere introdotti dei test preselettivi in cui dovrebbero comparire degli elementi attitudinali e di logica, come già avviene nelle selezioni europee. Così come invece del classico tema, potrebbe fare la comparsa una prova su un caso concreto. Le nuove linee guida per i concorsi dovrebbero arrivare, entro la fine di gennaio, in Conferenza unificata per poi avere il via libera definitivo. In tempo per la tornata in arrivo di concorsi della pubblica amministrazione. 
  Ultimo aggiornamento: 30 Marzo, 12:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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